giovedì 24 maggio 2007

L'oscura trasparenza di Totò Forse Colpevole Cuffaro


Foto tratta da www.girodivite.it

La Sicilia è piena di paradossi. I siciliani sono paradossali, sempre e comunque. A volte ce ne compiaciamo, a volte ci incazziamo quando ce li fanno notare. E' la nostra natura. E il paradosso quando non è tragico e quando non riguarda una tragedia come la mafia fa sorridere. In questo caso forse riguarda la mafia. Per dirlo dobbiamo aspettare una sentenza. Quindi nel frattempo posso sorridere. Sorrido quando sento Cuffaro ancora oggi, sempre più indagato, che dice "Non ho nulla da nascondere, sono tranquillo". Rido perchè penso ad un memorabile articolo apparso su Repubblica il 24/11/2005 che ricostruisce tutte le vicende che coinvolgono Cuffaro alle prese con decine e decine di schede sim e decine e decine di cellulari cambiati quotidianamente per "sicurezza", per non essere intereccettato, magari. Se non ho nulla da nascondere, penso io, perchè faccio tutto questo? Non voglio aggiungere altro. Leggete, e fino alla sentenza, potete anche sorridere.

Da: http://www.archiviostampa.it/it/articoli/art.aspx?id=6746

Oltre un milione e mezzo di tracce nell'inchiesta siciliana raccontano la vita segreta del presidente

Cellulari, spioni e schede fasulle la grande rete di Totò Cuffaro

Donne inesistenti e pentiti sulle utenze del governatore

di Attilio Bolzoni

PALERMO - Per più di un anno Maddalena Carollo, nata il 24 giugno del 1951 a Villabate in provincia di Palermo, ha parlato con mafiosi e spioni, assessori che prendevano ordini dalla «famiglia» di Brancaccio e marescialli infedeli che prendevano soldi. Quando qualcuno ha tentato di capire chi fosse mai questa signora così addentro a quelle cose di Palermo, ha scoperto che per l'anagrafe italiana Maddalena non era mai esistita. Falsa era la data di nascita e falso pure il codice fiscale esibito per attivare una carta sim. Quella scheda in realtà la usava un uomo: il governatore Totò Cuffaro.

In un milione 651 mila 584 tracce telefoniche è raccontata l'altra vita del presidente della Sicilia, quella segreta dei contatti più inconfessabili, quella delle conversazioni con gli 007 su utenze copertissime, quella dei messaggi con una combriccola di carabinieri o ex carabinieri diventati deputati. Per queste «parlate» il governatore Cuffaro in un paio di anni ha utilizzato una ventina di «carte» diverse e almeno un centinaio di cellulari, più i sette telefonini intestati a suo nome, più i due numeri fissi della sua segreteria e quegli altri tre della sua casa a Villa Sperlinga. Tra le tante schede adoperate da Totò ce n'era pure una a nome di Francesco Campanella, quel presidente del consiglio comunale di Villabate che qualche mese fa si è pentito e ora sta facendo tremare i Palazzi della Regione.

Tutti i particolari dell'altra vita del governatore sono stati svelati in udienza pubblica a Palermo, testimonianza del consulente informatico della Procura Gioacchino Genchi, un super esperto di «traffici» telefonici, l'analista che ha esaminato i computer di Falcone dopo Capaci e il movimento dei cellulari dei suoi assassini. Il dibattimento è quello che qui in Sicilia chiamano «il processo alle talpe», gli spifferi partiti da alcuni uffici investigativi per avvertire Cuffaro che c'era un'indagine a suo carico. Ruberie nella Sanità, milioni di euro stornati agli amici e soprattutto a Michele Aiello, boss delle cliniche, primariati decisi nei summit convocati dal capo mandamento di Brancaccio Giuseppe Guttadauro. Affari conclusi tra mafiosi e uomini politici. Così il governatore è rimasto invischiato in quella rete, mandato a giudizio per avere favorito Cosa Nostra.

Tra le prove dell'accusa c'è quella valanga di tracce telefoniche con al centro sempre Totò Cuffaro.

E' un vortice di numeri, una girandola di schede, una selva di cellulari quella che l'ha inghiottito tra il 2001 e il 2002. Con una carta sim intestata a lui usa 29 cellulari, un'altra privata la inserisce in 7 cellulari, un'altra (ma della Regione) la sistema sempre in altri 8 cellulari. Quella che è a nome del futuro pentito di Villabate cambia 31 cellulari che chiamano e ricevono per 62 mila telefonate, 60 mila in entrata e 2 mila in uscita. Quei 31 cellulari a loro volta ricevono in pochi mesi 50 schede diverse, decine di migliaia le tracce lasciate. Molte sono in uso a Vito e a Giuseppe, gli autisti del governatore. Le telefonate più «calde» arrivano quasi tutte lì, sostengono i procuratori di Palermo.

Sono 2496 i contatti accertati del telefono intestato alla donna fantasma Maddalena Carollo. La sua scheda si attiva il 28 giugno del 2001 e si disattiva il 29 dicembre del 2002. E' l'11 luglio del 2001 quando per la prima volta Cuffaro riceve una telefonata su quell'utenza. Alle 18,34, lo chiama suo fratello Silvio. Il giorno dopo, il 12 luglio, è a Roma per una riunione della Casa della Libertà per decidere gli assessori del suo governo, è «posizionato nella zona dell'Aventino» e riceve una chiamata da Palermo. Il 13 luglio il cellulare - e chi lo ha in uso - è ancora a Palermo e riceve alle 17,53 le telefonate del sottosegretario dell'Udc al Lavoro Saverio Romano e del leader dei neo autonomisti siciliani Raffaele Lombardo. Su quella scheda che risulta di proprietà di Maddalena Carollo - e che Cuffaro ha sempre smentito di aver utilizzato - qualche giorno dopo viene intercettata e registrata una telefonata. Da una parte c'è Mimmo Miceli, all'epoca assessore comunale di Palermo che trama con il capomafia Guttadauro per scegliere un primario al Policlinico. Dall'altra parte c'è la voce del governatore. La scheda della donna senza nome e senza volto è stata acquistata all'«Enterprise Service» di Villabate, in via Medici 19. Proprietario del negozio di telefonia era il presidente del consiglio comunale Francesco Campanella.

