venerdì 30 novembre 2007

Lettera da Sonia Alfano


Tempo fa avevano sollevato polemiche le immagini trasmesse da Anno Zero, in cui Cuffaro veniva accolto con baci e abbracci dai familiari di vittime di mafia riuniti in un sit-in di protesta. Tra queste persone c'era anche Sonia Alfano, che per via di quelle immagini è stata attaccata da più parti. La mia opinione era ed è che di certo Sonia con quel gesto non voleva onorare il presidente della regione, ma è caduta in una disattenzione e, perchè no?, in un tranello delle telecamere. Ma, come le ho chiesto, oggi è lei a rispondere in prima persona.
"Ho deciso di scrivere ciò che in questi giorni sento, perché aldilà dei commenti e delle richieste di chiarimenti, ieri pomeriggio ho ricevuto una telefonata da Salvatore Borsellino, nella quale mi chiedeva di essere tranquilla. Per l’affetto che mi lega a lui, gli ho esternato il mio stato d’animo e anche la mia intenzione di lasciare tutto in considerazione anche di quanto sta accadendo in questi giorni. Sento più che mai la stanchezza e forse l’incapacità nel continuare a portare avanti battaglie quasi totalmente solitarie. Ma dall’altro filo del telefono non c’era più solo Salvatore, che peraltro in diverse occasioni mi ha speso ribadito “sei forte, e noi abbiamo bisogno di gente come te”; per la prima volta da quando è morto mio padre non era solo mia madre o un’altra persona a me particolarmente cara, a darmi forza in quei momenti umanamente possibili. Salvatore mi ha risposto che non solo mi vuole bene ma che soprattutto non devo neanche pensare di abbandonare tutto perché lo devo fare per mio padre e per suo fratello. Questa frase mi ha fatto venire le lacrime, il che non è difficile, ma mi ha fatto sentire ancora più indegna e non all’altezza di simili situazioni.
Da giorni vivo con una strana ma triste sensazione. Ne ho sentito parlare spesso e anche io ne ho a lungo disquisito; già un’altra volta l’avevo provata questa sensazione, ma poi l’affetto e il sostegno di tante persone mi hanno fatto superare quel momento. Oggi è diverso, gli attacchi di cui sono destinataria in queste ore, non arrivano dalla mafia, ma arrivano soprattutto da quelle persone che nel tempo hanno consolidato la loro immagine cavalcando la tigre dell’antimafia o materia simile. Però o hanno abbandonato i “territori di guerra” per esercitare e sentenziare altrove il che mi sembra assurdo, come dire combatto la mafia ma lo faccio dalla Svezia; oppure in maniera subdola instillano il dubbio e alimentano perplessità e polemiche circa le mie intenzioni. Non voglio giustificare assolutamente nulla perché è tutto molto chiaro. Da quasi 10 anni cerco di portare avanti battaglie solitarie non più solo riguardanti l’omicidio di mio padre, ma contro quei poteri forti di cui tutti sanno ma oggi pochi parlano; ho personalmente denunciato alle autorità competenti connivenze tra istituzioni, mafia e massoneria deviata. In questi anni mi sono sempre esposta da sola considerando doveroso farlo e non perché conveniente come talvolta mi è parso di sentire. Non ho mai risparmiato attacchi pubblici a rappresentanti delle istituzioni come Mastella, Amato, Berlusconi Nania e altri simili, ma soprattutto non ho mai lesinato contestazioni a Cuffaro e non l’ho fatto nell’ambito di una discussione tra pochi intimi, ma l’ho sempre fatto pubblicamente come la sera del 24 giugno 2001, giorno in cui si tenevano le elezioni per il presidente della regione siciliana e che vedevano contrapposti proprio Cuffaro e Leoluca Orlando. Ricordo che subito dopo i primi exit pool nella segreteria di Cuffaro brindavano per la “prevedibile” vittoria, nella nostra segreteria , quella di Orlando, i musi lunghi e le lacrime rappresentavano i nostri stati d’animo. Eppure non mi intimorì e accettai di confrontarmi con Cuffaro, al posto di Orlando, in diretta per il TG3. Anche successivamente, circa 3 anni fa lo attaccai dalle colonne di un quotidiano e lo accusai di aver adoperato leggi ad personam per risolvere alcune situazioni. Ho financo partecipato alla stesura del libro “leggi ad personam” in cui attaccavo proprio l’operato di Cuffaro. Alle ultime elezioni per la Presidenza della Regione mi sono nuovamente schierata pubblicamente contro Cuffaro e cioè dalla parte di Rita Borsellino. Eppure sembra che tutto ciò non sia mai avvenuto. Ricordo anche, per chi non lo sapesse, che la stragrande maggioranza dei familiari delle vittime della mafia che stanno protestando presso la Prefettura di Palermo, sono dipendenti della Regione Siciliana, e come me talvolta sono alle dirette dipendenze del Presidente, cioè Cuffaro. Lo stesso Cuffaro da ormai più di sei anni è il Presidente della Regione Siciliana e come tale si è presentato a noi, come massima istituzione in Sicilia. Nelle stesse vesti nello scorso mese di giugno ha ricevuto anche il Capo dello Stato G. Napolitano, riceve ed è ricevuto da tutti i prefetti e questori dell’isola e se la memoria non mi inganna Cuffaro è stato anche ricevuto dal Santo Padre. Ho quasi la certezza che ci sia un tentativo da parte di "qualcuno" di oscurare delle persone che non hanno di certo doppie personalità e inciuci sottobanco. Tanto sentivo di dover rappresentare e spero di non aver deluso chi crede o ha creduto in me"

Sonia Alfano

giovedì 29 novembre 2007

Parole d'amore per Totò

T-shirt della legalità di Mauro

Ieri l'altro è arrivata, puntuale, la requisitoria del pm Michele Prestipino sugli imputati del processo alle talpe in procura, nel quale, tra gli indagati, c'è anche Totò Cuffaro. Il pm ha illustrato i profili di reato per cui è imputato Don Totò. ''La fonte di Cuffaro è il maresciallo Borzacchelli - ha detto De Lucia in aula - il rapporto tra i due risale nel tempo. Da tutto il processo emerge che tra Borzacchelli e Cuffaro, vi è un collegamento sistematico e costante. L'elezione di Borzacchelli (sotto processo per concussione) alle regionali del 2001 era per Cuffaro essenziale'', ricordando anche le dichiarazioni del pentito Francesco Campanella per il quale ''Borzacchelli proteggeva Cuffaro dalle indagini''. ''L'attività di Cuffaro è stata diretta specificamente all'agevolazione dell'associazione mafiosa'', ha continuato De Lucia illustrando i profili giuridici dei reati di concorso in associazione mafiosa e di favoreggiamento aggravato dall'articolo 7, che configura l'aver agito nell'interesse di Cosa nostra. ''Nel caso di questo processo - ha detto il pm - è fuori discussione che attraverso le condotte di Cuffaro sia stato conseguito il risultato dell'agevolazione dell'organizzazione mafiosa. Per questo motivo riteniamo provata la condotta di favoreggiamento e l'aggravante dell'articolo 7 contestato per la vicenda Guttadauro (boss di Brancaccio) e per questi reati chiederemo che venga sanzionata la responsabilità penale dell'imputato''. De Lucia ha sottolineato che Cuffaro, ponendo in essere le condotte contestate, ''ha avuto il fine di salvaguardare l'associazione mafiosa o almeno la sua propagine di Brancaccio dalle indagini''.

Il Pubblico ministero ha anche aggiunto che: ''L'ostilità di Cuffaro alla mafia è stata solo di facciata. A questo sono servite le sue grida sulla "mafia che fa schifo" e i protocolli sulla legalità con le forze dell'ordine che ci ha rappresentato. Vi sono numerosi indici del grado di consapevolezza che nel tempo Cuffaro ha avuto delle dinamiche dell'organizzazione mafiosa e delle conseguenze che le sue informazioni pervenute a Guttadauro avrebbero provocato''.
P.S. Entro Natale, se il giudice rigetterà l'istanza per lo spostamento del processo presentata dai legali di Don Totò, arriverà la sentenza di primo grado. Cuffaro, se verrà condannato, ha già annunciato dimissioni.

