sabato 28 aprile 2007

Il 25 Aprile di Laboratorio '48


Di solito gli avvenimenti si pubblicizzano prima della data prevista. E di solito il 25 Aprile si ricorda d'obbligo. Per noi democratici intendo. Per noi gente per bene intendo. Per noi antifascisti intendo. Purtroppo essendo stato fuori dal giro per una settimana non ho potuto pubblicizzare un grande evento nè ricordare il 25 Aprile. Lo faccio adesso, presentando ai lettori di questo blog un nuovo movimento sorto a Padova che ha organizzato per l'occasione questo momento d'incontro democratico. Ricordo la Liberazione appropiandomi delle loro parole.


"Perché abbiamo deciso di fare questa serata?Noi siamo rimasti profondamente indignati dall'indifferenza dei padovani di fronte alle sfilate neofasciste svoltesi a Padova l'autunno scorso. Siamo indignati perché l'antifascismo deve essere un valore ne di destra ne di sinistra ma di ogni cittadino italiano. Perché essere fascisti significa essere antidemocratici, violenti, razzisti. Perché essere antifascisti significa essere italiani. Noi non siamo contro la libertà di espressione perché crediamo che ognuno possa dire e pensare quello che vuole, siamo contro il fatto che i fascisti possano riunirsi e manifestare in luoghi pubblici, ricevere finanziamenti statali e rappresentanza politica sia in Italia e al Parlamento europeo in barba alla Costituzione.L'articolo 12 delle disposizioni transitorie e finali infatti recita: è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.Per "riorganizzazione del disciolto partito fascista", si intende (ai sensi dell'art. 1 della citata legge) "quando una associazione, un movimento persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista."Crediamo che quest'indifferenza sia frutto di troppi anni di revisionismo storico e della superficialità con cui istituzioni e media trattano questa piaga così in contrasto con i principi democratici. Tanto che durante la scorsa legislatura c'era chi proponeva addirittura di abolire questa festa. Temiamo che andando avanti di questo passo ci sia il rischio concreto di un ritorno al passato.Ci fa male inoltre sapere che la maggior parte dei nostri coetanei creda che il 25 aprile sia solo un giorno di vacanza, ignorando realmente il suo significato storico e quanto questa data sia importante per l'Italia in cui viviamo.Nella stessa città in cui a ottobre sfilavano i fascisti, sessant'anni fa giovani come noi morivano per garantire a tutti noi un'Italia liberata da ogni oppressore. Per questo abbiamo scelto i Piccoli Maestri per ricordare la Resistenza padovana al di fuori di ogni retorica, nella speranza che sia forte in voi l'esigenza di far rispettare ogni giorno i principi scritti nella Costituzione cardine dell'Italia democratica."


Laboratorio 48, chi siamo:


“Dietro ogni articolo della Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta.”Piero Calamandrei"


Noi di Laboratorio 48 siamo un gruppo di amici che hanno deciso di unire energie, idee, passioni politiche per cercare di proporre eventi, manifestazioni culturali, cineforum e dibattiti dove si possa discutere liberamente e avere la possibilità di aprire i propri orizzonti verso tematiche spesso sottaciute o poco note. L’obiettivo è quello di creare un gruppo unito per provare ad arginare insieme il disinteresse generale che sembra stia dilagando tra i giovani.

Il nostro pensiero: Noi siamo chiaramente riconducibili ad un’ideale di sinistra, ma prendiamo fermamente le distanze da tutte quelle espressioni violente che molti giornali accostano alla sinistra radicale. Vogliamo lanciare un messaggio positivo, di pace, di solidarietà e aggregazione, per la tutela dell’ambiente, per la libertà di espressione, perché informarci ed essere informati è un nostro diritto. Ci rifaremo e difenderemo sempre i valori e i principi che la Costituzione Italiana, frutto della resistenza al Nazifascismo, ci ha lasciato. Ecco spiegato il nostro nome.