E proprio sull'utenza di Campanella il governatore viene chiamato in diciotto mesi 54 volte da un ufficio del Sisde, quello di via Notarbartolo a Palermo. Chi chiama Cuffaro in quell'anno e mezzo?

E perché gli agenti segreti di stanza in Sicilia lo cercano così frequentemente? E' una brutta vicenda che non è ancora del tutto chiara. Ma certi fatti si possono già ricostruire. Qui a Palermo in quei mesi c'era una guerra per bande. Cuffaro da una parte e Forza Italia dall'altra si erano «impossessati» di pezzi di Sisde e di Sismi, funzionari e ufficiali che erano vicini a questo o a quel potente siciliano. Un servizio quasi «privato». A un certo punto il governatore sembrava più coperto dei suoi amici rivali di Forza Italia e, a Palermo, arrivò all'improvviso una squadretta del Sismi per bilanciare il peso della «stazione» locale. La guerra tra gli spioni si scoprì dalle intercettazioni sulle talpe, quell'ufficio del Sismi piovuto da Roma fu chiuso in fretta e furia inseguito dalle investigazioni della Procura.

La storia del processo per l'inchiesta svelata sul governatore della Sicilia è tutta chiusa in una relazione «sulla riconducibilità delle utenze in uso a Cuffaro Salvatore», migliaia di pagine e di numeri, di triangolazioni telefoniche, di agende criptate. E' nel computer dell'assessore Miceli che il consulente Gioacchino Genchi trova che la scheda intestata al pentito Campanella era sotto la voce «Giovanni, segretario Totò». E' nel movimento delle chiamate del maresciallo dei Ros Giorgio Riolo e del deputato dell'Udc Antonio Borzacchelli (un ex sottufficiale dell'Arma) che i carabinieri del reparto operativo e i procuratori Prestipino, De Lucia e Di Matteo arrivano a tre utenze riservatissime: erano del Sisde. E' nella rubrica di Borzacchelli che trovano sempre un numero con accanto sigla: «Cuff». Il numero era quello di Maddalena, la donna di Villabate che non esiste.

I vermi senza palle minacciano il giornalista siciliano Lirio Abbate


Lirio Abbate è un giornalista. Non ufficio stampa, nè pubbliche relazioni. E' un Giornalista e fa il suo lavoro di inchiesta e documentazione. Forse ha toccato qualche nervo scoperto del Sistema. E per questo sono arrivate le minacce. Adesso è sotto scorta. La risposta a queste minacce squallide e vigliacche è una: comprate il suo ultimo libro, leggetelo, regalatelo. E' un gran bel libro scritto a quattro mani con Peter Gomez. Compratelo alla faccia dei poverini a cui ha dato fastidio e fatelo girare:

"I complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento" (Fazi editore, 2007).

Da http://www.premioischia.it/vinc.html :

Lirio Abbate è nato Castelbuono (Palermo), ed è redattore all'Ansa dove si occupa di cronaca e attualità. Ha seguito i processi e le inchieste di mafia più importanti degli ultimi quindici anni e si è occupato di indagini sulla criminalità organizzata in Sicilia, sugli intrecci tra i boss e la politica. Ha effettuato reportage sulle mafie in Italia e sugli sbarchi dei migranti nelle cosche siciliane, in particolare a Lampedusa, sulla situazione umanitaria del Darfur e nelle aree di confine del Ciad; per questi servizi è stato premiato come “Cronista 2003” dall'Unci (Unione nazionale cronisti italiani). Sono numerose le notizie di rilievo che ha dato in anteprima sul notiziario dell'agenzia, di cui si sono occupati il giorno dopo i giornali nazionali nei titoli di prima pagina. Ha iniziato ad occuparsi di cronaca nel 1990 al “Giornale di Sicilia” di Palermo, dove è rimasto fino al 1997, quando è poi passato all'Ansa. Dal 1998 scrive anche su " La Stampa ".

Con molta attenzione ha seguito in questi anni le inchieste che hanno riguardato i favoreggiatori del boss Bernardo Provenzano, rivelando tanti retroscena sulla latitanza del capomafia corleonese, scavando in particolare sulla permanenza del padrino a Marsiglia (Francia) dov'è stato sottoposto ad intervento chirurgico con la copertura di boss mafiosi.

Ha scritto i libri: “ Nostra mafia dei monti - dal processo alle cosche delle Madonie al caso Contrada” - Dharba Editore Spoleto - 1993; “ La storia del giro podistico di Castelbuono – La corsa su strada più antica d'Italia ” - Promos Editore – 1994. Da questo libro è stato sceneggiato il cortometraggio premiato nel 1996 alla rassegna cinematografica “International Sportfilm festival”; “ La mafia che ho conosciuto " - Edizioni Espero - 1996.

Abbate era l'unico giornalista presente sul luogo al momento della cattura di Provenzano e il primo a battere la notizia con tutti i particolari del blitz raccontati in diretta.

mercoledì 23 maggio 2007

Appello all'udc onesta


Fare di tutta l'erba un fascio è il più grande errore che un uomo che cerca giustizia possa fare. Purtroppo qualche volta capita anche a me. E' più facile dire che sono tutte mele marce anzichè individuarle chirurgicamente.

Molte volte, nella lotta di questo blog contro il potere colluso del presidente Cuffaro, ho detto “L'UDC siciliana”, riferendomi a molte, molte persone ma avendo in mente solo i misfatti dell'indagato di Raffadali. Per qualche istante facevo di tutta l'erba un inquisito. Ma sia al Sud, che al Nord, incontrando gente, giovani e meno giovani, ho capito che stavo sparando con gli occhi chiusi contro gente che non era tutta come Cuffaro. Ho capito che nell'UDC c'è gente per bene, a cui fa schifo Cuffaro e a cui fa schifo la mafia, a cui fa schifo Andreotti e a cui fa schifo la corruzione. Uomini e donne che si rifanno ai grandi padri della repubblica e ai grandi ideali della prima Democrazia Cristiana.