mercoledì 28 novembre 2007

Resoconto su Telenordest


Bella trasmissione. In attesa del video che pubblicherò sul blog, vi racconto un pò com'è andato ieri il programma di Rosanna Sapori. Il titolo della puntata era "E adesso ammazzateci tutti", celebre slogan coniato dai ragazzi calabresi. Ospiti erano Valentina, 22 anni, per i Giovani Comunisti, Roberto Gallina, trent'enne avvocato di Forza Italia, e io in rappresentanza di Benny Calasanzio. Grande assente l'esponente dell'Udc. Assente ingiustificato. Fino ad un'ora prima aveva rassicurato la conduttrice sulla sua presenza. Poi non è arrivato, e subito si è pensato ad un veto dall’alto. In diretta ho suggerito che magari era stato arrestato. Non era una battuta, non capisco perché hanno riso. Solito umorismo nero. La trasmissione è bella, frizzante, dinamica. Mi piace parlare con gente che la pensa diversamente da me su mille temi, ma che sulla legalità, sulla onestà è sulla mia stessa lunghezza d'onda. Vorrei farlo in Sicilia, ma rischierei di parlare con un colluso. Ho chiesto a Roberto come facesse a stare seduto accanto ad un collaboratore della mafia come Dell'Utri, gli ho detto che sinceramente io non riuscirei. Lui altrettanto sinceramente mi ha detto che è il primo a sperare in un ricambio generazionale, in un futuro senza gente con problemi giudiziari. Gli ho ricordato però come sia nata Forza Italia e perché e grazie a quali appoggi. Devo dire la verità, non era il solito stereotipo di forzista sfuggente e ipocrita. Poi c'era Valentina che giustamente sosteneva di far parte di un partito tra le cui file non ci sono nè indagati nè condannati, Pdci. Sono arrivate tante telefonate, sms, alcuni erano delle autentiche vaccate, altri offrivano spunti di riflessione. Ha chiamato in diretta anche mio zio Pasquale. Poi abbiamo parlato della situazione siciliana, dell'Udc che sfoggia all'Ars condanne e indagini per metà dei suoi componenti e Forza Italia che fa eleggere presidente dell'Ars uno secondo cui Borsellino e Falcone ricordano la mafia. Non bisogna linciarlo, è solo un ex cocainomane dichiarato: Micchichè. Una donna ha chiamato dicendo che dopo il movimento successivo alle stragi del 92 tutto è sparito. Le ho ricordato che c’è gente ancora più incazzata del 92, che c’è Salvatore Borsellino che ha l'animo e la forza di un adolescente, Sonia Alfano e tanta altra gente che rischia e ci mette la faccia tutti i giorni. Ho preteso che la smettessimo di filosofeggiare sulla mafia e cominciassimo a fare nome e cognomi e a cacciare tutti i collusi, da oggi stesso. La giornalista ha mandato in onda alcuni video, tra cui quello di Totò Cuffaro mentre attacca Falcone, il famoso “se siete servi di qualcuno” e l’ultima intervista di Pippo Fava, del 1983. Verso la fine della puntata ho presentato l’iniziativa “T-shirt per la legalità” e ne ho regalato una a Rosanna Sapori. Poi… poi non ricordo altro, affidiamoci al video!

lunedì 26 novembre 2007

Proviamo in tv


Domani dalle 21 sarò in diretta su Telenordest, canale visibile in Trentino, Friuli e Veneto. Il programma si chiama "Pronto chi parla?", ed è condotto da Rosanna Sapori, la giornalista cacciata da Radio Padania perchè parlava male di Berlusconi e indagava sul fallimento della banca della Lega. La puntata sarà incentrata sulla pulizia all'interno dei partiti, pulizia che chiaramente non c'è. Porterò le mie ricerche sui diversamente onesti del parlamento siciliano, e discuterò di questo con alcuni giovani di Forza Italia e dell'Udc. In buona compagnia insomma. Sarà anche l'occasione per promuovere le nostre "T-shirt della Legalità". Credo ne farò una apposta, tipo "La mia Sicilia non è come quella di Cuffaro" o giù di lì. Sono curioso di sapere come la pensano questi giovani politici del nord sulla situazione dei loro partiti in Sicilia. Potete intervenire in trasmissione tramite telefonate ed sms. Se avete curiosità o domande da porre, scrivetemi e farò da portavoce.

domenica 25 novembre 2007

Mafia in Emilia, parte seconda


Caro Benny,

ho letto con grande interesse l'articolo che ti ha fatto pervenire Mauro, ex imprenditore romagnolo. La Mafia in Emilia Romagna esiste eccome. L'articolo porta giustamente alla ribalta un problema che da sempre qui a Bologna abbiamo cercato di segnalare anche grazie allo stupendo lavoro del comitato Ritaexpress bolognese e con il professore Enzo Ciconte. L'anno scorso ho iniziato una piccola "inchiesta" per scoprire come la mafia sia arrivata qui al Nord, come, perchè e quanto sia presente. Il risultato è straordinaro. La situazione che tutti i settentrionali immaginano di un Nord completamente immune al fenomeno mafioso è assolutamente fittizia. La realtà è ben altra. La mafia è estremamente attiva in questi territori, territori nei quali circolano flussi enormi di denaro, possibilità di investimento, di "pulitura", di coperture, di mimetizzazione dei movimenti sporchi. D'altronde qui, come dappertutto "pecunia non olet", il denaro non ha odore. E' proprio per questo che il Nord oggi rappresenta per la Mafia esattamente quello che il miele è per le vespe. Mi fa enorme piacere inviarti le tre parti dell''inchiestà LE VESPE E IL MIELE, sperando riesca a stimolare il tuo interesse. E' da questo piccolo lavoro che sto iniziando a raccogliere tanto altro materiale attuale per disegnare le relazioni di oggi della mafia con le regioni del nord. La logica fondamentale è una sola: diffondere l'idea, la consapevolezza che quella della mafia sia una questione VERAMENTE NAZIONALE, ma non in modo puramente demagogico, o perchè il Sud abbia bisogno della mielosa solidarietà del Nord, ma perchè effettivamente è nel settentrione che mafia fa i suoi soldi, i suoi affari, con una presenza profonda ed invisibile. E la gente non lo sa.

A presto,
Diego Gandolfo

Per scaricare l'inchiesta cliccare qui.

sabato 24 novembre 2007

E Mastella tutela i processi degli imputati per mafia e non la memoria delle vittime


Una volta Cuffaro era riuscito a far saltare una fiction su Falcone perchè si era in campagna elettorale per le regionali del 2006 e siccome nel film appariva Paolo Borsellino, che purtroppo era un giudice che lottava contro la mafia, questo avrebbe potuto avvantaggiare Rita Borsellino, la candidata avversaria, colpevole di essere sorella di una vittima della mafia. Forse sarebbe stata par condicio fare un film sulla vita del mafioso Campanella dove appariva anche Cuffaro come suo testimone di nozze, o uno sul mafioso Aiello, dove apparivano l'imprenditore e il presidente della regione appartati in un negozio a parlare di indagini e tariffari regionali, o uno sul mafioso Angelo Siino, cui lui chiese i voti. Oggi il ministro Mastella, quello che vuole fare l'elemosina ai familiari delle vittime di mafia, è riuscito a far sospendere una fiction su Graziella Campagna, ragazza di 17 anni uccisa perchè, mentre lavorava come stiratrice in una lavanderia di Villafranca Tirrena (ME), trova nella tasca di una giacca un'agendina. La giacca era del boss Gerlando Alberti junior. Il mafioso, per paura di essere scoperto, come emergerà dal processo, decide di eliminare la ragazza. La sera del 12 dicembre 1985 Graziella non torna a casa. Viene ritrovata qualche giorno dopo crivellata di colpi, come il peggiore mafioso vittima di una vendetta. La Rai, dopo la richiesta di Mastella, ha deciso di rinviare a data da destinarsi la programmazione della fiction "La vita rubata", prevista inizialmente per martedì 27 novembre. "La Direzione Generale ha accolto la richiesta del presidente della Corte di Appello di Messina che, attraverso il Ministro di Giustizia, ha segnalato come la messa in onda della fiction sull'assassinio di Graziella Campagna avrebbe potuto turbare la serenità dei giudici della Corte d'Assise di Appello che dal 13 dicembre si riuniranno in udienza proprio per il processo che riguarda l'assassinio di Graziella Campagna". I giudici potrebbero magari intenerirsi, avercela con colui che oltre ogni dubbio è l'assassino. Fossi io il giudice mi sentirei indicato come inetto, se bastasse un film ad influenzare il mio giudizio.
«Mi chiedo - dice il fratello Pietro Campagna - se Mastella si preoccupa di una povera ragazza uccisa innocentemente, o per una famiglia distrutta dal dolore e per un film che ricostruisce ciò che è accaduto in tanti anni di depistaggio e non per la giustizia. Ritengo che il tribunale giudica sulle prove dell'accusa, non su un film. Questi atteggiamenti comportano sfiducia da parte dei cittadini, ma soprattutto da parte dei familiari delle vittime. Mi auguro che ciò che ha fatto Mastella sia in buona fede».

venerdì 23 novembre 2007

La mafia del nord?


Oggi pubblico un articolo che mi ha inviato Mauro da Reggio Emilia. E' l'allarme lanciato dal Cna su infiltrazioni mafiose negli appalti del nord. Queste sono logiche conseguenze: come fare a riciclare il denaro sporco proveniente dai crimini? Per leggere l'articolo basta cliccare sulla foto.
Ciao Benny. Sono un ex imprenditore di Reggio Emilia di 40 anni. Qui al nord cominciamo a comprendere che la Mafia non è solo un problema del sud, e finalmente anche i giornali cominciano a parlarne. Per questo ti ho allegato a questa mail un articolo apparso sulla Gazzetta di Reggio di oggi con la speranza che possa servirti per tuo lavoro.Se nel mio piccolo ti sono stato utile ne sarò felice.
Con stima Mauro