Dove trovarci: Puoi trovarci il venerdi sera al Centro Sociale Armistizio in via Romana Aponense (di fronte al Centro Commerciale il “Borgo”): dalle ore 21.00 alle ore 2.00 , oppure in rete all’indirizzo http://www.laboratorio48.blogspot.com


venerdì 20 aprile 2007

Il potere del megafono


Un megafono costa in media cento euro. Parliamo di un buon prodotto, sui 30-40 watt e che non distorce la voce. Parliamo di un investimento più remunerativo di una villa abusiva in Sardegna. Con 100 euro si può cambiare l'Italia, senza bisogno delle televisioni nè dei giornali. E' proprio un bell'investimento. Come ogni figlio anche il megafono ha un padre: Piero Ricca. Non esagero quando dico che Piero sta contribuendo a modificare lo status dei potenti impuniti in Italia. Di conseguenza non esagero se dico che sta cambiando l'Italia. Perchè fino a tre, quattro anni fa gli incontri, i convegni, le ospitate erano passerelle dorate per i politici, per gli amministratori, per potenti in generale e per i gioielli e le pellicce delle loro mogli. Da quando questo Ricca ha speso nel modo migliore cento euro la tradizione si è un pò incrinata. Da oggi, soprattutto in ambienti milanesi, tutti i conferenzieri e i mediocri oratori dei campi più disparati, dall'energia alla politica, temono le sue incursioni. Ciò equivale a dire che non vanno più truccati e rilassati ma tesi. Ciò vuol dire che le cose sono cambiate. I nostri eroi nazionali, da Scaroni, ai leader carismatici dei DS che gli danno del buffone, all'ex Presidente del Coniglio più indagato dell'universo conosciuto, hanno paura del megafono di Piero. Un pò scarsi direi. E il bello è che Piero Ricca il megafono non lo usa per spaccare la testa all'indagato o al pregiudicato di turno. No! Lo usa per fare domande, che a quanto pare in Italia è un reato penalmente perseguibile. Alle sue domande c'è chi sputa (Umilio Fedele) chi gli promette querela quando viene apostrofato come "cialtrone"(Vittorio Pregiudicato Sgarbi) e chi gli dice di leggersi le sentenze (Il Padrino, Andreotti). La sua carriera era iniziata dando del "Buffone" a Silvio Berlusconi. In realtà la frase più importante di quella contestazione è finita nel dimenticatoio: "Fatti processare Buffone, rispetta la legge, rispetta la Costituzione, rispetta la democrazia o farai la fine di Ceaucescu e di Don Rodrigo". Era la rabbia di un cittadino onesto che assiste ad un pluri-indagato che prende in giro i giudici, la costituzione e milioni di italiani. Alla richiesta-intimidazione di risarcimento danni la Cassazione assieme al due di picchè allegò anche un ragalino per "l'intimidatore" di Arcore: la contestazione era stata "socialmente utile e voleva indurre al rispetto delle leggi". Perchè, come al solito, sono le motivazioni che differenziano le sentenze, e il Padrino lo sa bene. Il messaggio oggi però appare distorto: Ricca è un'estremista che non può fare il giornalista per nessuna testata, mentre gli altri "giornalisti" sono dei moderati professionisti. Il dato di fatto è che le fatturazioni delle aziende che producono megafoni stanno crescendo a dismisura. Se la Nike sponsorizza Ronaldo e Ronaldinho, le aziende di megafoni si contendono Piero! C'è il Pier Professional, l'Amatorial Piero e il Primi Urli. Il virus Ricca si sta diffondendo. E noi gente onesta speriamo sia una pandemia. Vari gruppetti in tutta Italia si organizzano e contestano i potenti e gli arroganti di turno, pacificamente. Poi arriva la Digos e li identifica. Perchè c'è la libertà di parola, ma non di megafono. Quello che posso dire senza glorificare nessuno è che io, per mettere un ferro dietro la porta, questi cento euro voglio spenderli. Perchè quando i giornali non ti pubblicano i comunicati stampa, quando i tg ti snobbano, quando i mass media sono schiavizzati, un megafono e qualche batteria aiutano. Le contestazioni dilagano e nessuno può fermarle. Chi ha la coscienza sporca, chi è pregiudicato, chi non ha un passato trasparente rimanga a casa. Non vada a fare lezioni su etica e politica essendo corrotto. Non vada a parlare di economia essendo un fallimento. Non vada a parlare di legalità essendo un mafioso. Il megafono è in agguato.