E a questi uomini e a queste donne io oggi mi rivolgo. Con molto rispetto. E chiedo loro di fare la differenza, di consentirmi di essere il meno possibile qualunquista, di farmi capire che ho ragione quando dico che l'UDC, e quella siciliana in particolare, non è tutta uguale. Stare nell'UDC non vuol dire stare per forza con Cuffaro, e ancor di più non può voler dire difenderlo a spada tratta anche di fronte a fatti inequivocabilmente documentati.

C'è chi in nome di un'appartenenza partitica chiude gli occhi di fronte all'eclatante, come il PCI con i fatti di Ungheria, o come Casini quando mette la mano sul fuoco sull'innocenza di Cuffaro, c'è chi pur appartenendo allo stesso partito di un indagato come Crisafulli magari, Claudio Fava, si indigna e lo dice pubblicamente. E chiedo a voi dell'UDC dagli occhi aperti di uscire allo scoperto, di riprendervi la dignità di essere rappresentata da gente onesta. Vi chiedo di dire a Cuffaro che lui rappresenta una pagina dell'UDC che va cancellata per fare spazio a chi crede si nell'UDC, ma ancora di più nella giustizia, nell'onestà, nell'antimafia. Io a voi oggi regalo le parole di Pippo Fava su un sindaco democristiano. Narrate come solo lui sapeva fare.

Tratto da “Un anno”, edizioni Fondazione Fava

“Nel paese di Camporeale, provincia di Palermo, nel cuore della Sicilia, assediato da tutta la mafia della provincia palermitana, c'era un sindaco democristiano, un democristiano onesto, di nome Pasquale Almerico, il quale essendo anche segretario comunale della DC, rifiutò la tessera di iscrizione al partito ad un patriarca mafioso, chiamato Vanni Sacco ed a tutti i suoi amici, clienti, alleati e complici. Quattrocento persone. Quattrocento tessere. Sarebbe stato un trionfo politico del partito, in una zona fino ad allora feudo di liberali e monarchici, ma il sindaco Almerico sapeva che quei quattrocento nuovi tesserati si sarebbero impadroniti della maggioranza e avrebbero saccheggiato il Comune. Con un gesto di temeraria dignità, rifiutò le tessere. Respinti dal sindaco, i mafiosi ripresentarono allora domanda alla segreteria provinciale della DC, retta a quel tempo dall'ancora giovanile Giovanni Gioia, il quale impose al sindaco Almerico di accogliere quelle quattrocento tessere di iscrizione, ma il sindaco Almerico, che era medico di paese, un galantuomo che credeva nella DC come ideale di governo politico, ed era infine anche uomo con i coglioni, rispose ancora di no. Allora i postulanti gli fecero semplicemente sapere che, se non avesse ceduto, lo avrebbero ucciso, e il sindaco Almerico, sempre convinto che la DC fosse soprattutto un ideale, rifiutò ancora. La segreteria provinciale si incazzò, sospese dal partito il sindaco Almerico e concesse quelle quattrocento tessere. Il sindaco Pasquale Almerico cominciò a vivere in attesa della morte. Scrisse un memoriale, indirizzato alla segretaria provinciale e nazionale del partito denunciando quello che accadeva e indicando persino i nomi dei suoi probabili assassini. Solo, abbandonato da tutti. Nessuno gli dette retta, lo ritennero un pazzo visionario che voleva continuare a comandare da solo la città emarginando le forze politiche nuove e moderne. Talvolta lo accompagnavano per strada alcuni amici armati per proteggerlo, poi anche gli amici scomparvero. Una sera di ottobre, mentre Pasquale Almerico usciva dal municipio, si spensero tutte le luci di Camporeale e da tre punti opposti della piazza si cominciò a sparare contro quella povera ombra solitaria. Cinquantadue proiettili di mitra, due scariche di lupara. Il sindaco Pasquale Almerico venne divelto, sfigurato, ucciso e i mafiosi divennero i padroni di Camporeale. Pasquale Almerico, per anni, anche negli ambienti ufficiali del partito venne sempre considerato un pazzo alla memoria".


P.S. Il 21 Maggio il gip di Palermo, Fabio Licata, ha riperto l'indagine per l'ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa a carico del presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro. E con il favoreggiamento aggravato di Cosa Nostra, e con la rivelazione di segreto d'ufficio, siamo a tre. Ne hanno di fantasia, questi giudici.

giovedì 17 maggio 2007

Crimen sollicitationis


Crimen sollicitationis (in latino "crimine di sollecitazione") è un documento segreto emesso dal Santo Ufficio del Vaticano (adesso conosciuto come Congregazione per la Dottrina della Fede) nel 1962, che fornisce istruzioni ai vescovi cattolici su come trattare i casi nei quali i preti erano accusati di usare la segretezza del confessionale per fare avances sessuali ai penitenti. Non solo, tramite esso si danno istruzioni su come porsi innanzi a casi di "crimini peggiori", nei quali un prete è sessualmente coinvolto con un animale, bambino o uomo. Gli avvocati canonici sono in disaccordo sul limite temporale secondo il quale il documento sarebbe ancora in vigore. Tale documento è stato redatto dal Cardinale Alfredo Ottaviani e approvato da papa Giovanni XXIII.

Il documento invoca segretezza sia per i casi trattati che per il documento stesso. Esso impone segretezza persino sulle vittime degli abusi sessuali. Sono imposte misure estreme per la violazione della segretezza, comprese la scomunica, la quale può essere inflitta e tolta solo dal papa in persona. Tratto da Wikipedia.

In due parole il documento spiega come le gerarchie della Chiesa dovrebbero occultare i reati sessuali.

Di seguito è riportata una parte della traduzione del servizio dal sito di Bispensiero, tratta da www.beppegrillo.it

"DOYLE - Il Crimen Sollicitationis prescrive una politica di segretezza assoluta su tutti gli abusi. Quello che leggiamo qui è una chiara politica di copertura dei casi di abuso commessi dai preti. E anche la punizione per quelli che vorrebbero richiamare l'attenzione su questi crimini ad opera del clero. Il che prova che le gerarchie ecclesiastiche sono interessate unicamente al controllo della situazione. C’è la chiara evidenza che la preoccupazione è solo di controllare e contenere il problema. Da nessuna parte c’è scritto di aiutare le vittime. La sola cosa che impone, invece, è di terrorizzare le vittime con la minaccia di punirle se raccontano l’accaduto. L'obiettivo è proteggere la reputazione dei preti, finchè la Chiesa non compia indagini. In pratica copre i preti pedofili.