giovedì 22 novembre 2007

Ho incontrato Dell'Utri e ho chiamato i carabinieri


Roma, stazione Termini. Mercoledì 21 novembre, ore 12.30. Sala d'aspetto accanto al binario 1. Sono seduto su una di quelle panchine a forma di sedie o viceversa, aspettando l'Eurostar per Padova. La gente legge, parla sottovoce, qualcuno dorme. Squilla il cellulare a qualcuno nella fila dietro di me. Ha la suoneria de "Il Padrino".“Pronto?” risponde uno con un accento siciliano così lieve che si riusciva a risalire anche al numero civico di casa sua a Palermo. Dopo i convenevoli comincia a rispondere alle domande dell'interlocutore. “Ma che minghia disci, sono iggiornali... io mai sono stato mafioso. Ho solo collabbborato esternariamente, uno stagge in pratica, e dare 9 anni di galera per uno stagge... dico io datelo ai datori di lavoro che non versano manco i contributi”. Sicuramente ho capito male o quell'uomo sta scherzando. “Credi ammè Caloggero, a parte quella cosa di mafia, poi sono stato condannato solo per tentata estorsione a uno che aveva preso contribbuti per la sponsorizzazzzione di una squadra di pallacanestro grazzie annoi e manco ci voleva dare la parte. Allora io cci sono andato con un mafioso per convincerlo... che minghia cc'è di male... poi scusa posso dire che manco lo sapevo che era mafioso, come fa Cuffaro, e gli dico che sapevo che fosse solo un pilota di Fommula 1”. Guardo il ragazzo seduto accanto a me, ma non si scompone e continua a leggere. Come se nulla fosse. Lentamente cerco di girarmi e vedere chi stesse parlando in quel modo. Nel frattempo però, quello continua. “Ah, poi ci sono le fatture false e la frode, ma mica è reato... che minghia di menagger sei se non ti fai furbo e ogni tanto fai risparmiare il capo?”. Sembra uno scherzo, non ditelo a me. Volevo alzarmi e mettermi ad urlare per insultarlo, tipo: “ma non si vergogna?”, oppure: “ma che immagine dà della Sicilia” o infine: “gente come lei dovrebbe stare in galera, al 41 bis”. Mi giro per guardarlo in faccia. E la faccia che trovo, lo giuro, è quella di Marcello Dell'Utri, senatore di Forza Italia condannato per mafia e fondatore dei “Circoli della cultura liberale”. Ma non è stato condannato, non dovrebbe essere in galera? Ho avuto paura, dico la verità. Nel frattempo entrano in sala due carabinieri con un cane. Mi alzo e corro verso di loro. “Grazie a Dio siete qui! Qui dentro c'è un mafioso, uno che ha avuto a che fare con tutti i boss della mafia siciliana, uno che portò il mafioso Mangano a casa di Berlusconi, uno che era stato indagato per essere tra i mandanti delle stragi di Capaci e di Via D'Amelio. Arrestatelo, fate in fretta, magari scappa!”. I due allarmati, tirano fuori le pistole e mi chiedono di indicarlo. L'addetto alla sala d'aspetto fa uscire tutti i passeggeri e rimaniamo io, i due carabinieri e Dell'Utri e il cane, che era quello al guinzaglio. Mentre un carabiniere immobilizza Dell'Utri, l'altro gli chiede i documenti. Lui, dopo aver detto “non sapete chi sono io”, e dopo che faccio: “gliel'ho già detto io, tranquillo”, dà al carabiniere la tessera del Senato. Uno dei due gendarmi, campano, fa: “Mo tutti là dentro stanno sti criminali”. Il carabiniere con il cane chiama il comando per avere istruzioni. “Vedete che io vi rovino” continua Marcello. Quello col cane deve scrivere una nota, qualcosa che gli ha trasmesso il capo, e mi chiede di tenergli l'animale, che comincia ad abbaiare. Faccio per mollarlo contro Marcello ma il carabiniere campano mi rimprovera: “Eh guagliò, non si può manomettere l'oggetto del reato!”. “Scusi”dico. L'altro viene a riprendersi il pastore tedesco e mi dice che dal comando gli hanno detto che non possono arrestare Marcello Dell'Utri perchè è stato condannato solo in primo grado. Può ricorrere ancora due volte. C'è la presunzione di innocenza. “Ma questo fa prima a morire che ad essere condannato!” esclamo indignato. “Si – fa l'altro ridendo- magari in un regolamento di conti tra cosche rivali?”. Marcello torna libero, prende infuriato la 24 ore e ricorda agli agenti che si farà sentire presso i loro capi. Possono considerarsi fuori dall'Arma. Poi guarda me, e aggiustandosi la giacca mi fa: “E tu, caggnolo (bambino), guaddati le spalle d'ora in poi...”. “E picchì, che ho fatto?” chiedo. “Ti ddevi fare i cazzi tuoi! Lo so che lo scrivi su quel diario che hai su intennet quello che hai visto”. “No, glielo giuro sui miei figli” e me ne vado.

Di quanto sopra, dell'accaduto, non una sola parola è vera, tranne che ho preso il treno e che Marcello Dell'Utri ha collaborato con la mafia.

mercoledì 21 novembre 2007

Ripasso su Happy Crosta, detto anche "Io pago tu guadagni"


Avevo raccontato la storia di Felice Crosta qualche mese fa. Di un funzionario della Regione che intasca 1.500 euro al giorno facendo un lavoro per il quale il suo precedessore, gen. Roberto Jucci, percepiva 0 euro e dormiva in ufficio. Oggi Rodolfo Amodeo mi ha mandato questo articolo, e siccome magari molti non avevano letto il precedente, ecco la replica.

In Sicilia, terra di disoccupazione, servizi carenti ed infrastrutture mancanti, un pubblico funzionario regionale, di cui omettiamo il nome (sarebbe “ingeneroso” perché non è certo l’unico a beneficiare di trattamenti di tal genere…), percepisce l’astronomico emolumento di 1.500 euro al giorno, per un ammontare complessivo di 567mila euro l’anno (ovvero oltre un miliardo di vecchie lire)! Lo si è appreso in occasione di un convegno tenutosi di recente nella cittadina turistica di Giardini Naxos (Messina) su iniziativa dell’Ente Parco dell’Alcantara, che ha riunito attorno ad un tavolo eminenti studiosi delle acque e dei sistemi fluviali. E, non a caso, proprio di acque, nonché di rifiuti, si occupa l’alto funzionario di cui sopra, trattandosi “nientepopodimenoche” del massimo responsabile di un organismo che coordina le varie “Ato” (Società d’Ambito Territoriale Ottimale), cui è stata affidata la gestione dei servizi idrici ed ecologici in tutto il territorio dell’isola. A “sbandierare” lo scandaloso “portafogli” dinnanzi alla qualificata platea radunata dal Parco dell’Alcantara è stato un ben informato esponente del pubblico, come a voler dire: “Qui discutiamo dei problemi legati all’acqua ed ai rifiuti, ma anziché impiegare il denaro pubblico in opere ed investimenti per risolvere questi problemi, il Governo regionale lo utilizza per pagare stratosferici nonché inutili stipendi a chi sulle ‘disgrazie’ del popolo siciliano costruisce le proprie fortune…”.

Al momento della “sensazionale” rivelazione, i relatori provenienti da ogni parte d’Italia e noi della platea siamo stati investiti - tanto per restare nel tema di un convegno dedicato alle acque - da un’autentica… doccia fredda. Ma lo capite?! Pochi “eletti” (ma stavolta non si tratta di politici, anche se contigui ad essi…) guadagnano ogni giorno 1.500 euro, mentre i “comuni mortali” quella stessa cifra non riescono a racimolarla nemmeno in un mese e devono, ciò malgrado, reputarsi fortunati pensando ai tanti che non introitano alcunché essendo totalmente disoccupati!

Quanto rivelato in quell’intervento è stato da noi puntualmente verificato, anche tramite internet (è bastato digitare sui motori di ricerca il nome del dirigente regionale in questione), ed è stato conseguente chiederci cosa abbia di così “speciale” cotanto “servitore dello Stato” (o, meglio, della Regione…) per meritarsi un simile trattamento economico. Si occupa di rifiuti ed acque? Bene: diamoglieli pure questi 1.500 euro al giorno, ma a condizione che l’intero territorio siciliano brilli in ogni suo angolo quanto a pulizia e decoro e che da ogni rubinetto dell’isola (nessuno escluso) il prezioso liquido sgorghi continuamente, ventiquattr’ore su ventiquattro senza interruzione alcuna. Ed, invece, proprio le “famigerate” Ato fanno… acqua (è proprio il caso di dirlo!) da tutte le parti, tant’è che esponenti di ogni estrazione politica ne invocano da tempo la chiusura o, quantomeno, la riduzione. Basti pensare che, nonostante la Sicilia “nuoti” nell’acqua, ad Agrigento occorre attendere il calar delle tenebre per mettersi sotto la doccia: lì il cosiddetto “oro blu” viene immesso nelle abitazioni due volte a settimana, mentre con i 1.500 euro intascati ogni giorno da quel “luminare” delle acque e dei rifiuti di Sicilia si potrebbero inviare dieci autobotti per dissetare la popolazione locale e renderne civile l’esistenza. Come si giustifica, dunque, uno stipendio così stratosferico a fronte di risultati non certo esaltanti?!

