domenica 24 giugno 2007

Finchè la barca va non l'affondare


Fino a qualche anno fa andavo ad applaudire D’Alema, Fassino, Prodi. Mi sembravano giganti. Li vedevo come la trasposizione fisica dei miei ideali. Erano uomini della provvidenza per la sinistra. Oracoli. Erano all’opposizione, e Berlusconi governava. Noi eravamo i buoni e loro i cattivi. Era tutto molto facile, manifestare, applaudire, combattere il nemico comune. Evidentemente l’opposizione fortifica e compatta. Poi io crescevo, Berlusconi perdeva consenso e acquistava capelli, e da un giorno all’altro siamo andati al governo. E’ stato tutto molto veloce. Siamo andati al governo con Mastella. Il male necessario tutti pensavano (e nessuno lo diceva). E allora ho cominciato a contare i minuti che mi separavano dal giorno in cui avremmo ristabilito la parità dei diritti, la dignità della magistratura, la certezza della pena e del giusto processo. In poche parole quando avremmo cancellato le leggi vergogna fatte dal governo Berlusconi e quando avremmo vietato al monopolista dell’informazione la possibilità di essere rieletto in quelle condizioni. Era il minimo, ed era la prima cosa da fare. E ancora conto, con le dita consumate. E più conto più capisco che non basteranno tutte le dita del mondo. Il governo cadrà, o forse arriverà ai cinque anni, ma mai nessuna legge verrà seriamente intaccata. Lontano dal palco, dietro le quinte, si vive di compromessi, di auto tutela. Siamo seri, stiamo lavorando per noi.

Qualche mese fa leggo su Repubblica un’intervista a colui che rappresenta il politico per antonomasia: D’Alema. Medito e non commento subito. Comincio a tessere, a concatenare gli eventi. Lo faccio adesso, alla luce di tutto quello che è successo e sta succedendo. Massimo Lo Skipper parlava di crisi della politica. Diceva che la gente è scoraggiata, che se si fosse continuato così si sarebbe andati incontro ad una disfatta generale. Loro sono i politici e la crisi della politica è colpa della gente. Ho una pistola, sparo, uccido uno e la colpa è la sue che in quel momento passava di li. Aveva l’arroganza di dire che se la gente non credeva nella politica e nei politici si sarebbe andati tutti a fanculo. E chi diceva “siete tutti uguali” era un qualunquista. Era micidiale: D’Alema sei un grande! Grazie. D’Alema siete tutti uguali, vi auto tutelate, siete una casta. Sei un qualunquista. Lui è D’Alema e tu chi sei? Nessuno.

Uomini mediocri formulano un ricatto morale. Senza di noi politici non si va da nessuna parte. E allora pensavo che in realtà la crisi non è mai finita, e da Tangentopoli fino ad adesso in realtà pochi hanno cominciato a fidarsi e ancora meno hanno ricominciato. Sono stati loro stessi a dire che la crisi era finita, I politici se ne accorgono adesso. Oggi che vengono fuori intrecci tra finanza e partiti politici, tra speculatori e politici, tra partiti della sinistra (popolari) e grandi banche (capitaliste). E chiaro che le cose cambiano, si evolvano, ma ce lo dicano. Signori, noi siamo questi, e amen. Noi, la grande sinistra, il grande statista D’Alema, il sacrificato Fassino. E dietro? Il nulla. Antonio Ingroia oggi diceva che la gente è disillusa. Dopo Tangentopoli ci fu uno scatto d’orgoglio, cascate di monetine, punizioni alle urne. Oggi, una intera classe dirigente è stata denudata e ridicolizzata e alla gente non fa nemmeno impressione. Non ci sono mica reati. Non si evita di commettere atti dissonanti con l’etica della gestione della cosa pubblica, si cambiano le premesse. Un partito politico dovrebbe limitarsi a fare politica. Se si interessa alle scalate alle banche non è un reato, certo, ma non è un atto da partito politico. Non facciamoci imbambolare da chi dice i tempi sono cambiati, i partiti sono apparati che hanno bisogno di certezze economiche. Sono i discorsi di uno dei più grandi ladri italiani, Bettino Craxi. Sei un qualunquista. Vedo tutti questi politici, di destra, di sinistra, di centro che corrono in giro, impazziti, come le formiche a cui hanno distrutto la tana, nudi con una mano che copre davanti e l’altra dietro. Corrono e denunciano chi racconta le cose per come stanno. Loro fanno le cazzate e il qualunquista è chi le racconta. Il messaggio è: certe cose si possono fare ma non si possono raccontare. E’ un discorso in puro stile mafioso ma molto più elaborato. Se lo racconti non ti uccidono, ma ti delegittimano e se loro affondano tu sei fottuto. Se affonda la barca affondiamo tutti. No. Io sulla barca non ci sono. Lo skipper è un altro. E sono un uomo di sinistra, e nessuno può darmi una patente di appartenenza. Tutti gli incazzati, gli insoddisfatti, gli scettici, quelli sono gli uomini di sinistra. Perché se uno è soddisfatto di come le cose vanno, sia al governo che al partito quasi defunto, o è narcotizzato o è un infiltrato di Forza Italia.