P.S. Ecco l'ultima incursione megafonizzata ai danni di Emilio Fede, esimio giornalista.

domenica 15 aprile 2007

Lettera a Joseph Ratzinger


Egr. Santo Padre Joseph Ratzinger,

io sono uno degli infinitamente tanti, uno di quelli che credeva una volta e adesso non crede. Uno di quelli che vorrebbe tante risposte, non da Dio ma dalla istituzione Chiesa. Ma questo oggi non conta.

Le scrivo perchè lei è il massimo rappresentante di uno dei culti religiosi più praticati nel mondo, soprattutto in Africa. Le scrivo perchè sono esasperato. Stanco di assistere inerme ad un massacro che va avanti senza sosta e senza che nessuno se ne occupi seriamente, esclusi tutti quei volontari che possono fare ben poco se prevenire è impossibile, se prevenire è peccato. Le scrivo perchè lei potrebbe fare qualcosa ma ancora non la fa, ancora indugia.

Parlo dell'Aids,che sta falcidiando l'Africa. La stessa Aids che uccide i bambini dalla nascita.

“Recenti monitoraggi mostrano quanto presto il rischio del contagio abbia luogo e quali siano le conseguenze: in Ruanda il 4% di ragazzi di entrambi i sessi fra i 12 ed i 14 anni sono risultati sieropositivi. In Sudafrica la percentuale di ragazze incinte minori di 15 anni risultate sieropositive era del 9.5%

Spesso le ragazze contraggono l'infezione prima dei maschi. Un recente studio in un'area del Kenia mostra che il 22% di ragazze fra i 15 ed i 19 anni risulta già sieropositiva, rispetto al 4% di ragazzi. In uno studio effettuato in Zambia la percentuale era del 12.3 contro il 4.5 di maschi. In Etiopia le ragazze fra i 20 ed i 24 anni sieropositive erano il 35.4% contro il 10.7% dei giovani maschi” da www.unimondo.org/temi/aids/02.html .

Sono dati di fronte hai quali lei non può rimanere impassibile. Sono dati che il suo Dio non può condividere. Chi non fa tutto il possibile per salvare delle vite umane non può accedere al regno dei cieli. Vorrei sapere se esiste una sola ragione che le impedisce di fare qualcosa. Perchè lei sa bene che basterebbe una sua frase a dimezzare i contagi. Basterebbe che lei la smettesse di demonizzare i profilattici, e che ammettesse dopo duemila anni che l'amore divino tra uomo e donna si completa nella procreazione, ma che dare alla luce un bambino dal destino segnato è un omicidio, e Dio in teoria condanna gli omicidi, chi li commette e chi non fa nulla per fermarli.

Se in Africa usassero i profilattici forse le cose potrebbero cambiare. Purtroppo in Africa sono molto, molto credenti. E la religione cattolica è molto, molto radicata. Fare l'amore senza procreare è peccato. Quindi fare l'amore con il profilattico è peccato.

Siamo nel 2007 e la Chiesa ancora aspetta. Forse quando l'Africa sarà sparita dalla terra allora chiederà scusa e dirà che in fin dei conti i profilattici si potevano usare, che non offendevano Dio, che Dio stesso forse li avrebbe sponsorizzati. Chissà. Mentre lei, o chi per lei, legge questa lettera, milioni di bambini nascono infetti, altri muoiono dopo pochi anni di vita. Ma muoiono senza peccato, contagiati da bravi cattolici.

Il 1 dicembre 2005, in occasione della XVIII Giornata Mondiale per la Lotta all'AIDS, lei sostenne che la strategia da seguire nella lotta all'AIDS doveva essere basata «su continenza, promozione della fedeltà nel matrimonio, importanza della vita familiare, educazione, assistenza ai poveri», non menzionando, per ovvi motivi, l'uso del preservativo.

Con queste parole lei offende la sua intelligenza e quella di tutti coloro che nel mondo professano, anche perseguitati, la religione cattolica.