Anche questo lavoratore ha indubbiamente diritto a portarsi a casa la sua “pagnotta” quotidiana, ma potrebbe benissimo comprarsela dandogli la possibilità di guadagnare 150 euro al giorno, e non 1.500: oltre alla “pagnotta” potrebbe acquistare la benzina per l’automobile, prendersi il caffé al bar ed offrirlo agli amici, pagarsi l’affitto o il mutuo della casa, vestirsi con abiti griffati e concedersi una vacanza esotica durante le ferie; ma di 1.500 euro quotidiane che se ne fa?! Ci auguriamo, almeno, che venga sfiorato dal buon proposito di destinarne una piccola parte in beneficenza ed elemosine e che la mattina, mentre si reca in auto nel suo “dorato ufficio”, trovi qualche spicciolo per il lavavetri di turno… Per farla breve, in tanti siamo andati via dall’assise ambientale di Giardini Naxos letteralmente sconvolti e sconcertati. E qualcuno era anche tentato di avvicinare i dirigenti dell’Ente Parco Fluviale dell’Alcantara, artefici di quel convegno, per proporre loro di organizzarne uno avente per tema non il risanamento delle acque, bensì quello… delle istituzioni siciliane. Prodigarsi per una natura bella ed incontaminata che solo in pochi possono godersi - perché magari non si hanno i soldi per farsi la vacanza o affrontare un semplice week-end o andare a mangiare in un agriturismo dove vengono dispensati i tanto decantati prodotti enogastronomici locali - è del tutto inutile: sarebbe, invece, preliminare mettere al centro di tutto l’uomo (anziché il fiume da ripopolare di specie ittiche, il bene architettonico da restaurare o il prodotto tipico da valorizzare), perché è lui il protagonista del contesto in cui vive, e non viceversa. Cominciamo, dunque, col consentirgli di vivere dignitosamente, sopprimendo una volta per tutte ingiustificate posizioni di privilegio che ingrossano i portafogli di pochi a discapito di quelli di molti. Quel signore che “lavora” con le Ato, gli altri “superpagati” manager di improbabili enti di sottogoverno e, soprattutto, tutti coloro i quali (governanti e legislatori) consentono loro di riscuotere così “scandalosi” compensi, offendono per ben due volte la povertà: da un lato, infatti, sottraggono risorse alla già profondamente prostrata collettività siciliana, dall’altro utilizzano un’ingente quota di denaro pubblico, versato dai cittadini sotto forma di imposte e tasse varie, per alimentare pochissimi posti di lavoro, sulla cui utilità ci sarebbe parecchio da discutere. Probabilmente, anche chi non ha mai nutrito simpatia alcuna per il Comunismo, al cospetto di tali nauseabonde concentrazioni della ricchezza e conseguenti sperequazioni sociali reputerà opportuno, se non doveroso, che il più ricco condivida qualcosa col più povero, al di là della capacità produttiva di ognuno: se proprio vogliamo sperperare, facciamolo equamente in favore di tutti e non solo di pochi visto che, come recita la nostra Costituzione nel suo mai attuato principio fondamentale, “la Repubblica italiana è fondata sul lavoro e riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro”…

I burocrati comunali, quindi, si astengano dallo sbandierare lo “spauracchio” della Corte dei Conti (ma è mai esistita in Sicilia?!...) al sindaco che, attraverso un incarico di poche migliaia di euro, vuole dare una boccata d’ossigeno al giovane professionista disoccupato.

Ed i nostri governanti regionali non ci vengano a dire che non ci sono più soldi per le opere pubbliche, che il servizio sanitario va ridimensionato, che il problema del precariato è di difficile risoluzione, che le piante organiche degli enti non possono più essere ampliate e che - perdonate se tiriamo in ballo una questione che sta particolarmente a cuore a noi operatori della comunicazione - sarebbe uno “spreco” istituire gli uffici-stampa nei Comuni con meno di diecimila abitanti: solo con gli emolumenti erogati al “famoso” funzionario di cui sopra si potrebbero finanziare una trentina di posti di lavoro!

Facciamo appello, pertanto, ai lettori affinché ci segnalino i casi, qualora ne fossero a conoscenza, di altri “fiabeschi” stipendi regionali, in maniera tale da poter effettuare una ricognizione quanto più completa possibile del denaro che tutti i siciliani potrebbero avere a disposizione e che, invece, viene dirottato sui conti di pochi “fortunati”, alla faccia… dei disoccupati, dei precari, delle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese e delle carenze nei servizi e nelle infrastrutture della nostra bella, ma contraddittoria, terra di Sicilia.

Rodolfo Amodeo
giornalista professionista
www.rodolfoamodeo.it

(articolo pubblicato sul settimanale “Il Gazzettino” del 3 novembre 2007)

martedì 20 novembre 2007

Lettera e maglietta

Oggi pubblico la lettera di un ragazzo di Milano, Daniele. Pubblico anche la maglietta della legalità che mi ha mandato Vito, amico di Santa Margherita di Belice. Inviatemi anche quelle indossate: costruiamo una bella vetrina di prodotti italiani d.o.l., di origine legale.

Ciao,
sono un ragazzo di Milano che cerca di informarsi il più possibile riguardo l'attività governativa del suo paese perchè ritiene che debba essere un bene per tutti noi. Purtroppo oggi se parliamo di politica ci vengono in mente personaggi e situazioni che non hanno assolutamente alcuna pertinenza con il termine in sè di politica.
Anche io, come te, mi chiedo come sia possibile che una persona come Silvio Berlusconi trovi consenso in un italiano su 4, che un ministro come Mastella possa eliminare un magistrato che indaga su di lui dietro approvazione di tutti gli schieramenti politici e nella totale indifferenza del popolo italiano, che gente come Dell'Utri, Previti o D'Alema o Cuffaro godano di stima da parte del mondo politico. E poi dicono che certe cose all'estero non succedono. In Germania o in altri stati democratici il popolo insorgerebbe all'istante davanti a tutte queste cose e i giornali non parlerebbero d'altro per settimane!! Ecco la differenza tra noi e la democrazia. Nonostante tutto ciò voglio ringraziare te e tutti quelli che trovano il coraggio e le forze per combattere questo sistema marcio. Non siamo in pochi, credimi, nemmeno al nord. Faranno di tutto per tapparti la bocca ma non ci riusciranno perchè ormai la corda si è spezzata e la gente comincia a capire. Spero nella mia generazione, in quella futura, spero che con l'avvento e lo sviluppo di internet ci sia maggiore presa di coscienza da parte di tutti e che si cominci a fare politica vera. Complimenti e grazie per quello che fai, quelli come te, come Salvatore Borsellino, Grillo ed altri danno speranza a molta gente che le cose possano cambiare un giorno.
Da oggi il tuo blog sarà per me un punto di riferimento, non mollare!!!

Daniele

venerdì 16 novembre 2007

Mastella, perché secondo te tutto questo?


Almeno quattromila visite ieri, mille conteggiate prima che il contatore si bloccasse, verso le 11. Altre duemila oggi, fino ad adesso. Un nuovo contatore inserito per evitare black out. Decine e decine di commenti, altrettante mail. Tanto, tantissimo affetto per me e alla mia famiglia, tanto onore per mio nonno e per mio zio. Parole di stima per l’amico Salvatore Borsellino, di sfiducia per l’attuale e trasversale classe politica. Ministro Mastella, si è chiesto perché? Perché tutta questa gente? Perché tutte queste proteste? Noti bene: non contro la sua persona, che significherebbe mera antipatia personale, ma contro il suo modo di agire, di governare, di creare consenso e di fare politica. Questa gente è stanca, e se il governo Berlusconi era riuscito ad infiammare gli animi, a tirare fuori l'orgoglio democratico e a farla ribellare contro un regime televisivo che stava stravolgendo tutto, oggi questo governo di cui lei fa parte sta riuscendo a ricacciare lontano chi davvero credeva ancora nella politica come nobile arte di amministrare la cosa pubblica. E grande parte di quella responsabilità, è sua: non ne faccia una questione personale e si dimetta lasciando delle chance a questo governo. Lei non ha le capacità umane e professionali per rivestire una carica di questa importanza e delicatezza. Un magistrato può essere attaccato da tutti. Ha i mezzi e l’autorità per difendersi senza il bisogno di andare in tv. Ma non quando ad attaccarlo è proprio chi dovrebbe tutelarlo, quando a farlo è il ministro della giustizia in persona. Questo è vero alto tradimento allo Stato. Come si fa poi a chiedere loro di sare zitti? Come si fa a rimanere inermi di fronte alla dolcezza totalmente umana di una grande professionista come Clementina Forleo? O di fronte all’integrità morale di De Magistris, impallinato da tutti? Perché un monumento alla dignità, alla compostezza, all’umiltà come Salvatore Borsellino si scaglia pieno di sacra rabbia contro questo sistema e questi uomini e si mette in gioco in prima persona? Bisogna porsi queste domande fondamentali. Se il meglio della società italiana sta da una parte, cosa ci fa la politica dall'altra? Perchè si allontana sempre di più? Leggo tanta disillusione nei commenti, tanta amarezza. Ma mai come ora mi sto rendendo conto che cambiare è possibile, in Sicilia, come in Calabria come in tutta Italia. Non disperdiamoci, rimaniamo in contatto. Siamo davvero in tanti, e come dice Salvatore abbiamo un compito fondamentale: spazzare via questa classe politica autoreferenziale e mandare al governo gente integra, umile, disposta ad ascoltare i malumori. Noi, la nostra gente, abbiamo avuto un grande merito (di cui gran parte va agli amici calabresi): riuscire a capire cosa stava succedendo prima che questo accadesse. Abbiamo difeso a spada tratta prima il pm di Catanzaro che forse oggi, senza tanta vituperata visibilità, non sarebbe tra noi. Adesso stiamo facendo scudo umano sulla Forleo, una donna colpevole non tanto di essere giudice, ma forse di essere un giudice donna che mette all'angolo un ministro uomo. Nel 1992 questo non era successo. Si resero conto di quello che stava accadendo, delle forze occulte, solo dopo che Paolo Borsellino era stato venduto, messo sull’altare del compromesso tra Stato-Cosa Nostra. Mastella hai il dovere di chiederti "perché?". Ci sono giovani, come me, ma anche padri di famiglia, e persino i pensionati. Davvero in Italia ci sono così tanti pericolosi antipolitici? O è vero invece che l'Italia è piena di politici che non hanno più nemmeno l'idea di come si faccia questa politica?

giovedì 15 novembre 2007

Io e Salvatore Borsellino


Milano, 14 Novembre 2007

Ricevo da Benny Calasanzio la lettera allegata, una lettera piena di dignità e di disgusto per l’ultima, inaccettabile esternazione del signor Clemente Mastella, mi ripugna adoperare per questo personaggio il titolo di Ministro della Repubblica, che ha annunciato di avere intenzione di querelare Beppe Grillo per le sue dichiarazioni al Parlamento Europeo e di volere devolvere gli eventuali proventi di questa querela ai familiari delle vittime della mafia.