Sta venendo tutto a galla, da una parte e dall’altra, e la classe, la casta politica si riscopre piccola piccola. Ha bisogno della nostra protezione, sono dei piccoli neonati. Mi chiedo: questa è la classe politica che ci meritiamo? Indipendentemente dal fatto che ci siano regie occulte che mirano a destabilizzare, interessi grossi che tramano contro lo stato, è lecito che questa gente abbia in mano in nostro futuro?

lunedì 18 giugno 2007

Notizie da Radio Bue

Vignetta tratta da www.viaetere.it

Oggi un diversivo: i grandi scoop che ho dato durante l'anno passato a condurre il giornale radio sulla radio universitaria.

Romano Prodi a Radio Bue: “Caro Benny, mi preme informarti che la crisi del mio governo è finita. La coalizione è più forte di prima, e con l'ingresso di Marco Follini, che in cambio ha chiesto solo di avere una sacrestia in parlamento, siamo pronti a ripartire. L'ingresso di Follini -continua il presidente del consiglio- da una decisa sterzata a sinistra alla coalizione, verso la laicità dello stato di cui da sempre l'UDC è baluardo intransigente.”

Dopo Sircana, anche Mastella entra nel vortice dell'inchiesta di Potenza. “Ce l'hanno con me perché sono contrario ai Dico” risponde Mastella a chi insinua che il ministro si trovasse su una barca con 2 uomini, tre donne, un trans e vassoi d'argento colmi di cocaina. “Infatti, caro Benny, ci tengo a precisare che io sono un trasformista secolare e recidivo, ma non un trans-formista”.

Caro Benny, chi scrive è il Ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli. Voglio puntualizzare che i Dico non sono stati abbandonati, ma non sono più priorità del governo. Abbiamo altre cose importanti, come la Tav, che farà viaggiare le mozzarelle a 350 km/h, esportare un altro pò di democrazia in Afghanistan con il rifinanziamento della nostra missione di guerra, e fare luce su come il video di Paris Hilton sia finito sul web. La Margherita, -conclude il ministro- difenderà per sempre la laicità dell'Italia, Benedicat vos omnipotens. Deus, Pater et Filius et Sanctus. Amen”

Il contributo di oggi mi arriva dal presidente della regione Sicilia Totò Cuffaro. “Caro Benny, volevo che fosse chiaro a te e ai tuoi amici universitari padovani, che il mio governo regionale sta portando avanti molte iniziative per la lotta alla mafia. Infatti c'è un problema di mafia, ma ci sono anche 5 milioni di siciliani onesti, di cui la metà mi ha riconfermato alla guida della regione, a cui la mafia fa schifo, come a me d'altronde” ha detto il presidente indagato dal 2003 per favoreggiamento aggravato a cosa nostra.

Caro Benny, sono il vocabolario di italiano De Mauro. Ti scrivo dopo aver visto per l'ennesima volta un politico italiano, Mastella di Calcutta, ad Anno Zero, criticare e aggettivare le domande che gli venivano poste. Io definisco la domanda come: frase, discorso con cui si esprime la volontà di sapere qualcosa. Non ci sono domande faziose, scorrette o sconvenienti. Ci sono solo domande. Fare domande non ha mai fatto male a nessuno, nascondere le risposte qualche volta si.