Le consiglio di ingnorarmi, senza problemi. Ma le consiglio di ascoltare però la voce di tutti i volontari laici e cattolici che vivono nell'inferno dell'Aids in Africa.

“Ama il prossimo tuo africano come te stesso”.

Consapevole che questa missiva non avrà alcun effetto, le porgo con rispetto i miei saluti.

Benny Calasanzio

venerdì 13 aprile 2007

Inchiesta sull'informazione in America dopo l'11 Settembre, di Benny Calasanzio ed Enrico Bassi



Grazie al beneplacito del co-autore di questa tesina, Enrico Bassi, pubblico questo nostro lavoro intitolato "One Nation, Indivisible", un analisi approfondita su come l'informazione sia stata stravolta sia in America che in tutto il mondo dopo l'11 Settembre. Nè complotti nè insinuazioni. Fatti.

Ecco la nota metodologica. Il resto potete scaricarlo gratuitamente dal seguente link:

One Nation Indivisible

NOTA DEGLI AUTORI: metodologie di lavoro

Il lavoro dello storico consiste nell’esplorazione e nella verifica delle diverse fonti e nelle successive interpretazioni e ricerche di collegamenti tra esse. Lo scopo finale è proporre una lettura, data da questa analisi, dei fatti e del loro svolgimento. Lo storico però non sempre arriva a vagliare tutte le fonti disponibili riguardo ad un fatto. Si apre così il problema dell’importanza e della gerarchia delle fonti stesse: un problema di affidabilità. Come un linguista alle prese con diverse stesure dello stesso testo, specie se antico, anche lo storico si trova di fronte a diverse voci e versioni contrastanti rispetto ad uno stesso avvenimento. La pluralità di voci nel coro deve essere pertanto sottoposta ad una selezione, tenendo conto delle più affidabili e scartando le meno verosimili o, meglio, le meno attendibili.

Il giornalista, che possiamo definire come uno storico del presente, ha anch’esso il compito, davanti ad un avvenimento, di vagliare tutte le fonti che riesce a reperire per poter poi proporre una ricostruzione dei fatti il più vicina possibile alla realtà. C’è da ricordare, però, che esiste una differenza sostanziale tra notizia e fatto, e che il giornalista è portatore di verità parziali. Nonostante ciò e nonostante il giornalista non lavori in un mondo di verità assolute, ma di relazioni, per spirito di professionalità anche per il giornalista si apre il problema di dover selezionare le fonti migliori, cioè le maggiormente utili ad una ricostruzione dei fatti verosimile.

Nel mondo dell’informazione odierno, chi si muove al suo interno è vincolato ad un mainstream informativo in continuo e veloce movimento. La simultaneità raggiunta dalla comunicazione pone un problema professionale notevole, quello dell’approfondimento. Spesso è proprio il tempo ciò che manca al giornalista per approfondire la ricerca e la valutazione delle fonti. A questa mancanza di tempo si sopperisce affidandosi ai comunicati stampa delle istituzioni o i lanci delle agenzie internazionali, giudicate più attendibili perché “ufficiali”, perciò gerarchicamente più importanti.

Date queste considerazioni, la domanda che ha stimolato la stesura di questo lavoro è semplice, quasi ingenua: cosa succede se le fonti più attendibili, più accreditate e più utilizzate non sono, tuttavia, le più vicine alla realtà? Che effetto ha avuto e ha ancora questa discrepanza sull’informazione?

A sei anni di distanza dall’11 settembre 2001 non sono mancati, da parte degli organi di informazione, gli approfondimenti sui tragici avvenimenti di quel giorno. Queste ulteriori ricerche hanno rivelato delle crepe nelle versioni ufficiali e, di conseguenza, aperto nuovi quesiti su ciò che è accaduto quel giorno a New York e Washington. Dobbiamo ricordare che il mondo intero è cambiato, gli equilibri tra le nazioni, nella società, tra le potenze politiche ed economiche sono stati ridefiniti e, ancora oggi, le conseguenze sono visibili in maniera chiara agli occhi di tutti noi.