La minaccia di querela è uno spauracchio che viene ormai correntemente usato come surrogato degli “avvertimenti mafiosi” da politici che hanno dimestichezza con questo tipo di procedure, per cercare di tacitare le accuse che loro rivolte da giornalisti, scrittori, presentatori e anche persone comuni che scrivono in rete e sui blog.

Lo stesso signor Mastella, non molto tempo fatto non trovò di meglio per replicare alle accuse che gli avevo rivolto con lettere aperte pubblicate in rete e nel corso della trasmissione di Anno Zero ricordarmi di “avere fatto concedere la pensione alla famiglia Borsellino”.

In quella occasione replicai in primo luogo al signor Mastella che non si tratta della “concessione” di un Ministro, ma di un “riconoscimento” da parte dello Stato, ma probabilmente lo stesso signor Mastella è troppo abituato alle consuetudini clientelari per afferrare la differenza.

In secondo luogo che, per quanto mi riguarda, oltre a non essere ovviamente beneficiari di alcuna pensione, ho persino rinunciato a richiedere la “provvisionale” che avrei potuto richiedere come parte civile nel processo per l’assassinio di mio fratello perchè quello che mi aspetto dallo Stato è solo Giustizia e non provvedimenti economici.

Ma probabilmente il signor Mastella non è competente neanche in fatto di Giustizia e quindi non ha ritenuto di darmi una risposta.

Per finire poi ricordo allo stesso signor Mastella che nelle sue affermazioni fatte al Parlamento Europeo Beppe grillo non fa altro che riportare quanto da me già affermato in un lettera aperta del 20 Settembre nella quale affermavo, tra l’altro :

Ieri era stato necessario uccidere uno dopo l’altro due giudici che da soli combattevano una lotta che lo Stato Italiano non solo si è sempre rifiutato di combatter ma che ha spesso combattuto dalla parte di quello che avrebbe dovuto essere il nemico da estirpare e spesso ne ha armato direttamente la mano.

Oggi non serve più neanche il tritolo, oggi basta,alla luce del sole, avocare un’indagine nella quale uno dei pochi giudici coraggiosi rimasti stava ad arrivare al livello degli “intoccabili”, perché tutto continui a procedere come stabilito.

Perché questa casta ormai avulsa dal paese reale e dalla gente onesta che ancora esiste, anche se colpevole di un silenzio che ormai si confonde con l’indifferenza se non con la connivenza, possa continuare a governare indegnamente il nostro paese e a coltivare i propri esclusivi interessi in uno Stato che ormai considera di propria esclusiva proprietà.

Oggi basta che un ministro indegno come il signor Mastella ricatti un imbelle capo del Governo, forse anche egli coinvolto nelle stesse vicende, minacciando una crisi di governo, perchè tutta una classe politica faccia quadrato intorno al suo degno rappresentante e il messaggio arrivi forte e chiaro ai vertici molli della magistratura”

Ecco quanto ho scritto e riaffermo.

Se il signor Mastella ritiene di dover querelare per le sue fasi Beppe Grillo, lo prego di fare la stessa cosa anche nei miei confronti, mi potrà così poi devolvere, come familiare di una vittima della mafia, una parte dei proventi che gli deriveranno dalla messa in pratica del suo “avvertimento”.

Alla lettera di Benny Calasanzio non ritengo di poter aggiungere altro se non che mi associo alla sua richiesta fatta per conto della propria famiglia.

E’ così piena di dignità offesa e di disgusto per le squallide dichiarazioni dei politici cui fa riferimento che ogni altra parola sarebbe superflua.

Salvatore Borsellino

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Mi ritrovo qui, ad un anno di distanza, a scrivere una lettera dai contenuti identici a quella dell’anno prima.

Devo di nuovo scendere in campo per difendermi e per difendere la mia famiglia, soprattutto mio nonno e mio zio che oggi non ci sono più e non possono farlo da soli.

Un anno fa scrivevo al presidente della regione Sicilia, Cuffaro, per chiedergli di tenersi stretti i volgari denari che gli sarebbero pervenuti dai processi vinti contro i suoi diffamatori anziché devolverli alle famiglie delle vittime di mafia.

Non fosse altro perché egli stesso era indagato per mafia.

E un bracconiere che sostiene il Wwf non sarebbe stato credibile.

Oggi devo di nuovo intervenire e ricordare, questa volta al ministro della giustizia Mastella, che i familiari di vittime di mafia non sono una merce elettorale, né un modo per giustificare querele per diffamazione e farle sembrare più buone.

E’ di oggi infatti, la notizia che il ministro Mastella querelerà Beppe Grillo per delle sue dichiarazioni, è devolverà ai familiari di vittime di mafia l’indennizzo che prevede di percepire.

E’ squallido l’atteggiamento e la mentalità di personaggi come Mastella, che si scomodano e ci chiamano in causa per promettere spiccioli a quelli che forse vedono come morti di fame che elemosinano, dimenticandosi che non è di denaro che abbiamo sete, ma di giustizia e di verità, anche in casi che nulla hanno a che fare con i nostri personali trascorsi ma che ci darebbero speranza per il futuro, come quello De Magistris. E io e la mia famiglia oggi siamo stanchi di subire queste reiterate offese alla nostra dignità e a quella dei nostri cari che sono stati uccisi da un’associazione criminale chiamata mafia, ma anche da uno stato che non ha saputo proteggere un uomo come mio nonno che cercava verità per il figlio ucciso, a cui ha concesso solo una pistola per difendersi.

Sono disgustato e fatico a rimanere composto e a mantenere un linguaggio degno della memoria dei miei parenti, ma la rabbia, l’indignazione verso un personaggio come Mastella, che si eleva a nostro paladino è tanta, e questa volta non tollereremo questo ennesimo atto di sprezzante carità.

Ci ha provato Cuffaro, adesso Mastella.

Ma perché in Italia è così difficile essere lasciati in pace, lontani da becere diatribe politiche, a condurre una personale lotta per la memoria, per il ricordo dei propri cari e di tutti quelli che come loro credevano e sono morti per la giustizia.

Perché non si può rimanere da soli, ad assimilare e metabolizzare un dolore che ci ha sconvolto l’esistenza?

Ho capito che in Italia non si può. Ogni giorno dobbiamo subire un “nuovo arrembante” che getta fango su delle famiglie che per colpa della mafia ancora piangono.

Ogni giorno un nuovo eroe che si mette in bocca parole su cui invece dovrebbe riflettere e fare mea culpa.

Un giorno ci tocca sentire il presidente dell’assemblea siciliana Miccichè dire che è un brutto simbolo intitolare l’aeroporto di Palermo a Falcone e Borsellino perché ricordano la mafia.

Quello dopo un ministro della repubblica indagato abuso d’ufficio, finanziamento illecito dei partiti e truffa che vuole diventare nostro azionista e darci i soldi di Beppe Grillo, colpevole di salvaguardare a Strasburgo un giudice che lui vorrebbe fuori gioco.

Il rispetto, il senso dello stato non si vende e non si compra, per diamine.

Io sono stanco, sfiancato.

Sono stanco di dovere difendere i miei parenti non da mafiosi o criminali, che sarebbe anche una mia prerogativa e una scelta di vita che ho fatto, ma da gente che dovrebbe far di tutto per starci accanto e per aiutarci.

Ma come ci si può permettere di parlare di soldi, di fare i gradassi su questioni così delicate.

La famiglia Calasanzio rifiuta formalmente ogni contributo, ogni centesimo proveniente da queste fonti, non perché siamo ricchi od arroganti, ma perché abbiamo vissuto una tragedia che ci ha duramente messi alla prova, e perché vorremmo solo una buona politica, un impegno serio per stare accanto a quelle famiglie come la nostra che sono state colpite da un associazione criminale.

La dignità non si compra, caro ministro, continui per la sua strada, lasciandoci in pace, perché siamo gente onesta, modesta e composta, che non vogliamo mai essere confusi con chi fa la guerra alla magistratura democratica che porta avanti le proprie indagine con rispetto sia per la parte offesa che per gli indagati.

Una magistratura che mai ci ha giovato, regalandoci solo una condanna per il killer di mio nonno e tanta sofferenza, ma che nonostante questo mai ci sentiremmo di attaccare e demonizzare, perché rappresenta la giustizia, l’unica e l’ultima cosa in cui crediamo.