Speaker: Fu Ratzinger a imporlo per 20 anni, l’uomo eletto Papa lo scorso anno. Nel 2001 Ratzinger emanò il seguito del Crimen Sollicitationis. Lo spirito era lo stesso. Ribadiva con enfasi la segretezza, pena la scomunica. Ne inviò una copia ad ogni vescovo del mondo. Recentemente ha aggiunto che tutte le accuse devono essere vagliate esclusivamente dal Vaticano. In altre parole solo Roma può pronunciarsi sugli abusi sessuali sui minori.

DOYLE: E’ tutto controllato dal Vaticano, e a capo del Vaticano c’è il Papa. Joseph Ratzinger si occupò di questo per parecchi anni, dopo l’emanazione del Crimen Sollicitationis. Ha emanato il seguito del Crimen, e ora è Papa. Tutto questo significa che le regole e l’approcciosistematico non sono cambiati.
COLM: il nuovo documento fu un’opportunità mancata di modernizzare l’atteggiamento della Chiesa, proprio mentre stavano esplodendo gli scandali più gravi negli Stati Uniti.

Speaker: Colm andò allora a Roma per capire se si trattava di casi isolati sfuggiti al controllo del Vaticano o una copertura sistematicada parte delle gerarchie ecclesiastiche.

COLM - Mentre nel 2002 gli scandali esplodevano in Irlanda, centinaia di casi stavano emergendo negli Stati Uniti. Un rapporto degli USA denuncia 4.500 preti accusati di violenza o abusi sessuali sui minori.

Speaker: - Il centro degli scandali era Boston, e la storia si ripetè ancora una volta: i preti accusati venivano sollecitamente spostati da una parrocchia all'altra. Nuovamente veniva operata una copertura sistematica. Al vescovo prontamente allontanato subentrò allora Padre Patrick Wall, un ex benedettino al quale il Vaticano ordinò di imporre il Crimen Sollicitationis nelle diocesi del Minnesota.

WAL: Ero parte del sistema, ma mi accorsi di essere manovrato ingannevolmente. Fu la “notte dello spirito”. Tutto quello in cui avevo creduto per 10 anni… Decisi di non lavorare più per una istituzione che si sforzava di sembrare santa, ma che pensava solo a proteggere se stessa..."

Video della BBC con le testimonianze dei sacerdoti

martedì 15 maggio 2007

Lo Spirito di un Giornale, e quello di un Giornalista


Nell'ultimo intervento da direttore de Il Giornale del Sud, una risposta ad una missiva che inugurava la rubrica delle lettere al direttore, Pippo Fava illustra le radici, i punti fondamentali sui quali si deve costruire un giornale. Anzi, un Giornale. Lo spirito di un Giornale in poche parole. Il giorno dopo questa replica Fava verrà licenziato. Ma da questi semi germoglierà I Siciliani.

Dedico queste parole ai vari Fede, Mentana, Vespa, Romita e affini. Le leggano e cambino lavoro.

Lo spirito di un giornale” 11 ottobre 1981

Caro Direttore,

siamo tre catanesi, per l'esattezza un magistrato, un medico e un avvocato. Diciamo anche che siamo giovani e che ci lega un'antica consuetudine di studio e di sport. Insomma, ci è rimasto il gusto intatto di discutere, anzi di affrontarci e confrontarci su tutti i temi.

Per ulteriore precisione, diciamo di appartenere a tre concetti politici diversi, il che, senza mai ferire l'amicizia, rende i nostri incontri particolarmente dibattuti. Poi alla fine, esauriti tutti gli argomenti possibili, naturalmente ognuno fermo sulla sua opinione, decidiamo di andare a cena insieme (di solito questi scontri avvengono nel tardo pomeriggio di sabato). Un ultima precisazione: siamo tutti e tre sposati e nessuna delle rispettive mogli è d'accordo con il marito. Men che meno in politica.

Ebbene ci è accaduto per ben tre volte, nell'ultimo anno, di litigare accanitamente su Il Giornale del Sud. Non era tanto un contrasto sullo stile tecnico del giornale, cioè sulle capacità culturali e professionali dei giornalisti che vi lavorano, (e che noi immaginiamo quasi tutti molto giovani, forse per questo talvolta ingenui e comunque sempre molto combattivi), quanto sul contenuto, meglio sul significato politico de Il Giornale del Sud. Su questo punto siamo stati tutti e tre d'accordo (ed eccezionalmente), Il Giornale del Sud è un foglio con una personalità precisa.

Noi vogliamo qui riferire le nostre opinioni su questo significato politico. Vorremmo che fosse lei a definirlo, nel modo più semplice. Noi riteniamo che un cittadino abbia il diritto di conoscere sempre l'identità politica di quello che legge, e un giornale ha dunque il dovere di dichiararla.

La risposta di Fava, che poi passerà alla storia come un manifesto programmatico per il nuovo periodico, non si fa attendere, e contiene in poche righe tutta la carica, la fine ironia e la smaliziata sfacciataggine nel dire le cose per come stanno e per come si vorrebbero.