A scrivermi oggi è Sua Santità Joseph Ratzinger, che in un sms mi scrive: “Caro Benny, voglio dirti in confidenza che ci sono 1000 motivazioni tutte argomentate per cui la chiesa è contraria ai pacs. Te ne cito solo tre: perché scalfiscono l'istituzione del matrimonio, perché scalfiscono l'istituzione del matrimonio, e infine perché certamente scalfiscono l'istituzione del matrimonio”.

Il mio contatto in Afghanistan, il mullah Al Udc Buttiglion, mi scrive: “Caro Benny, sono venuto a conoscenza da uomini del governo afghano che Prodi, in cambio della liberazione del giornalista di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo, abbia proposto ai talebani come contropartita Clemente Mastella. I guerriglieri però vorrebbero Rutelli e il calendario di Mara Carfagna. Sul calendario non si trova l'accordo.

Sul tema della manifestazione di Vicenza, interviene a Radio Bue Silvio Berlusconi: “Caro Benny, Romano Prodi sta facendo tutto quello che non ero riuscito a fare in 5 anni: ha tirato fuori di galera il mio amico Previti con l'indulto, ha rafforzato il duopolio pubblicitario Rai-Mediaset con il nuovo ddl sulle televisioni, e adesso è riuscito anche a piegarsi alle richieste americane di ampliamento della base di Vicenza, nonostante l'opposizione dei vicentini, di larga parte della società civile e degli elettori che lo hanno preferito a me. Cosa posso volere di più? Per me è meglio di Craxi.

Oggi a scrivermi è Benny Calasanzio, giovane studente fuori sede a Padova. Caro Benny, ho scritto giusto ieri una lettera al Papa che potete trovare su www.bennycalasanzio.blogspot.com per chiedergli se e quanto si senta responsabile dell'ecatombe africana dell'aids. Lui continua a dire che Dio non condivide i preservativi, intanto le infezioni aumentano. Strano questo dio cattolico.

Gli ascoltatori di Radio Bue sono preoccupati dall'interessamento di Silvio Berlusconi all'acquisto di Telecom. Galileo G. ci scrive: “Oramai Berlusconi possiede tutto. Giornali, televisioni, assicurazioni, banche. Gli manca solo il ristorante indiano di Via Aspetti e il Sexy Shop dietro la stazione. La sinistra addirittura appoggia questo monopolio globale”. Galileo conclude con un appello: “Salviamo l'indiano e il Sexy Shop da Berlusconi!”

GR Bue a cura di Benny Calasanzio, la redazione vi ringrazia per l’attenzione, la prossima edizione domani alla stessa ora.

venerdì 15 giugno 2007

Di Gati cù?


Chi è quest'uomo? Qualcuno lo avrà chiesto all'indagato Cuffaro con una foto in mano. E lui: non lo conosco. E gli altri: Lui ti conosce!

Sarà il cambiamento climatico, sarà l'aumento del prezzo del petrolio, sarà che non ci sono più le mezze stagioni, ma mai prima d'ora fioriscono così le dichiarazioni dei pentiti di mafia. E io mi trovo a scrivere l'ennesimo post per raccontare cosa si inventano questi collaboratori di giustizia per inguaiare Totò Cuffaro. Quello che non mi torna è: perchè ci sono così tanti boss che si pentono, mettono una pesante ipoteca sulla loro vita, e si divertono a diffamare Cuffaro? Quale motivazione li spinge a dichiarare il falso? Perchè ce l'hanno con il più grande baciatore di sempre? Loro mafiosi, non certo avversari di una certa destra in Sicilia, lui Presidente della Regione. Mi sfugge il legame. Ma provo ad andare avanti.

E' stato depositato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo agli atti del processo in cui il governatore siciliano è imputato con l'accusa di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e violazione del segreto d’ufficio, il verbale di interrogatorio reso il 22 Febbraio scorso dal pentito Maurizio Di Gati, ex rappresentante provinciale della mafia di Agrigento, arrestato nel Novembre del 2006.

Di Gati entra in sala, si siede e dice: "Tutti quelli di Cosa nostra, tutti abbiamo votato Cuffaro". E allora immagino i magistrati che saltano in piedi e gli dicono "Araciu! araciu! Prima beva un bicchiere d'acqua e poi ricominci, sennò Cuffaro pensa che queste cose gliele suggeriamo noi!"

