lunedì 14 gennaio 2008

L'avvocato del diavolo


Chi si potrebbe prendere la briga di difendere Bruno Contrada? Premettendo che la difesa è un diritto costituzionale, è chiaro che difeso e avvocato di solito si assomigliano. Nelle scelte di vita intendo, nell'idea che hanno dello Stato, della Giustizia. Contrada ha scelto di tradire le istituzioni, di rivelare ai boss i blitz imminenti, di parteggiare per Cosa Nostra. L'avvocato Lipera quei boss li ha difesi praticamente tutti. Nato sotto la stella sbagliata. E' proprio Vipera che nel 1987, quando Sciascia (che poi chiederà scusa a Paolo Borsellino, dicendosi “mal consigliato”) attacca i “professionisti dell'antimafia”, corre a complimentarsi e a sottoscrivere quell'articolo. Lui preferisce sempre stare dall'altra parte. E' anche l'avvocato della famiglia Santapaola. Quella famiglia un po' mafiosa. Durante un processo, appena entra in aula, vede che in una delle celle c'è Nitto Santapaola (in quel momento non è il suo difeso). Gli occhi gli si illuminano. Sorvola il suo assistito del momento e senza nemmeno guardarlo e corre a stringere la mano al boss catanese. Forse pensava “complimenti padrino, lei fatto fuori Falcone e Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro e l'agente Domenico Russo, e pure quell'infame di Pippo Fava, merita una stretta di mano”. E' chiaro che un traditore dello Stato, un assassino morale come Contrada e un difensore di assassini, non potevano che sposare la stessa causa. Fu amore a prima vista. Ma ho volutamente tralasciato un particolare importante. Il più importante. Perchè se Vipera si vanta di aver fatto assolvere o scarcerare degli assassini, non racconta mai in giro della più grande bravata che ha combinato nella sua brillante vita da difensore dei criminali. Vi ricordate il partito Sicilia Libera? Tra settembre e ottobre del 1993, quando la prima repubblica andava a rotoli, Cosa Nostra cercava e doveva trovare nuovi referenti politici. Ma perchè delegare? Cosa Nostra poteva scendere in politica in prima persona. Magari non chiamandosi proprio Cosa Nostra ma... Sicilia Libera. Per questo Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina, fonda il partito, che doveva essere separatista e legato a doppio filo con massoneria e servizi segreti deviati. Certo non poteva essere lui il fondatore. Il troppo storpia. Indovinate a chi lascia l'incarico? A Vipera, di cui evidentemente si fidava. Il partito viene presto sciolto, e si trasforma in un club di: A) Forza Italia B) Partito dei pensionati C) Partito No Euro. A, risposta giusta. Da caniscolti.it:

Verso la fine del ’93 – racconta Cannella (vicino a Bagarella) – Filippo Giroviano mi disse testualmente: “ Ti sei messo in politica, ma perché non lasci stare, visto che c’è chi si cura i politici? Ci sono io che ho rapporti ad alti livelli e ben presto verranno risolti i problemi che ci danno i pentiti”. Cannella, imprenditore e provetto uomo della politica, si dava comunque parecchio da fare. Ed il suo cellulare era rovente. Così. Più di ogni confessione, i tabulati delle sue telefonate hanno rilevato la rete di contatti che si dipanava dalle ceneri di “ Sicilia Libera” verso la macchina elettorale di Forza Italia. A districarli è stato il consulente informatico della Procura di Palermo, Gioacchino Genchi, su incarico dei PM Domenico Gozzo e Antonio Ingoia, che sostengono l’accusa nei confronti di Marcello Dell’Utri. Uno degli interlocutori di Cannella è il principe Domenico Napoleone Orsini. Il 4 febbraio ’94. alle 15,55, il nobile chiama l’imprenditore al cellulare, probabilmente non lo trova; la telefonata dura solo 8 secondi. Alle 16,14, Orsini richiama Cannella, ma questa volta alla sede palermitana dI “ Sicilia Libera”, in via Niccolò Gallo 14; la conversazione dura 372 secondi. Alle 18,43, Orsini chiama l’abitazione di Silvio Berlusconi, ad Arcore, il cui numero è stato trovato in tre agende di Orsini e in una agenda di Dell’Utri, con l’annotazione” Berlusconi Silvio-Arcore”. Quindi alle 18,44. il principe chiama Dell’Utri allo 02/21023159. Nei giorni successivi, seguono altri contatti con Tullio Cannella, Stefano Tempesta, Marcello Dell’Utri, Vittorio Sgarbi e Cesare Previti. Le successione cronologica delle chiamate, gli spostamenti di Orsini fra il Lazio. La Sicilia, la Calabria e la Lombardia rappresentano per i magistrati di Palermo la prova che esisteva pieno accordo tra i protagonisti di “Sicilia Libera”, il movimento di Bagarella, e la nascente Forza Italia.


Dimmi chi assisti e ti dirò chi sei.

5 commenti:

Lionello ha detto...

Sarebbe utile inviare copia di quanto hai scritto alla trasmissione Confronti su rai2 che ospita troppo spesso Sgarbi condotta dall'ex direttore de:"La padania". Lo farei io, ma ci vorrebbe il tuo consenso. Ciao, forza Benny

Domenico Zurlo ha detto...

Berlusconi va in giro per l'Italia a difendere Vittorio Mangano (mafioso pluricondannato) e attaccare i giudici di Palermo che hanno condannato Dell'Utri, e il suo pubblico cosa fa? Gli dedica una standing ovation.
Anche se si raccontasse in tv e su tutti i media la storia di Forza Italia e dei suoi rapporti con la mafia dalla nascita fino ad oggi (raccontati su svariati libri di svariati autori), probabilmente agli occhi degli italiani non cambierebbe nulla.
Dove andremo a finire?

Benny Calasanzio ha detto...

I giudici Vittorio Alcamo, Lorenzo Chiaramente e Salvatore Fausto Flaccovio, mercoledì prossimo, si riuniranno in camera di consiglio, nell’aula bunker di Pagliarelli. La sentenza è prevista dopo un paio di giorni, tra giovedì 17 e venerdì 18 gennaio.

amazzone ha detto...

ciao Benny,ammiro il tuo coraggio verace è così che dovremmo essere tutti,anch io come Domenico penso che dovresti farti invitare in tv,ma nazionale ,magari ad Annozero,ma chissà se la gente è così intelligente da capire o così opportunista da non capire,spero di essermi spiegata,spero anche che i nostri paesani prendano coscienza della nostra raltà politica ed abbiano anche loro il coraggio di dare pulita a questo sistema sporco.

Anonimo ha detto...

benny complimenti per il tuo blog.
Ma quando arriva la sentenza cuffaro?


Fabio da Napoli