Egregi amici,

voi avete tre idee politiche diverse, e mi piace immaginare he siate un democristiano, un socialista e un comunista cioè che copriate sostanzialmente l'arco politico che conta oggi in Italia. Io sono un socialis senza mai tessera (l'ho scritto altre volte) e perciò ferocemente critico nei confronti di tutti gli errori socialisti, continuamente pieno di passione e speranze, e continuamente deluso nei miei sogni civili. Ma evidentemente la vostra richiesta non riguardava il mio ideale politico (che è comunque un fatto gelosamente personale) e nemmeno la posizione politica del giornale, che è stata chiara e trasparente fin dal primo numero, quanto quello che voi chiamate il significato e io più esattamente vorrei definire lo spirito politico del Giornale del Sud. Una identità nella quale non gioca più la politica intesa come nel senso grossolano del termine, ma il concetto di politica come criterio morale della vita sociale. Da questa prospettiva io posso serenamente e subito affermare che lo spirito politico di questo giornale è la verità. Onestamente la verità. Sempre la verità. Cioè la capacità di informare la pubblica opinione su tutto quello che accade, i problemi, i misfatti, le speranze, i crimini, le violenze, i progetti, le corruzioni. I fatti e i personaggi. E non soltanto quelli che hanno vita ufficiale e arrivano al giornale con le proprie gambe, i comunicati, i discorsi, gli ordini del giorno, poiché spesso sono truccati e camuffati per ingannare il cittadino, ma tutti gli infiniti fatti e personaggi che animano la vita della società siciliana, e quasi sempre restano nel buio, intanati, nascosti, interrati. Io sostengo che la vera notizia non è quella che il giornalista apprende, ma quella che egli pazientemente riesce a scoprire.

Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. pretende il funzionamento dei servizi sociali. tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo.

Se un giornale non è capace di questo, si fa carico anche di vite umane. Persone uccise in sparatorie che si sarebbero potute evitare se la pubblica verità avesse ricacciato indietro i criminali: ragazzi stroncati da overdose di droga che non sarebbe mai arrivata nelle loro mani se la pubblica verità avesse denunciato l’infame mercato, ammalati che non sarebbero periti se la pubblica verità avesse reso più tempestivo il loro ricovero. Un giornalista incapace - per vigliaccheria o calcolo - della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze. le sopraffazioni. le corruzioni, le violenze che non è stato capace di combattere. Il suo stesso fallimento!

Ecco lo spirito politico del Giornale del Sud è questo! La verità! Dove c’è verità, si può realizzare giustizia e difendere la libertà! Se l’Europa degli anni trenta-quaranta non avesse avuto paura di affrontare Hitler fin dalla prima sfida di violenza, non ci sarebbe stata la strage della seconda guerra mondiale, decine di milioni di uomini non sarebbero caduti per riconquistare una libertà che altri, prima di loro, avevano ceduto per vigliaccheria.

E’ una regola morale che si applica alla vita dei popoli e a quella degli individui. A coloro che stavano intanati, senza il coraggio d. impedire la sopraffazione e la. violenza, qualcuno disse: "Il giorno in cui toccherà a voi non riuscirete più a fuggire, nè la vostra voce sarà così alta che qualcuno possa venire a salvarvi!"

giovedì 10 maggio 2007

Mafia a Valverde


Torno su Valverde. Una questione che mi sta prendendo molto, che ho preso a cuore e ad esempio per la nostra lotta per la legalità. C'è una grande emergenza democratica in quel piccolo centro. L'amministrazione vieta le riprese video dei consigli comunali, illegalmente e con l'intento di negare, vista anche l'aula consiliare ristretta, la possibilità di vedere quello che accade anche ai cittadini a casa, o attraverso internet. Signori c'è un clima di intimidazioni dal profumo malavitoso e mafioso. Bisogna concentrare l'attenzione in quel paese. La mia solidarietà ai ragazzi del Social Forum che con grande coraggio denunciano e combattono. Io sono con voi, e tutta la gente per bene è con voi, non abbiate paura, andate avanti, nei giorni in cui si ricorda il terrorista suicida Peppino Impastato. Mafia? Era un suicida, come Pinelli, come Feltrinelli. Andate avanti in nome di Peppino, di Giovanni, di Paolo, di Accursio, di Pio, di Rosario e di tanti altri che gli amminsitratori di Valverde nemmeno conoscono. E voi, amici del blog, state loro vicini, non lasciamoci soli. Vi ammiro tanto.

"Visti gli ultimi fatti MAFIOSI a Valverde diventa necessario uscire subito con un volantino per denunciare questa situazione e allora invito tutti a partecipare almeno alla distribuzione.
Venerdì 11 maggio ore 20.00 Consiglio Comunale, cercheranno di impedire le riprese video quindi cerchiamo di essere tanti per dimostrare l'utilità delle riprese considerato gli spazi ristretti dell'aula consiliare.

Domenica 13 maggio ore 10.30 distribuzione volantino sull'ultimo fatto MAFIOSO

Lunedì 14 maggio ore 21 via Vincenzo Bellini, 155 assemblea Valverde Social Forum dove non si discuterà di politica ma solo delle finalità e degli obbiettivi del movimento. E' importante coordinare le nostre azioni per evitare il dissesto quindi invito tutti a partecipare, a proporre idee e suggerimenti.

Martedì 15 maggio ore 21 riunione strettamente politica con la collaborazione di Angelo Scandura che inizierà la spiegazione della lettura del bilancio."

Ecco un post scritto da un mio caro amico, Luigi.

LA MAFIA E’ UNA MONTAGNA DI MERDA!!!

Non si muove foglia...che Don Pippo non voglia...

Siamo abituati a parlare di mafia ricordando Falcone, Borsellino, Peppino Impastato e altri che come loro sono dovuti morire per avere un pò di considerazione, per essere ascoltati anche se solamente a delle conferenze, o nei film che ne ricordano le grandi gesta, ed invece ritengo molto più opportuno parlare di mafia sempre, nella propria realtà, perchè tendiamo ad identificare un mondo come mafioso scordandoci che noi ci viviamo dentro.

I cento passi sono una metafora (manco tanto lontana dalla realtà) e rappresentano la vicinanza tra "noi" e loro, i mafiosi.
Ci prendi il caffè insieme, li saluti, scherzi insieme a loro, magari li chiami per nome in modo confidenziale, spesso ti hanno visto crescere, altre volte ci sono vincoli familiari e allora non puoi dire quello che pensi perchè potresti offenderli e rischi di offendere anche chi gli gravita intorno come parenti ed amici, rischi di non essere più salutato da persone a cui tieni davvero, rischi che di te si dica che sei solo un pazzo esagerato, magari comunista...

Non riuscivo a credere che certa gente, tanto vicina a me affettivamente, fosse capace di certe cose ed invece avvicinandomi alla politica valverdese ho scoperto il basso livello morale e l'alto tasso mafioso.