E allora l'uomo continua:

"Prima delle elezioni regionali, parlando con Leo Sutera, (reggente della cosca di Sambuca di Sicilia) mi diceva che c'era un grosso interessamento da parte di Cosa nostra palermitana e in più doveva esserci un grosso interessamento di Cosa nostra agrigentina per dare tutti i voti possibili a Salvatore Cuffaro,in quanto, avendo lui come presidente della Regione, diceva, i favori per noi sono maggiori sia per i finanziamenti dei lavori sia per i progetti che ci sono nella Regione. Così, diedi l’ordine di fare votare a tutti quelli che erano a mia disposizione".


"Minchia!" avranno detto i magistrati. "Ora cu ci lu cunta a Totò?"

Ma Di Gati rincara che nel 2002 avrebbe sollecitato il baciatore Cuffaro, attraverso il boss Leo Sutera, per avere una raccomandazione nell'apertura di una farmacia a Raffadali. Sutera si sarebbe rivolto al capomafia di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro, all'epoca detenuto, che a sua volta avrebbe parlato con Cuffaro.

Ma le consultazioni elettorali di Cosa Loro, che poi si trasformarono in voti, riguardano anche le politiche del 2001. In un altro interrogatorio il pentito Di Gati ha anche detto che in quella occasione Cosa Loro votò per il centrodestra "per avere alleggerimenti nel 41 bis".

Maria Maria...

E allora, prima di terminare, la ciliegina: Antonino Giuffré. Di Gati dice che anche l'ex capomafia avrebbe fatto votare i suoi per Totò: "Puru iddu c’è ’nfilautu dda nmienzu pi’ appuiare a Cuffaro (anche lui è infilato lì in mezzo per appoggiare Cuffaro)".

Ma l'uomo più tranquillo del mondo, il comico più conosciuto della regione Sicilia, colui che a Ficarra e Picone potrebbe far perdere il lavoro, il mattatore di Teleacras, con nonchalance dichiara:

"Apprendo con stupore delle dichiarazioni del pentito Di Gati che mi riguarderebbero. Ancora una volta non posso che dire che è triste dover spiegare fatti che non esistono raccontati da persone che non conosco. Non conosco alcuno dei personaggi citati dal Di Gati, nè tantomeno conosco il Di Gati, né ho mai chiesto a lui o ad altri mafiosi di votarmi. Ricordo solo che alle elezioni del 2001 mi ha votato oltre il 60% dei siciliani, gente perbene che lavora onestamente, e se qualcuno non perbene mi ha votato con la speranza di ottenere illeciti favori ha fatto il peggior investimento della sua vita.

Io a iddu criu.

Posta Prioritaria per la sindaca Moratti


Pubblico la lettera che ho scritto per vari quotidiani e che è stata pubblicata ieri da Liberazione oggi da La Repubblica.

Gentile Direttore, Egregi Lettori,

sembrerò ripetitivo e petulante, ma vivere in Italia per un portatore di handicap è sempre più difficile. Locali che rifiutano di farti usare il bagno perchè non hai consumato, Enti Regionali per il Diritto allo Studio che ti negano il posto macchina e te lo concedono solo grazie ai giornali che pubblicano la tua protesta. A volte passa davvero la voglia di lottare nonostante tutto, di cercare di vivere una vita normale nonostante una carrozzina.

L'ultima disavventura ci è capitata a Milano la settimana scorsa. La mia ragazza è da un anno sulla sedia a rotelle per un incidente. Ha 19 anni. Arriviamo a Milano in treno, stazione centrale. Dobbiamo andare al duomo per una visita e il modo più veloce ed economico è prendere la metropolitana. Già, sarebbe bello. Peccato che la metropolitana della stazione centrale non ha ascensori né scale mobili né scivoli. Perchè pagare un taxi quando la metro costa un euro? Chiedendo aiuto ad un passante, perchè questo ci tocca fare, abbiamo fatto le due rampe di scale che ci separavano dai binari della metro. Non è piacevole per una persona diversamente abile, così giovane, dipendere dai passanti.

La cosa paradossale è che giunti alla fermata del duomo, c'era l'ascensore, così pure alle altre fermate minori. Mancava semplicemente nel punto nevralgico della città. Non puoi partire ma puoi arrivare.