Non parliamo di complotti, di “sentito dire”, di fonti segrete. Parliamo di fatti, secondo la logica che ci è cara del “comunque è un fatto”. E' un fatto che le interpretazioni degli esperti, dei testimoni, dei soccorritori, di tutti coloro i quali si trovavano in quei momenti a Manhattan, al Pentagono e a Pittsburgh forniscono un quadro coerente che minuto dopo minuto però viene sostituito da un altro di provenienza “superiore”. E' un fatto che una verità ufficiale sembra scalzare la verità sostanziale che negli attimi dopo gli attacchi si andava diffondendo attraverso tutti i media. E' un fatto che tutta la massa di informazioni accumulata da fonti direttamente coinvolte lascia il passo a poche, incomplete e parziali fonti governative. E' un fatto che si è assistito ad un lento conformarsi dei media. Abbiamo raccolto frasi, testimonianze, ricostruzioni di vari soggetti coinvolti a vario titolo. Abbiamo riguardato i vari telegiornali americani durante gli attacchi. Cnn, Cbs, Fox e tutti gli altri. Paradossalmente nella concitazione dei primi momenti una base di coerenza riguardo sensazioni e opinioni accomuna tutto il panorama che abbiamo semplicemente trascritto. Man mano che la lava si raffreddava, non appena le prime voci uscivano fuori dal coro e cominciavano a seguire i suggerimenti governativi, lentamente tutti gli altri mezzi di informazione si accodavano, tralasciando tutto quello che fino a quel momento avevano ricostruito.

Successivamente, le voci di dissidenti hanno provato a trovare un loro spazio d’azione. Hanno tentato di denunciare non solo le varie anomalie tra la versione ufficiale e ciò che emergeva dai loro ragionamenti e dalle loro indagini. Ma si sono dovuti scontrare con un vero e proprio muro, fatto non di intimidazioni, ma di bandiere e senso comune. Una parte consistente, per non dire la maggior parte, degli USA ha chiesto con forza alla stampa di mettersi da parte per un attimo. E questo è un fatto.

Per districarci in un mare di informazioni diverse, in contrasto e in assonanza tra loro, abbiamo deciso di vagliare il maggior numero di voci possibili. Da questa premessa, la nostra analisi si è sviluppata controllando la carta stampata statunitense, differenziando i livelli di stampa locale e nazionale-internazionale per spostarci sulla stampa italiana ed europea, valutando eventuali differenze o parallelismi. Non solo carta stampata, comunque. Grande importanza rivestono, nell’analisi, le voci “a caldo” delle televisioni americane e la rete Internet, ora più che mai strumento essenziale del pluralismo.

Per completare il quadro generale, si sono esaminate anche le tappe conosciute dei provvedimenti e delle dichiarazioni ufficiali che l’amministrazione Bush ha preso per limitare la libertà di stampa e l’obiettività delle ricerche giornalistiche, oltre che per delineare lo scenario di una vera e propria guerra del Bene contro il Male.

martedì 10 aprile 2007

Cattolica Eraclea (AG) ricorda, Cuffaro nega


Oggi sono stato a Cattolica Eraclea, un piccolo centro dell'agrigentino, tra Ribera ed Agrigento. Il mese scorso lì è stata inaugurata una piazza dedicata alla memoria, dedicata a tutti i morti ammazzati dalla mafia in Sicilia, a tutte le vittime innocenti della mafia. Oggi sono stato lì con mia madre e con mia nonna. Figlia di Giuseppe e sorella di Paolo e la prima, madre di Paolo e moglie di Giuseppe la seconda. Su una grande cartina della Sicilia sono applicate delle mattonelle di ceramica, sistemate in varie zone della Sicilia, in corrispondenza ai luoghi degli omicidi. Su ognuna c'erano i nomi di una o di più vittime di mafia. E' stato bello vedere. E' stato bello che mia nonna e mia madre vedessero che c'è gente come Cuffaro che nega l'innocenza dei miei parenti, e c'è gente che gli dedica onore e memoria, su una semplice mattonella: "Paolo Borsellino -figlio- 21 Aprile 1992. Giuseppe Borsellino -padre- 17 Dicembre 1992 -Imprenditori- Lucca Sicula".