Proprio ieri, anniversario dell'assassinio di Peppino Impastato da parte della mafia, succede un fatto strano...i consiglieri Di Toro, Garozzo e Di Bartolo hanno pagato il comune per affiggere certi manifesti che denunciano l'informazione scorretta dell'amministrazione Spina che utilizza giornali come "La Sicilia" o giornaletti semi-pornografici per farsi pubblicità a scapito dell'informazione...I servizi esterni non procedono ad attacchinare i manifesti e casualmente mi trovavo nella sede dei servizi esterni quando il capo servizi chiedeva spiegazioni sulla mancata operazione in programma il mercoledì 9 maggio...I dipendenti rispondevano che un assessore (Pippo Torrisi) aveva detto loro di non procedere e questi hanno obbedito ad un ordine illeggittimo dato che l'assessore non può dare disposizioni del genere, ma al massimo doveva essere il capo servizi a darle. Il capo servizi evidentemente irritato sottolineava come ci fosse stato un eccesso di potere da parte dell'assessore non competente!!!

L'assessore in questione sperava di bloccare l'informazione, anche se ormai non potrà impedire l'attacchinaggio dato che è stato scoperto, probabilmente perchè i manifesti parlavano ancora dell'ultima lottizzazione approvata dal consiglio comunale da tutti i consiglieri tranne Di Toro, Di Bartolo e Garozzo, e visto che in questa lottizzazione lui rientra addirittura 5 volte, moglie e sorella comprese...

Anche noi del Valverde Social Forum abbiamo manifestato l'opposizione alle lottizzazioni senza Piano Regolatore Generale ma abbiamo volontariamente tenuto un profilo basso evitando di indicare nei nostri volantini informativi i nomi dei proprietari smascherando quindi un conflitto d'interessi in questa amministrazione tale da far impallidire Berlusconi che non era forse arrivato a tanto...

Mentre imperversano parecchi lecca-C*** del sindaco e dell'amministrazione (minoranza compresa), sperando probabilmente in qualche poltrona, questi stanno dimostrando di non avere nessun tipo di correttezza e di lealtà nè politica nè morale...

Ciascuno dia il nome che crede ma non abbiate paura a dire MAFIA!!!

Luigi
Valverde Social Forum

martedì 8 maggio 2007

"I puntini sugli i" di Nando Dalla Chiesa


Nando Dalla Chiesa mi ha risposto. In breve tempo nonostante tutti i suoi impegni. E di questo lo ringrazio di cuore. Non solo a mio nome ma anche a nome di tutti quelli che aspettavano queste parole da parte sua. Io personalmente ne avevo molto bisogno.

Caro Benny, ho ricevuto la tua mail. Grazie. Non credo ci siano stati equivoci. Avevo ben capito il fondamento della tua protesta. E ne avevo parlato con la tua amica, che immaginava mi fossi urtato per il tuo intervento. Le avevo spiegato che avevi sostanzialmente ragione. Sono sempre stato contro le liste bloccate, tanto più se imposte agli elettori (già mi danno fastidio dentro i partiti…). Anche per questo nel mio partito cittadino mi sono battuto (con successo ma con qualche costo) perché non venisse candidato un signore condannato in Cassazione a più di tre anni per vicende legate a tangenti. Ma proprio per questo quando mi hai detto "perché voi continuate a imporci da Roma Crisafulli?" ho pensato che quella domanda era un'ingiustizia. Crisafulli lo candidano i partiti siciliani. Gli altri, a Roma, accettano. E altrettanto sbagliato era chiedermi "perché ci costringete a scegliere tra Cuffaro e Crisafulli?" (questo nel tuo blog non c'è…). La scelta, infatti, come sai benissimo, non è stata tra loro due. Pur capendo e condividendo le tue ragioni, dunque, ho solo voluto mettere, come si dice, "i puntini sugli i". Perché credo che un rischio verso il quale va il paese è quello di delegittimare tutti i politici. Mentre il senso delle distinzioni va conservato gelosamente. E vedo che si perde la voglia e la capacità di distinguere. In ogni settore. Un caro saluto e continua a lavorare per i valori che ci uniscono,

Nando dalla Chiesa

domenica 6 maggio 2007

Fine obbligata di una collaborazione


Con entusiasmo avevo aderito al progetto di Comincialitalia, il quotidiano on line completamente "fatto" dai cittadini-lettori. Ognuno poteva scrivere quello che voleva e nove volte su dieci l'articolo veniva pubblicato.


Era un metodo democratico che dava voce a tutti, secondo le proprie necessità e soprattutto secondo le proprie possibilità in termini di tempo. L'incostanza di alcuni era compensata dal grande numero di autori che consentiva sempre di avere un giornale aggiornato e dinamico.


Qualche giorno fa ho ricevuto una mail dalla "padrona" di Comincialitalia, Donatella, che con toni poco formali ci comunicava che dovevamo darci da fare e occuparci di temi che lei ci avrebbe suggerito. Che comandava lei e che le regole le faceva lei. Chi avrebbe seguito le sue indicazioni avrebbe continuato a scrivere, chi non si sarebbe adattato sarebbe stato cancellato.


Io e molti altri autori abbiamo deciso di abbandonare, e le motivazioni sono state espresse mirabilmente Nilde Casale, autrice di grande spessore che si è ultimamente occupata della strage di Montagna Longa, da Roberto Brumat e da Claudia Costanzo. Incollo la mail che hanno spedito alla redazione e a noi ex autori. I diktat alla gente libera, soprattutto non stipendiata, danno parecchio fastido.



Cari lettori di Comincialitalia.net,

Quando abbiamo iniziato a collaborare col giornale, credevamo che Comincialitalia fosse quello che proclamava di essere: un giornale libero da condizionamenti, contro la politica che tutti critichiamo, attento alle reali esigenze dei Cittadini.

Recentemente,sono venute meno le garanzie di autonomia nelle scelte dei temi che ognuno si sente di proporre e la direzione ha assunto toni inspiegabilmente arroganti e offensivi con tutti gli autori "rei" di non indignarsi abbastanza. Siccome a nessuno consentiamo di sindacare sull'utilizzo del nostro tempo libero, su quanto ci colleghiamo a Internet, su cosa leggiamo e scriviamo, su cosa dobbiamo scrivere e come, ci siamo indignati. Abbiamo dichiarato di non aderirire al nuovo progetto del giornale, uscendone.