Io e la mia ragazza non chiediamo nulla, sembra una lotta contro i mulini a vento, ma ci vengono in mente le immagini della manifestazione per la sicurezza che il sindaco Moratti aveva organizzato a Milano. Dopo cinque anni da ministro protesta contro Prodi perchè a Milano non c'è sicurezza. Forse sarebbe più utile e serio protestare contro l'inciviltà, contro l'obbligo di dipendere dalla bontà degli altri. Anziché strumentalizzare tutto, perchè il sindaco Moratti non si impegna pubblicamente a fornire la stazione centrale di ascensori funzionanti? Perchè l'indipendenza di una persona deve essere una concessione?

mercoledì 13 giugno 2007

Se i divorziati vanno al Family Day, gli etero vadano al Gay Pride


Ma a cosa serve andare a fare le pagliacciate in piazza? Perchè devono dimostrare al mondo di essere gay? Uno l'orgoglio gay lo dimostra vivendo ogni giorno nella società non vergognandosi di esserlo. Argomentazioni che quasi sembravano serie e piene di contenuto da parte di coloro che si opponevano ai Gay Pride, le grandi manifestazioni ludo-culturali organizzate per rivendicare l'orgoglio e i diritti omosessuali.

Poi però molta della gente che si era espressa in quei termini organizza il Family Day, una giornata per difendere i diritti della famiglia contro i tentativi parlamentari di un progetto che concedesse diritti elementari anche alle coppie omosessuali. E ospiti e testimonial di una simile mobilitazione erano i personaggi più divorziati d'Italia, Casini e Berlusconi. Le persone meno adatte a rappresentare la famiglia tradizionale. No, ma è gente coerente quella del Family Day. Il mio giudizio, che conta nulla, è che il Family Day è stata una grande ipocrisia, naturalmente tutta all'italiana. E uso le stesse argomentazione dei baluardi dell'eterosessualità discriminante: ma a cosa è servito andare in piazza? Perchè devono dimostrare al mondo di essere a favore della famiglia tradizionale? Se uno lo è lo dimostra vivendo ogni giorno, magari facendo qualche divorzio in meno. Tutta questa gente che si oppone alla concessione di diritti che più di mezza Europa già riconosce è antistorica, è crudele nei confronti di chi ha diversi orientamenti che di certo non ha scelto. Perchè non chiamarlo Discrimination Day? O Cruel Day? Hanno ragione, sarebbe stato troppo coerente.

Il 16 Giugno a Roma si terrà il Roma Pride. Una grande manifestazione dei distruttori della famiglia tradizionale, di tutti i deviati d'Italia. Aderiranno migliaia di sigle, molti partiti della maggioranza, e, spero, milioni di persone, gay e non. Il sottotitolo del logo è PARITA' DIGNITA' LAICITA'. I parrucconi deviati forse, tra balli e show, propongono. E chiedono nella loro piattaforma politica solo il riconoscimento dei loro diritti elementari, che il Family Day ha deciso essere illegittimi. Amen.

Dal sito di Roma Pride:

Noi siamo portatori e portatrici di pari dignità e rivendichiamo che il Parlamento e il Governo, così come le forze sociali e politiche, riconoscano e garantiscano uguale dignità e pari diritti, nel rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani, della Costituzione italiana, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e nel rispetto del principio della laicità dello Stato italiano e della sua autonomia da ogni ingerenza confessionale.. Le nostre rivendicazioni, si inseriscono in un quadro politico ed istituzionale desolante, in un clima sociale e culturale d’odio alimentato dalle gerarchie cattoliche e sostenuto da una politica debole e in affanno, perché ha completamente smarrito i valori fondanti della convivenza e del pluralismo ideale. È in atto un conflitto di cui vogliamo assumerci l’onere, che cerca di connotarsi come uno scontro fra civiltà, tra eterosessuali e cittadini lgbt, tra cattolici ed atei, tra migranti e italiani, ed invece ha lo scopo di imporre un pensiero unico, un arretramento sul terreno delle conquiste sociali e di cancellazione di ogni tipo di speranza di riscatto ed emancipazione dei differenti vissuti, identità ed orientamenti sessuali.

Sono rivendicazione piene di intelligenza e di dignità. Non chiedono matrimoni o adozioni di figli, come alcuni sciacalli fanno intendere.