Benny Calasanzio

martedì 13 novembre 2007

Indossa la legalità


Ho deciso di lanciare un’iniziativa. Semplice, economica ma molto significativa. Serve a chiarire dei punti ultimamente sfumati e a riappropriarci di slogan che ci appartengono e che non possiamo lasciare a gente poco affidabile. Ognuno di voi può prendere un pennarello, una semplice t-shirt bianca e dare sfogo alla propria creatività. Il soggetto è la legalità. Il suggerimento è quello di non fare vuota retorica e di concentrarci su quell’alone grigio di politici e istituzioni che colludono e che dalla mafia non sanno stare lontani. A darmi l’idea è stato un cortometraggio ideato da Don Ciotti, sulla camorra. Comprate una decina di t-shirt e regalatele ad amici, parenti, scuole, associazioni ecc. Purtroppo non abbiamo grossi mezzi di informazione a parte i blog, quindi arrangiamoci, diveniamo noi stessi messaggio e andiamo in giro. Sulla mia maglietta ho scritto “La mafia fa schifo. I politici che la favoriscono anche.”. Ogni riferimento a fatti e persone non è puramente casuale. La indosserò prossimamente ad una trasmissione televisiva in cui sarò ospite e che tratterà di “pulizia all’interno dei partiti”. Mandatemi le vostre foto con le super t-shirt e le pubblicherò sul blog.

Berlusconi ha abbracciato, baciato e onorato un collaboratore della mafia. Giuro


Ricordo quando abbiamo incontrato per la prima volta Riccardo Orioles. Erano i giorni di “Mafia e Antimafia tra ieri e oggi”. In una sala colma di gente si erano alternati studiosi, sociologi in un linguaggio chiaramente istituzionale. Prende la parola Orioles e fa finta di leggere delle notizie di giornata: "Oggi Veltroni incontra Rutelli per chiarire alcuni punti sul Pd. Mastella minaccia le dimissioni se non passa la legge. Il presidente del consiglio Prodi incontra Bernardo Provenzano" La sala è in silenzio. Lui chiede: "Perché vi meravigliate? Quando lo fece Andreotti con un altro capomafia nessuno lo notò, poi quando si venne a sapere non accadde nulla. E se oggi lo facesse Prodi sarebbe una notizia?". Orioles è un genio, c’è poco da fare. Uso questo aneddoto per raccontarvi quello che è successo pochi giorni fa. Mentre stavo cercando tra archivi giudiziari e documenti vari per trovare i nomi dei deputati all’assemblea siciliana, magari tra gli arrestati o gli indagati, vedo al mio telegiornale preferito, il TG4, Silvio Berlusconi che abbraccia, bacia, quasi limona con un collaboratore della mafia. Giuro! Guardo bene e… minchia è proprio lui. Poi penso ad Orioles, e penso anche che in effetti non è una notizia, nè tanto meno un problema. Lo ha fatto Cuffaro ed è presidente della regione, lo ha fatto Andreotti e fino all’80 addirittura è stato membro onorario di Cosa Nostra: non è un fatto grave, è una benedizione. Tornando al nostro discorso, il collaboratore di Cosa Nostra era un nome noto alle forze dell’ordine e alla magistratura, uno che ha fatto false fatture, frode fiscale, tentata estorsione, e, chiaramente, concorso esterno in associazione mafiosa. Un onesto cittadino insomma. Si chiama Don Marcello Dell’Utri. Il quale anziché essere allontanato ed evitato, va in giro per l’Italia a dire che gli piacciono i libri. E anziché egli stesso vergognarsi e stare almeno in silenzio a farsi processare, fonda addirittura i Circoli della cultura liberale. Suvvia, è come se Giovanni Falcone fondasse l’associazione dei giovani mafiosi, anche volendo, con tutta la buona volontà, non sarebbe credibile. Ma uno si immagina che almeno questi circoli siano deserti. A me farebbe un pò schifo fare parte di qualunque cosa in cui c’entri anche solo un capello di Dell’Utri. Semplicemente perchè sarebbe un capello sporco di mafia. E invece deserto non c'è. Proprio pochi giorni fa i Circolieri di Dell’Utri, 8571 coraggiosi individui hanno eletto i 15 rappresentanti dei circoli. Tranquilli, abbiamo nomi e cognomi. Così se magari li incontrate potete congratularvi per l’elezione e regalargli qualche foto di qualche giudice, a vostro piacimento, morto per processare quelli come Dell'Utri. Perchè questi 8571 sono moralmente conniventi con quelli che chiamano mafiosi, anche perchè uno che la mafia l'ha sempre frequentata è proprio Dell'Utri.

Gli eletti dal Congresso
Bucciero Giovanni 917 voti
Fabbro Daniele 587 voti
Pepe Massimo 526 voti
Cannata Luca 503 voti
Tamagnone Edoardo 500 voti
De Rose Luigi 477 voti
Brizi Federico 438 voti
Perna Gaetano 431 voti
Rito Adele 392 voti
Aracu Davide 389 voti
Canale Amedeo 387 voti
Birolini Maria Teresa 367 voti
Moschetti Marco 367 voti
Dascillo Fernando 356 voti
Pantano Giuseppe 328 voti

I nominati dalla presidenza
Giovanni Mauro
Carlo Pelanda
Pier Paolo Pizzimbone
Vincenzo Speziali
Fermiamoci un attimo. L’altra metà degli italiani si farebbe rappresentare da Berlusconi. Mi dispiace per loro, sinceramente. Siccome non ho visto proteste, cartelli di protesta, posso affermare che per quella metà degli italiani non c’è nulla di grave che il loro rappresentante frequenti, promuova uno che è stato condannato a nove anni per mafia. Voglio sapere perché questa gente poi va alle commemorazioni, partecipa alle manifestazioni antimafia, porta la propria solidarietà ai familiari di vittime di mafia. Dove la cercano la mafia? Ce l'hanno in casa.
Parliamoci chiaro: che Forza Italia sia nata per salvare Berlusconi dal crack finanziario Mediaset e dai giudici che senza le leggi ad personam lo avrebbero condannato, e per fare da collettore ai voti di Cosa Nostra dopo la fine dell’alleanza con la Dc siciliana, è ormai verità giudiziaria. Ma che tutta quella gente tolleri questi rapporti e non cacci a calci nel sedere Dell’Utri, che in parte li rappresenta, è agghiacciante.

Dell’Utri è un individuo senza scrupoli che ne ha fatte di tutti i colori. La sua carriera giudiziaria, da Wikipedia:

Fatture e frode fiscale
Condannato in via definitiva per false fatture e frode fiscale a due anni e tre mesi di reclusione (patteggiando la pena ed usufruendo dello sconto di pena pari ad un terzo) a Torino.

Tentata estorsione
È stato condannato in primo grado a Milano a due anni di reclusione per tentata estorsione ai danni di Vincenzo Garraffa (imprenditore trapanese), con la complicità del boss Vincenzo Virga (trapanese anche lui). Il 15 maggio 2007 la terza corte d'appello di Milano conferma la condanna a due anni: « (...) È significativo che Dell'Utri, anziché astenersi dal trattare con la mafia (come la sua autonomia decisionale dal proprietario ed il suo livello culturale avrebbero potuto consentirgli, sempre nell'indimostrata ipotesi che fosse stato lo stesso Berlusconi a chiederglielo), ha scelto, nella piena consapevolezza di tutte le possibili conseguenze, di mediare tra gli interessi di Cosa nostra e gli interessi imprenditoriali di Berlusconi (un industriale, come si è visto, disposto a pagare pur di stare tranquillo »

Concorso esterno in associazione mafiosa
Le indagini iniziano nel 1994 con le prime rivelazioni che confluiscono nel fascicolo 6031/94 della Procura di Palermo. Il 9 maggio 1997 il gip di Palermo rinvia a giudizio Dell'Utri, e il processo inizia il 5 novembre dello stesso anno. In data 11 dicembre 2004, il tribunale di Palermo ha condannato Marcello Dell'Utri a nove anni di reclusione con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il senatore è stato anche condannato a due anni di libertà vigilata, oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni (per un totale di 70.000 euro) alle parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo.
Nel testo che motiva la sentenza si legge: «La pluralità dell'attività posta in essere da Dell'Utri, per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l'altro offerta l'opportunità, sempre con la mediazione di Dell'Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell'economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici»

Calunnia pluriaggravata
È stato imputato, e successivamente assolto, a Palermo per calunnia aggravata ai danni di alcuni pentiti. Secondo l'accusa avrebbe organizzato un complotto con dei falsi pentiti per screditare dei veri pentiti che accusavano lui ed altri imputati. Per questa accusa, il gip di Palermo dispose l'arresto di Dell'Utri nel 1999, ma il Parlamento lo bloccò. Il giudici della quinta sezione di Palermo hanno assolto Marcello Dell'Utri, «per non avere commesso il fatto» in base all'art. 530, secondo comma del codice di procedura penale, dall'accusa di calunnia aggravata, era stato accusato di aver organizzato una combine con alcuni pentiti, per screditare tre collaboratori di giustizia che lo accusavano nel processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Era stato condannato in primo grado a 9 anni. La Procura aveva chiesto una condanna di 7 anni.