Purtroppo, nonostante avessimo chiesto la cancellazione dalla lista, continuiamo a vedere i nostri nomi tra gli autori che fanno solo "numero".
Essere accostati indebitamente ad una bozza di partito, non lo accettiamo nella maniera più assoluta. Qualunque sia il partito o la sua idea. La Direzione del giornale non ha il nostro consenso, i nostri nomi devono essere cancellati dall'elenco autori.

Cordiali saluti,

Nilde Casale

Claudia Costanzo

Roberto Brumat

sabato 5 maggio 2007

Incontro con Nando Dalla Chiesa


Sono appena tornato dall'incontro organizzato da Libera Veneto per la presentazione dell'ultimo libro di Nando Dalla Chiesa, "Le Ribelli" al quale era presente l'autore e una familiare di vittime di mafia, Michela Buscemi, una grande donna. Ho dell'amaro in bocca per le parole dell'On. Dalla Chiesa in risposta ad una mia domanda. Ho l'amaro perchè per un momento l'ho sentito come uno dei tanti, come un politico qualunque, come uno che difende i suoi colleghi senza ascoltare quello che dico e trasforma le mie parole riformulando un concetto che io non avevo espresso. Rispondendo ad una domanda ha detto che alcuni siciliani si lamentano dell'assenza dello Stato salvo poi non gradire quando questo si fa sentire. Il che è vero e condivisibile. Io ho detto che questo è vero, e che noi siciliani siamo fatti in un modo "particolare", che raramente cogliamo le occasioni al primo colpo. Ho detto però che la responsabilità di una tale mancanza dello stato in Sicilia è anche degli stessi partiti politici. Ho chiesto a Dalla Chiesa il perchè, sia a destra che a sinistra, si continui ad imporre agli elettori personaggi come Crisafulli e Cuffaro. Se non sia compito dei partiti evitare che ciò accada. Che se i partiti continuano a proporli è perchè non sanno rinunciare ai loro bacini di voti macchiati di malavita. Ho chiesto perchè non vengono cacciati a calci nel sedere fuori dai partiti. Perchè i DS continuino a proteggere un uomo amico della mafia. Dalla Chiesa mi ha risposto dicendo pressapoco che la dobbiamo smettere di parlare dei politici in generale e cominciare a distinguere quelli buoni da quelli cattivi. Quindi io sarei un qualunquista secondo la sua analisi. Il che è possibile. Ma la sua risposta in definitiva è: c'è la possibilità di scelta. Puoi scegliere Fava anzichè Crisafulli. Non è vero, Crisafulli era candidato alla Camera e Fava al parlamento europeo. Sarà stato un errore. Ma in realtà nel caso Crisafulli, scegliere non si poteva perchè erano escluse le preferenze nominali, si poteva votare solo la lista, a scatola chiusa. Io infatti sono un elettore ideale di Crisafulli. Alla faccia della possibilità di scelta. Insisto: Perchè fa ancora parte di un partito di centro sinistra Crisafulli? Risponde: Ma ci sono anche quelli buoni. Ora, premesso che stimavo prima e stimo anche adesso Nando Dalla Chiesa non per il cognome ma per cose che scrive e per le cose che fa, non capisco perchè si debba lasciare agli elettori la possibilità di scegliere qualcuno che non dovrebbe nemmeno essere in lista. Scegliere, poi, in maniera non libera, perchè sappiamo quanto peso e quanto potere abbiano simili personaggi nel panorama politico siciliano. Mi ha detto che Pippo Fava, praticamente a differenza mia, era conscio che il problema erano i siciliani, che la colpa non era a Roma, non come me che mi lamentavo delle scelte dei vertici del partito in modo qualunquista. Io non penso che i politici siano tutti uguali. Però come il Dott. Camillo Davigo non riuscirebbe a sedere accanto ad un collega giudice corrotto, io non saprei stare in una coalizione con gente dal passato inficiato con la mafia. Sarebbe più forte di me, mi sentirei connivente. Dalla Chiesa non mi conosce, ed è un peccato questo, perchè saprebbe che io non solo dico che la colpa dell'eternità della mafia è di noi siciliani, e che il problema qui nasce e qui cresce, ma che da tempo chiedo alle altre regioni di pretendere da noi siciliani la risoluzione del problema mafia. Forse la politica plasma. Forse modifica. Forse nel mio inconscio penso che siano tutti uguali e non voglio ammetterlo per evitare di suicidarmi.

venerdì 4 maggio 2007

Non solo Ustica



Ustica non è l'unica strage di stato che non avrà mai dei colpevoli. C'è un'altra strage, quella di Montagna Longa. Un'altra ecatombe la cui responsabilità è spartita equamente tra servizi segreti deviati, terroristi neri, cosche mafiose, segreti di stato. Riporto un articolo di Maurizio Macaluso che illustra bene gli ultimi sviluppi del caso.

Nuove clamorose rivelazioni sul disastro aereo di Montagna Longa. Un ex estremista di destra rivela che l'aereo fu abbattuto da terroristi che operavano con la complicità della rete paramilitare di Gladio
E’ stata una strage di Stato.
C'è un patto segreto, una verità nascosta che nessuno fino ad oggi ha rivelato. L'aereo schiantatosi la sera del 5 maggio di trentacinque anni fa sulla montagne di Palermo fu abbattuto da terroristi di estrema destra che operavano con la complicità e la copertura dei vertici di Gladio, la rete paramilitare segreta costituita dopo la seconda guerra mondiale in Italia con il compito di contrastare una eventuale invasione dei comunisti, finita nel passato al centro di tante inchieste giudiziarie.