sabato 7 aprile 2007

Noi di sinistra ce l'abbiamo più grosso


"Cuffaro si dimetta", "Cuffaro infanga la Sicilia", "Cuffaro prima risolva i suoi problemi giudiziari e poi faccia politica". Queste sono frasi della sinistra siciliana. La sinistra contro la mafia, la sinistra per bene. Frasi lecite, doverose. Però ormai sono abituato che quando uno parla poi faccio il giro largo e guardo cosa c'è dietro. La facciata è la parte più effimera di qualunque cosa. E allora quando leggevo queste dichiarazioni andavo a vedere cosa c'era dietro ai paladini dell'antimafia, della poltica pulita. Ad esempio, dietro i DS c'è un signore di nome Crisafulli Vladimiro che era stato beccato in un hotel mentre parlava di affari e potere con un notissimo mafioso della cosca di Enna. Mentre era ancora indagato il partito per garanzia lo candida alle politiche e lo consacra deputato. Però la cosa fondamentale è che Cuffaro non può fare il presidente.

Poi i primi di Aprile la commisione antimafia formata da corrotti e corruttori di cui ho già scritto, vara un codice di autoregolamentazione per i partiti, al fine di prevenire le infiltrazioni mafiose nelle istituzioni. Un codice truffa, ridicolo, senza conseguenze se infranto. L'accordo è bipartisan, e già solo quello dovrebbe far riflettere. Esso prevede che i partiti non candidino alle elezioni comunali e provinciali (perchè non anche alle politiche e alle regionali?) quelle persone che siano state rinviate a giudizio per reati di associazione mafiosa, o ad essi correlati, o che siano state colpite da una qualche misura cautelare, escluso l'avviso di garanzia, che paradossalmente però è il primo passo di un indagine. Nel caso in cui un partito candidasse comunque una persona rinviata a giudizio, sarà tenuto a motivarne pubblicamente la decisione, senza incorrere in altre conseguenze. Un colpo fatale inflitto alla mafia e agli associati esterni ed interni, colpo così basso che secondo me passa da sotto le gambe.

Sapete quale partito è stato il primo a provare l'ebbrezza della trasgressione? L'UDC? No. Forza Italia? No. La Lega? No. An? No. LA MARGHERITA. Lo stesso partito che in Calabria si dice combatta la mafia che ha ucciso Fortugno, in Sicilia candida uno in odor di malvita. Mario Buscaino è l'eroe de noiartri, candidato alla carica di sindaco nel comune di Trapani. Indagato per corruzione in un'inchiesta su mafia e appalti che ha portato all'arresto di Bartolo Pellegrino, leader di Nuova Sicilia, ed ex assessore di Cuffaro. Buscaino quando gli hanno fatto notare che la sua candidatura strideva con l'indagine che gli pende sulla testa ha detto: "Tutto chiarito". Allora uno crede che i magistrati lo abbiano ascoltato e lo abbiano escluso dalle indagini. La realtà è invece che c'è stato un interrogatorio e lui ha risposto a delle domande. Non deve essere lui a dire tutto chiarito ma i magistrati. Io capisco che noi di sinistra ce l'abbiamo più grosso e alcune indagini le snobbiamo, e che l'unico impresentabile è Cuffaro, però ci sono dei percorsi giudiziari, dovremmo farcene una ragione.

"La sua candidatura non infrange alcun codice di autoregolamentazione" fa sapere il segretario dei DS siciliani, Tonino Russo, che nel frattempo dice però che Cuffaro è impresentabile. Non viola il codice perchè per adesso è solo un informazione di garanzia, non un rinvio a giudizio. Per fare il politico secondo me ci vuola una gran faccia da culo, questo è assodato, ma grande quanto?

E' un bel traguardo poter dire che destra e sinistra siciliane sui temi dell'antimafia sono indistinguibili: fanno schifo entrambe. Signora Borsellino e qualcun altro escluso.