Qualcuno mi dirà che sono volgare, qualcun altro che faccio vilipendio. Ma un'Italia che consente queste cose, è un'Italia di merda.

venerdì 9 novembre 2007

Salviamo Casablanca. Appello di Salvatore Borsellino

nella foto Riccardo Orioles, fondatore di Casablanca, ospite del Movimento

Ho ricevuto in questi giorni diversi mail e sms di giovani sinceramente disperati perche' Casablanca, un giornale che è la continuazione ideale de "I Siciliani" di Pippo Fava, un giornale che faticosamente combatte a Catania contro l'indifferenza dei tanti e contro l'impero dei Ciancio, un giornale che combatte in trincea e non come noi dalle retrovie, sta per essere ucciso.Ve ne riporto solo alcuni. Il primo è un sms di una amica, appartenente a un gruppo di uomini, donne e ragazzi che non si arrenderanno mai, che ho avuto la fortuna di incontrare sulla rete nella mia incessante ricerca di persone che vogliano combattere al mio fianco la mia ultima battaglia e che, dopo di me, possano continuare a combatterla. Mi scrive: "Amico, sono abbattuta stasera. Casablanca e' in agonia. Se chiude... Pippo Fava viene ucciso di nuovo. Mi sento impotente, cosa posso fare? Dammi un consiglio perche' ho solo voglia di piangere...". Voglio molto bene a questa amica dal volto sconosciuto perchè so che lotterà con me sino all'ultimo, e a questo nome è ispirato il suo gruppo, e perchè spesso fa iniziare la mia giornata con un sms pieno di colori e di speranza, ma ho rimproverato anche lei perchè anche a lei ho gridato che non è tempo di lacrime, è tempo solo di lotta, le lacrime dovremo conservarcele, e saranno di gioia non di disperazione, per quando andremo da Paolo a dirgli che a tutti i morti e gli oppressi dalla mafia e dalla illegalità avremo reso giustizia. La seconda è una email di cui riporto solo alcuni passi: "... Graziella mi dice che casablanca è in edicola, e non lo compra neanche chi in teoria dovrebbe fare antimafia, non lo compra nessuno delle associazioni antimafia, non lo comprano i vecchi compagni di partito, non lo comprano nemmeno gli amici e 3000 euro al mese d'affitto e di spese continuano a uscire... aiutatemi a trovare un pubblicitario, perchè se muore casablanca, è come aver lasciato morire Graziella, indebitatasi PER NOI, perchè casablanca non produce utili di alcun genere, ....cercasi qualcuno che vende spazi pubblicitari, con massima urgenza ... chiunque ascolti, risponda all'appello disperato,... ne va della vita dell'antimafia vera, se vogliamo produrre sul serio, serve una mano, per favore, aiutateci ......". La terza mi parla di Graziella Rapisarda, che insieme a Riccardo Orioles faceva parte della redazione de "I Siciliani" e che ora combatte insieme a lui una disperata battaglia perchè Casablanca possa continuare a vivere, e dice tra l'altro: "... ha aperto un mutuo sulla sua casa per pagare le spese di affitto, della redazione, le bollete della luce, ma adesso non ce la fa più a pagare le rate e la sua casa rischia di essere venduta all'asta...". Ora dobbiamo decidere, se anche noi mescolarci ai tanti che fanno antimafia solo a parole, a quelli che aspettano che ci siano altri, giudici, magistati, poliziotti, giornalisti costretti anche per colpa nosta a diventare degli eroi, o se vogliamo fare anche noi quel poco che ciascuno di noi può fare per combattere insieme a loro. Ci sono tante altre cose che possiamo e che dovremo fare, ci sarenno tante battaglie più dure e più difficili da combattere e questa che adesso vi chiedo è solo una delle più semplici. Corriamo tutti ad aiutare chi sta per cadere, andiamo a fargli scudo con il nostro corpo. Non materialmente, le vere guerre non si combattono più così, e neanche facendo un obolo, una donazione di cui poi ci dimenticheremmo, perchè allora non avremo davvero fatto quello che potevamo e dovevamo fare. No, quello che possiamo e che dobbiamo fare è leggere quello che questi combattenti in trincea scrivono e, con grande fatica, riescono a pubblicare, impegniamoci. E' dovere di ciascuno di noi comprare leggere e far leggere agli altri questo giornale, permettere che queste persone persono possano continuare a lottare anche per noi e insieme a noi. Io non sono certo ricco, vivo del mio lavoro, continuo a lavorare anche se potrei già andare in pensione, e posseggo solo la casa in cui abito, ma siccome so di stare meglio di tanti altri che con il loro stipendio non arrivano alla fine del mese, non starò certo a pensare a cosa dovrò rinunziare per fare la mia parte.Pensero' invece a cosa dovrei rinunziare se non la facessi, alla mia libertà. Io comincerò quindi per primo, perchè è mio dovere farlo anche per il mome che porto, a versare sul conto che vi indico in fondo 1500 euro per trenta abbonamenti come sostenitore di Casablanca. A ciascuno di voi chiedo di fare un semplice abbonamento per voi stessi, sono solo 30 euro, e di non pensare se per questo dovrete rinunziare ad un cinema o ad una pizza, avrete però anche voi acquistato uno spicchio di libertà. So che ci sono anche alcuni di voi per i quali anche questo sacrificio potrebbe essere troppo, che non riescono nemmeno una volta al mese ad andare a mangiare una pizza o ad andare a cinema, scrivetemelo e vi manderò una delle copie di Casablanca che mi arriveranno con il mio abbonamento e se non basteranno cercherò di farne degli altri, ma Casablanca non deve, non puo' morire. Pippo Fava non può, non deve, essere ucciso ancora. Ci sono due modalità per sostenere Casablanca, per fare il vostro dovere, la prima è tramite un bonifico bancario alle coordinate indicate di seguito: abbonamento ordinario 30,00 euro, abbonamento sostenitore 50,00 euro. Bonifico bancario: Graziella Rapisarda Banca Popolare Italiana Catania Cc: 183088 ABI: 5164 CAB: 16903 CIN: M. La seconda, tramite carta di credito, è quella attraverso il sito di seguito indicato: http://www.ritaatria.it/Donazione_Casablanca.aspx Ancora un grazie a tutti voi per non avermi lasciato da solo in questa lotta per la giustizia.
Salvatore Borsellino

P.S. Per tutti quelli che ne hanno la possibilità: diffondete questo appello.

martedì 6 novembre 2007

Bel colpo. Ma adesso?


E adesso cosa accadrà? Non ho fatto nemmeno in tempo a gustarmi l’arresto dei Lo Piccolo, di Adamo e di Pulizzi che già comincio a pormi interrogativi. Perché al di là della grandissima importanza degli arresti che tanto hanno entusiasmato (e mi hanno entusiasmato), si aprono scenari nuovi e fino a poco tempo fa inimmaginabili. L’intera cosca dei palermitani è stata smantellata: non solo il capo, Lo Piccolo, ma anche i reggenti delle famiglie mafiose di Carini (Adamo) e di Brancaccio (Pulizzi). In poche parole in questo momento Palermo è totalmente scoperta e senza rincalzi immediati. Da quando era stata decimata la colonia dei corleonesi, Cinà, Bonura e Rotolo, la cosca di Palermo aveva ripreso respiro e Salvatore Lo Piccolo aveva avuto la strada spianata per la successione a Provenzano. Quella successione era sulla carta divisa in parti eque con Matteo Messina Denaro, boss indiscusso della cosca di Trapani, alleato con i corleonesi. A parte alcuni omicidi di assestamento, come quello di Ingrao, uomo di Rotolo, Spatola e Bonanno per citare i più importanti, la situazione era in equilibrio. Adesso tutto cambia. Tolta di mezzo un’intera classe dirigente, Messina Denaro ha di fronte a se il comando assoluto e attualmente incontrastato di Cosa Nostra. Un’altra volta i corleonesi al comando, un’altra volta i palermitani alla sbarra. E’ impensabile che si trovi un accordo soddisfacente per entrambe le parti. La cosca di Palermo non subirà un trapanese, alleato dei corleonesi, come capo totale. O l’intelligenza criminale avrà la meglio sull'orgoglio e sul potere mafioso, pur di evitare una nuova mattanza e un ritorno all'eclatante dopo l'inabissamento? Nessuno può saperlo, ma se non si troverà al più presto Messina Denaro, e l’altro candidato al trono, Raccuglia, ogni scenario rimarrà aperto, anche quello delle armi.

lunedì 5 novembre 2007

I componenti di Alleanza Nazionale all'Assemblea Regionale: 3 su 10 hanno subito indagini

Questi sono i componenti dell'Ars che fanno parte di Allenza Nazionale. Sono 10.

Caputo Salvino , Palermo

Cristaldi Nicolò , Trapani

Currenti Carmelo, Messina

Falzone Dario , Palermo

Formica Santi , Messina

Granata Giancarlo, Agrigento

Incardona Carmelo, Ragusa

Lo Porto Guido , Palermo

Pogliese Salvatore Domenico, Catania

Stancanelli Raffaele, Catania

Di questi, 3 hanno subito arresti, condanne o indagini per reati gravi, come mafia, voto di scambio, corruzione.

Salvino Caputo, imputato per falsa testimonianza nel processo alle talpe della Dda. Avrebbe tentato di per favorire il presidente della regione Salvatore Cuffaro. Secondo i Pm Maurizio De Lucia e Nino Di Matteo, Caputo avrebbe mentito durante un confronto con l’avvocato Nino Zanghì che si tenne nel corso del processo. Zanghì, difensore del medico Salvatore Aragona, coinvolto nell’indagine su Cuffaro, aveva riferito di essere stato avvicinato in due occasioni da Caputo che lo avrebbe invitato a convincere il suo cliente ad avvalersi della facoltà di non rispondere e a non rendere, quindi, dichiarazioni sul presidente della Regione. Durante un confronto, chiesto dalla Procura, con Zanghì, Caputo aveva fornito una differente versione ammettendo di avere incontrato il difensore di Aragona una sola volta e di avere parlato con lui soltanto dell’eventualità di assumere la difesa del Governatore. L’ex sindaco aveva invece negato l’esistenza del secondo incontro riferito da Zanghì, sostenendo che nel giorno indicato dal legale si trovava fuori Palermo. Le sue parole, però, sarebbero state smentite dai rapporti dei suoi agenti di scorta che hanno prodotto delle relazioni in cui si attestava la presenza di Caputo a Palermo. Nei fascicoli relativi al processo al commercialista Pino Mandalari, imputato per associazione a delinquere di stampo mafioso al maxiprocesso, da quindici anni nel mirino della magistratura, considerato il cassiere di Toto Riina, ci sono intercettazioni telefoniche da cui si evince un suo interessamento per appoggiare alle elezioni comunali l'allora candidato alla carica di sindaco di Monreale, Salvino Caputo. Nel processo contro il presidente della Provincia di Palermo Francesco Musotto, il pentito Tullio Cannella parla dei rapporti tra mafiosi e politici e fa i nomi di alcuni politici, tra i quali, Salvino Caputo.