È questo l'ultimo clamoroso segreto riferito da Alberto Volo, un ex estremista di destra siciliano, che ha rivelato l'esistenza di un piano per destabilizzare il Paese. "Se vuole scoprire la verità deve uscire dalla logica di destra e sinistra ed entrare in quella dei servizi segreti". Maria Eleonora Fais, sorella di uno dei centotto passeggeri morti nel disastro aereo, che alcuni anni fa ha incontrato l'ex estremista, non ha dimenticato queste parole. Alberto Volo, chiamato il professore, ha oggi cinquantotto anni. Negli anni Settanta era uno dei tanti giovani che militavano in un'organizzazione sovversiva che operava a Palermo e nel resto della Sicilia occidentale. L'ex estremista, che alcuni anni fa ha accettato di incontrare Maria Eleonora Fais, ha raccontato che il gruppo agiva alle dipendenze dei servizi segreti e percepiva compensi dallo Stato. Le direttive arrivano direttamente dai vertici di Gladio. Importanti documenti confermano che la rete clandestina paramilitare era già operativa nell'isola negli anni Settanta. Non vi è alcuna prova però di un collegamento con gruppi terroristici ed organizzazioni criminali che hanno operato in Sicilia. Tutte le inchieste giudiziarie hanno escluso coinvolgimenti dei servizi segreti in attività illecite. I vertici di Gladio hanno ribadito con forza che la struttura militare avrebbe operato legittimamente senza avere alcun contatto con personaggi ambigui coinvolti in tentativi di eversione.

L'ex estremista Alberto Volo però ha riferito particolari e circostanze importanti che necessiterebbero quantomeno di una verifica. Il gruppo di cui faceva parte aveva una sede nel centro di Palermo, a poche centinaia di metri dal teatro Politeama. L'organizzazione era dotata di armamenti ed attrezzature sofisticate. Gli estremisti, ha raccontato Alberto Volo, sarebbero stati in possesso anche di proiettili al curaro, una sostanza chimica tossica che non lascerebbe traccia, di cui erano in dotazione i servizi segreti. L'ex estremista, racconta Maria Eleonora Fais, che da anni si batte per accertare la verità sulla morte della sorella e degli altri centosette passeggeri, ha riferito che il suo gruppo era stato incaricato di compiere una serie di attentati al fine di destabilizzare il Paese ed impedire la presa del potere da parte dei comunisti e di eliminare alcuni rappresentanti delle istituzioni che erano corrotti. Un'azione, la prima, che rientrava nei compiti e nella strategia portata avanti da Gladio, istituita con l'obiettivo di evitare l'avanzata dei comunisti, e dalla CIA. In questo contesto sarebbe maturata la decisione di abbattere il DC8 schiantatosi il 5 maggio del 1972 sulle montagne di Palermo qualche minuto prima dell'atterraggio. Alberto Volo ha raccontato che quella sera doveva imbarcarsi sull'aereo diretto in Sicilia. Qualche minuto prima della partenza gli fu consigliato però di non partire. Chi e perché gli disse di non imbarcarsi? L'ex estremista non ha voluto rivelare il nome dell'informatore. Maria Eleonora Fais ha però un sospetto. "Negli anni Settanta operava all'aeroporto di Roma Mio Baccarini, estremista di destra con residenza a Beirut in contatto con i servizi segreti israeliani", dice.

Julio Baccarini era considerato un personaggio pericoloso dalle fonti informative comuniste. Fu effettivamente lui a consigliare ad Alberto Volo di non partire? L'ex estremista siciliano, che non ha mai partecipato a stragi compiute dai gruppi eversivi, non è stato in grado di riferire altri particolari sull'attentato. Ha comunque precisato che il terrorista Stefano Delle Chiaie, uno dei leader dell'estremismo di destra, sarebbe a conoscenza di tutti i particolari. Dopo l'era degli attentati e delle stragi, i servizi segreti avrebbero troncato i legami con i gruppi terroristici. Numerosi estremisti, diventati personaggi scomodi, sarebbero stati eliminati. Tanti amici di Alberto Volo sarebbero stati uccisi. Altri sarebbero stati arrestati. Anche l'ex estremista palermitano sarebbe finito nel mirino dei servizi segreti. Dopo essere stato convinto a fare una rapina in un supermercato sarebbe stato sorpreso in flagranza dalla polizia ed arrestato. Una volta in car¬cere, ha raccontato l'ex estremista nel corso di un incontro con Maria Eleonora Fais, sarebbe stato selvaggiamente picchiato da un funzionario dei servizi segreti coinvolto successiva¬mente in una clamorosa vicenda giudiziaria a Palermo. Alberto Volo, che si era dichiarato pronto a riferire ciò che sa agli inquirenti, non è mai stato convocato dai magistrati. L'ex estremista è rimasto coinvolto, un anno fa , in un'inchiesta su un giro di diplomi falsi. Per le centotto passeggeri e dei sette membri dell'equipaggio deceduti nel disastro aereo di Montagna Longa è frutto di una tragica fatalità. Ma Maria Eleonora Fais insiste e rivela l'esistenza di un filmato inedito che potrebbe consentire la riapertura delle indagini. "Si tratta di un vecchio filmato amatoriale realizzato da un anziano di Terrasini che si recò sul luogo del disastro poche ore dopo lo schianto", spiega. "Molti cadaveri erano completamenti nudi, bianchi e gonfi. Una condizione che non è assolutamente compatibile con l'ipotesi dell'incidente formulata dagli inquirenti". "L'aereo è stato abbattuto", ribadisce Maria Eleonora Fais che, dopo essere venuta in possesso del filmato, lo la mostrato immediatamente ad un esperto ed ha scoperto che i suoi sospetti sarebbero fondati. "Il dottore Paolo Procaccianti, dell'Istituto di medicina legale di Palermo, mi ha detto che da un primo esame sembrerebbe che la morte sia dovuta ad uno spostamento ''aria provocato da un'esplosione". Ma per potere affermare con certezza che si sia trattava di un attentato servono prove. Bisogna innanzitutto scoprire se sull'aereo vi era la presenza di esplosivo. Un accertamento che sarebbe possibile effettuare riesumando le salme delle
vittime e sottoponendole d una perizia balistica. "Chiederò che venga riesumato il corpo di mia sorella", dice Maria Eleonora Fais. "Per anni le autorità hanno ostinatamente rigettato ogni nostra inchiesta. Non possono ancora, dopo trentacinque anni, continuare a sostenere che si è trattato di un incidente e nascondere la verità".