Una voce di dissenso c'è stata. Claudio Fava. A cui ha risposto elegantemente il segretario provinciale dei DS di Trapani Nino Safina: "Farebbe bene a parlare con i dirigenti del partito trapanese prima di prendere posizione". Tradotto più o meno vuol dire: "Non parlare prima che non ti diciamo cosa dire". Ma noi ce l'abbiamo più grosso, noi possiamo permettercelo. Fava vai via... scappa lontano da questa gente. Vattene.

giovedì 5 aprile 2007

Aggiornamenti da Valverde... molto Mafiopoli direi


Alla fine è andata così come previsto, com'era già scritto da tempo, almeno da quando l'inciucio tra maggioranza e opposizione era stato reso pubblico con l'elezione del Presidente del Consiglio che, scelto tra le fila della minoranza, aveva completamente ribaltato gli equilibri consiliari.Già alla precedente adunanza consiliare, in cui l’ormai famoso piano di lottizzazione era statoinserito all’ordine del giorno, la presenza in massa del Valverde Social Forum aveva impaurito un po’ gli impreparati consiglieri e spinto il Presidente del Consiglio a non concederci la parola erinviare la votazione a data da destinarsi. Ma il Social Forum si è ripresentato compatto, in numero ancora maggiore, occupando quasi completamente l’aula.Anche stavolta la parola ci è stata negata dal Presidente Abate che, non avendo valide ragioni per farlo, se non quella di evitare al Consiglio l’imbarazzo dei nostri dati di fatto, ha addotto comemotivazione un articolo inesistente del regolamento e proposto ai consiglieri di appoggiare la sualinea attraverso una votazione, che ha visto contrari i soli Di Toro, Di Bartolo e Garozzo.Gli stessi tre consiglieri hanno poi provveduto a leggere e sottoscrivere il comunicato del SocialForum, mentre i membri di quest’ultimo si imbavagliavano in segno di protesta, irritandovistosamente il Presidente che, invano, tentava di scoraggiare e bloccare l’azione dei manifestanti.Si è passati poi all’esposizione del progetto di lottizzazione da parte del geometra Laganà, tecnicodel Comune, egli stesso restio alla definizione di esperto appioppatagli dal Consiglio, che haevidenziato come l’altissima cubatura, equivalente al massimo consentito dai parametri legali,potrà essere ancora aumentata attraverso la monetizzazione degli spazi riservati ai servizi.Una breve pausa voluta dal Presidente Abate è caratterizzata dalla scomparsa di Fragalà, uno dei consiglieri di pseudo-opposizione, contrario alla lottizzazione e non intenzionato quindi a votare a favore, ma impossibilitato a votare contro a causa di misteriosi impedimenti provenienti dall’alto.Atto di protesta o semplice ignavia condita da un pizzico di vigliaccheria?Ma passiamo dal rimpianto per un assente al rimorso per un troppo presente. Dopo la suddettapausa, infatti, arriva il lunghissimo ed estenuante intervento del consigliere di maggioranzaD’Amico che, con la sua modestia, stordisce i presenti per una ventina di minuti parlando diargomenti che ammette di non conoscere e tentando di storpiare il senso del discorso dei treconsiglieri contrari alla lottizzazione.Finito il supplizio damichiano è stato concesso giusto il tempo di un ultimo tentativo, anch’essobocciato, del consigliere Garozzo di proporre il rinvio dell’ordine del giorno per una riesamina delprogetto, prima della votazione che ha determinato l’approvazione del piano di lottizzazione colmassimo dei parametri consentiti e senza tener conto, ci teniamo ad evidenziarlo, di quelli previsti dall’imminente Piano Regolatore.Questa decisione, parsa troppo affrettata e poco ponderata, guidata più dagli interessi interniall’amministrazione e dei privati interessati alla costruzione che da quelli della collettivitàvalverdese, presente ma soprattutto futura, come testimonia la dichiarazione del consigliereCaggegi, che ha accusato il collega Di Toro di non poter capire la situazione in quanto noncoinvolto personalmente nell’affare, ha spinto il Valverde Social Forum a iniziare una nuovaprotesta, partita immediatamente dopo il consiglio con l’esposizione di striscioni e l’intonazione dicori caratterizzati da un unico comune denominatore: VERGOGNA.