Io a Roma ci sarò. Andrò a tutelare i diritti delle minoranze. E prego tutti quelli che credono nella laicità dello Stato, nella dignità di ognuno, nel rispetto degli altri orientamenti sessuali, di esserci.

Sul sito Roma Pride potete trovare informazioni su ogni aspetto dell'organizzazione, dal corteo ai trasporti.

Ci vediamo a Roma!

lunedì 4 giugno 2007

Visco, magari hai ragione, ma non ne azzecchi una


Prima di scrivere questo post ho letto tanto, e riflettuto altrettanto. Ho anche comprato per la prima volta il Giornale. Non fatelo voi. L'ho fatto solo per lavoro. Con la martellante campagna diffamatoria ai danni del governo, da parte di peones berlusconiani e affini, per un attimo mi ero lasciato cogliere da un impeto di rabbia e stavo per scrivere contro Visco, in virtù della trasparenza e della correttezza istituzionale. Infatti un pò lo farò, ma solo per metà. Poi leggendo lettere, articoli, e l'inchiesta di oggi su Repubblica del bravo D'Avanzo mi sono schiarito un pò le idee, e questo ho partorito.

Premessa: chi è Visco? Vincenzo Visco è un politico e economista italiano. Nel 2001 è stato condannato per abusivismo edilizio per via di alcuni ampliamenti illeciti della sua abitazione a Pantelleria, con una pena di 10 giorni di arresto, 20 milioni di lire di ammenda e l'ordine di riduzione in pristino dei luoghi, cioè la demolizione delle opere abusive. Si, lo so che non è un reato grave, ma io sono pignolo...

Allora, non si saprà mai se davvero Visco ha effettuato pressioni e minacciato il generale Speciale per costringerlo a trasferire gli ufficiali che indagavano sulla scalata di Unipol a BNL. Purtroppo questo governo e questa opposizione con una legge imbavaglieranno le care intercettazioni, le stesse senza le quali Fazio sarebbe ancora governatore della Banca d'Italia. Auto-tutela. Però possiamo ipotizzare due scenari:

Scenario 1: Il buon Visco ha davvero cercato di rompere la loggia di potere occulto esistente tra Sismi e Guardia di Finanza, rafforzatasi durante il regime Berlusconi, e fino a poco tempo fa vicina all'ex ministro dell'economia Tremonti, e quindi ha cercato di fare pulizia eliminando uno dei maggiori rappresentati di questa corrente, Speciale appunto, che d'altronde è uno che non mai obiettato riguardo alle indagini congiunte sui conti di Romano Prodi e dei DS.
Diciamo che Speciale non è proprio un indipendente. E allora Visco sarebbe non solo un politico corretto, ma anche uomo da ammirare. E Speciale uno da cacciare assieme agli altri generali e ai dirigenti del Sismi. Spoil System democratico.

Scenario 2: Visco ha progettato la cacciata di Speciale di fronte al suo rifiuto di insabbiare le indagini Unipol. Quindi Visco sarebbe un poco di buono e dovrebbe essere costretto alle dimissioni, Il Giornale sarebbe un grande giornale perchè ha scoperto tutto e lo ha sbattuto in prima pagina, Speciale un grande uomo delle istituzioni, un baluardo, alla pari di Carlo Alberto Dalla Chiesa, uno che non si è mai piegato.

Se fosse come da caso 1, l'errore di Visco, individuato anche da D'Avanzo, sarebbe stato quello di non svolgere una simile pulizia pubblicamente, di rendere pubbliche le motivazioni che c'erano dietro ai trasferimenti degli ufficiali. La gente lo avrebbe acclamato. Se fosse come da caso 2, semplice: dimissioni subito, per Visco e per i suoi protettori.

Personalmente sono convinto che siamo di fronte ad un "giano bifronte". Credo che Visco abbia adottato la tattica della pulizia quando i rapporti con la Guardia di Finanza si erano incrinati ulteriormente. Quando il patto di non belligeranza era stato infranto. Rotto? Rompiamolo tutto allora. In poche parole.

Se medio, ottengo che Visco non è un grande uomo, nè un grande politico, ma uno che quando le regole del gioco sono state violate, si è incazzato. Speciale è un generale politicizzato di berlusconite che non ha esitato a sputtanare tutti per mettersi un ferro dietro la porta.

Non possiamo che aspettare...