Nicolò Cristaldi, il 28 Aprile 1995 riceve dalla procura di Marsala un avviso di garanzia, assieme all'ex ministro Udc Calogero Mannino, per un indagine riguardante la truffa sui contributi per l'ammasso delle uve e sui fondi dell'Aima e irregolarità sulla contabilità di una cantina di Marsala. Lo stesso Cristaldi revocò la delibera con cui il Comune aveva deciso di costituirsi parte civile al processo di mafia "Accardo + 90". Secondo il sindaco la partecipazione al processo «costava troppo. Nel processo che lo vedeva imputato di minacce nei confronti di alcuni vigili urbani è stato assolto perchè il fatto non sussiste.


Guido LoPorto.
Nel processo contro il presidente della Provincia di Palermo Francesco Musotto, il pentito Tullio Cannella parla anche di Guido Lo Porto. Era stato accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori, poi assolto perché non erano emersi elementi a sostegno dell'accusa di avere avuto rapporti con la mafia, in particolare con Mariano Tullio Troia. Nell'ottobre 1969, vicino a Palermo di ritorno da un poligono di tiro, viene arrestato per detenzione e porto abusivo di armi da guerra insieme a quattro camerati (tra cui Pierluigi Concutelli, capo militare dellorganizzazione neofascista Ordine nuovo). Nella sua automobile fu trovata una quantità considerevole di armi da guerra avvolte in carta da giornale. Concutelli fu condannato a 2 anni, Lo Porto a 16 mesi.

domenica 4 novembre 2007

No alla mafia assieme ai bambini


Video di Giuseppe Augello

Oggi è domenica, non voglio appensantirvi con condannati, indagati e mafiosi. Oggi voglio condivere con voi un'emozione, che magari a voi non dice niente, o magari anche voi vi sentirete aprire il cuore vedendo tanti bambini che partono per fare un giro in bicicletta, che a tutto pensano tranne che a stragi, omicidi e pizzo. All'inizio della "Minimaratona antimafia", organizzata nell'ambito della due giorni antimafia dal Movimento, a molti non gliene fregava nulla all'inizio di cosa fosse questa mafia. Volevano correre, girare per il paese, fare le gare. Poi piano piano abbiamo raccontato loro che cosa aveva fatto questa mafia alla Sicilia e ai siciliani. Abbiamo raccontato loro che ha ucciso dei bambini, le rispettive mamme, i padri, i nonni e gli zii. Abbiamo cercato di trovare qualcosa di positivo alla mafia, ma dopo due ore di pedalate, nulla. Solo sangue, distruzione, morte. Solo bambini sciolti nell'acido a 14 anni, come Giuseppe Di Matteo,colpevole di avere un padre pentito, o saltati per aria mentre andavano a scuola, come i gemelli Salvatore e Giuseppe, 6 anni, i fratelli di Margherita Asta, colpevoli di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Abbiamo letto assieme che questa mafia uccide tutti senza guardare mai in faccia nessuno, e se per colpire un giudice, un carabinieri o anche un altro mafioso può morire un bambino, pazienza. Alla fine i bambini erano diversi. Forse mai nessuno aveva raccontato loro in maniera dura e cruda queste cose. Erano diventato consapevoli. Poi i genitori ci hanno raccontato che a casa hanno raccontato tutto, hanno posto domande, volevano ancora sapere. E' stato davvero gratificante parlare a quei bambini, disposti ad accogliere, ad ascoltare. A loro va il mio grazie personale.

sabato 3 novembre 2007

Torna Luttazzi


Questa sera torna Luttazzi in tv. Dopo essere stato sbattuto fuori a calci nel sedere da Silvio Berlusconi, questa sera alle 23.30 sarà su La 7, per dieci puntate, con il suo nuovo spettacolo: Decameron. Prima puntata dedicata alla chiesa e ai suoi scandali. Chiaramente la Rai non lo ha mai cercato dopo l'epurazione. E' logico lasciar fuori dalla tv uno che ti fa sei milioni di telespettatori in seconda serata. Sono scelte di palinsesto, d'altronde non si può pretendere che gente estranea ai meccanismi della televisione, messa lì per meriti politici, faccia qualcosa di sensato. Una volta c'era Freccero ai palinsesti. Finito, epurato pure lui perchè era bravo: troppa concorrenza a Mediaset. Daniele Luttazzi è incredibile, esilarante, scandaloso. E' un attore satirico, punto. Gli italiani forse si dovrebbero abituare ad uno che fa il suo lavoro. E' l'attore satirico più intelligente che abbiamo in Italia. Assieme ai Guzzanti. Chiaramente tutti uniti dall'esilio televisivo. A stasera allora.

venerdì 2 novembre 2007

I componenti di Forza Italia all'Assemblea Regionale: 3 su 20 hanno subito indagini


Questi sono i componenti dell'Ars che fanno parte di Forza Italia. Sono 20.

Alessandro Pagano

Angelo Moschetto

Antonino Angelo Beninati

Antonino D'Aquino

Francesco Cascio

Franco Catania

Giuseppe Catania

Giuseppe Castiglione

Giuseppe Maurici

Giovanni Mercadante

Salvatore Misuraca

Edoardo Leanza

Francesco Scoma

Giancarlo Confalone

Innocenzo Leontini

Michele Cimino

Salvatore Eugenio Fleres

Simona Vicari

Vincenzo Giambrone

Vincenzo Gaetano Leanza


Di questi, 3 hanno subito arresti, condanne o indagini per reati gravi, come mafia, voto di scambio, corruzione.

Beninati Antonino Angelo, assessore regionale, viene data notizia dell'indagine a suo carico il19 luglio 2007 nell'inchiesta Oro Grigio. L'ipotesi d'accusa avanzata nei confronti di Beninati dal Sostituto Procuratore della DDA Rosa Raffa, dai Sostituti della Procura ordinaria Angelo Cavallo e Giuseppe Farinella, è quella di falso. Beninati all'epoca dei fatti era Presidente del CRU, Commissione Regionale Urbanistica, l'organo tecnico chiamato a valutare gli emendamenti e le osservazioni degli Uffici tecnici dei Comuni. L'organo, dunque, che, secondo l'accusa, avrebbe agevolato l'approvazione della richiesta di variante al Prg (falsamente attestata dai tre fuzionari regionali indagati).

Castiglione Giuseppe, assessore regionale, viene arrestato su richiesta della Procura di Catania al termine dell'inchiesta su alcuni appalti tra i quali quello per l'ospedale "Garibaldi". E' accusato di concorso in turbativa d'asta aggravata al fine di favorire associazioni mafiose e concorso esterno in associazione mafiosa. Assolto dal gup di Catania, dall’accusa di concorso in associazione mafiosa, il vicepresidente della Regione siciliana Giuseppe Castiglione, che è stato condannato a dieci mesi per tentativo di turbativa d’asta per l’appalto del nuovo ospedale Garibaldi di Catania. Maurizio Di Gati (il pentito che chiama in causa pure Cuffaro) parla di una spartizione degli appalti tra l’impresa di Vincenzo Randazzo, appoggiata dalla mafia di Agrigento, e l’impresa Romagnoli, appoggiata dalla mafia di Catania. Secondo Di Gati i catanesi avrebbero avuto contatti con il senatore Pino Ferrarello, di Forza Italia, accusato di corruzione e turbativa d’asta, e con Giuseppe Castiglione.

Giovanni Mercadante viene arrestato il dieci luglio 2006 mentre è primario di radiologia dell’ospedale Civico di Palermocon l’accusa di associazione mafiosa. Secondo i magistrati, Mercadante è intervenuto «sulle istituzioni e sulla pubblica amministrazione» per conto dei capimafia e, in particolare, per gli interessi di Bernardo Provenzano, e avrebbe fornito anche «la disponibilità della struttura sanitaria della quale era socio per prestazioni sanitarie in favore dei mafiosi, anche latitanti, ricevendo l’appoggio elettorale di Cosa nostra». Il 22 Maggio 2007 è rinviato a giudizio per associazione mafiosa. Nelle conversazioni registrate tra i mafiosi Rotolo e Nicchi si fa riferimento all’Udc e ad esponenti politici come Mercadante che avrebbe incontrato Cinà e Bonura e sarebbe stato sollecitato ad appoggiare Marcello Parisi, un candidato ritenuto vicino alla cosca del rione Pagliarelli. Sia Parisi che il padre Angelo Rosario sono tra gli arrestati. Mercadante afferma di avere incontrato Cinà per ragioni professionali e nega di avere promesso la candidatura a Parisi, che conosce come un bravo ragazzo. Nipote del capomafia di Prizzi (Pa), Tommaso Cannella, Mercadante era già stato indagato nel 2001 perché il suo nome figurava in una lettera del figlio di Provenzano al padre, ma era stata richiesta e ottenuta l’archiviazione per mancanza di riscontri.