martedì 3 aprile 2007

Buon Compleanno Informazione


Ce l'abbiamo fatta. Buon Compleanno a tutti! Un anno esatto è passato e nonostante mille sconvolgimenti noi ci siamo ancora. Un anno da quando mi sono convinto che il blog non era una moda da snobbare ma un mezzo preziosissimo della libertà individuale, a little bit of democracy. Adesso siamo in tanti, molti più di quanti eravamo all'inizio, molti più di quanto avrei mai pensato e sperato. Questo blog ormai è una realtà innegabile del web, secondo il rank di Technorati è il numero 150861 in Italia, e il 1410° di BlogItalia. Oltre 90 post. Migliaia di commenti. Centinaia di citazioni. Per alcuni è un punto di riferimento riguardo a certe questioni, in primis per quelle riguardanti i guai dell'indagato Cuffaro con la giustizia. Ogni volta che qualcosa accade durante il processo infinito nel quale il nostro eroe è sempre più inguaiato, c'è sempre un boom di visite. Ci sono i vaticanisti, e ci sono i cuffaristi, specializzati in sospetti favoreggiatori e sospetti concorrenti mafiosi. E' anche grazie a questo blog che ho avuto la possibilità di dire in faccia proprio a Cuffaro, ad Anno Zero, quello che mezza Sicilia pensa, ed è grazie a questo blog che ho incontrato, sia virtualmente che in incontri "reali", tantissimi ragazzi e ragazze con cui ho condiviso analisi e prospettive di lavoro per una nuova Sicilia "vaccinata". Sono cresciuto grazie alle vostre critiche, quasi sempre argomentate, e mi sono rinvigorito nei momenti peggiori con le vostre belle parole. Ho un anno in più, e in questo anno ho scoperto tanto di quel marcio nelle istituzioni che molti altri avrebbero abbandonato prima ancora di iniziare. E invece più andavo in fondo, più fango trovavo, ancora più in fondo andavo. Perchè quando uno è intimamente innamorato della propria terra crede che si possa salvare anche se è al collasso, anche se è in metastasi. E io è come se fossi innamorato di una prostituta, e sono convinto di poterla salvare dal marciapiede. Sono Richard Gere. Abbiamo trattato argomenti delicati, come i Dico, come la base di Vicenza, come le elezioni politiche, come l'andamento del governo Prodi. Ho sempre cercato di essere obiettivo, e anzi, cattivo con la mia parte politica. Non ho mai negato di avere idee di sinistra, non ho mai negato che questo governo non mi piace. Non ho mai fatto nulla per piacere a tutti. La cosa che davvero mi rende soddisfatto del lavoro di questo anno, è che abbiamo sempre parlato solo ed esclusivamente di fatti. Nessuno spazio alle opinioni, se non a quelle espressamente indicate come tali. I fatti sopra ogni cosa. Marco Travaglio probabilmente ci inserirebbe tra i cani da guardia piuttosto che tra quelli di compagnia. Ho attaccato duramente, ma mai in maniera volgare od offensiva. Siamo stati quasi tutti all'altezza di un lavoro serio. O almeno, posso assicurarvi che personalmente ce l'ho messa tutta, e ho sempre messo la faccia, in ogni cosa. Insomma, di strada ne abbiamo fatta, e il merito è senza dubbio di chi mi ha sempre rinnovato la sua fiducia, di chi ha continuato a leggere e a commentare anche se a volte non condivideva il mio pensiero, di chi si è sforzato di farmi capire i miei errori. Perchè ne ho fatti. Oggi è un giorno di festa per me, per noi. Il regalo sono state le migliaia di visite che ci sono state fino ad adesso. C'è bisogno di un salto di qualità però. C'è bisogno che questo blog diventi "meno mio". Che sia aperto alle vostre esigenze sui temi di giustizia e legalità. Io darò spazio a chi me lo chiederà. Allora diamoci appuntamento al prossimo anno. Con la certezza di esserci, ancora di più, ancora più informati, magari in un Italia migliore.
Grazie ancora.