
"Un familiare di vittime di mafia passa metà della sua vita a difendere la vittima e l'altra metà a difendere se stesso"
sabato 28 aprile 2007
Il 25 Aprile di Laboratorio '48

venerdì 20 aprile 2007
Il potere del megafono
P.S. Ecco l'ultima incursione megafonizzata ai danni di Emilio Fede, esimio giornalista.
domenica 15 aprile 2007
Lettera a Joseph Ratzinger

Egr. Santo Padre Joseph Ratzinger,
io sono uno degli infinitamente tanti, uno di quelli che credeva una volta e adesso non crede. Uno di quelli che vorrebbe tante risposte, non da Dio ma dalla istituzione Chiesa. Ma questo oggi non conta.
Le scrivo perchè lei è il massimo rappresentante di uno dei culti religiosi più praticati nel mondo, soprattutto in Africa. Le scrivo perchè sono esasperato. Stanco di assistere inerme ad un massacro che va avanti senza sosta e senza che nessuno se ne occupi seriamente, esclusi tutti quei volontari che possono fare ben poco se prevenire è impossibile, se prevenire è peccato. Le scrivo perchè lei potrebbe fare qualcosa ma ancora non la fa, ancora indugia.
Parlo dell'Aids,che sta falcidiando l'Africa. La stessa Aids che uccide i bambini dalla nascita.
“Recenti monitoraggi mostrano quanto presto il rischio del contagio abbia luogo e quali siano le conseguenze: in Ruanda il 4% di ragazzi di entrambi i sessi fra i 12 ed i 14 anni sono risultati sieropositivi. In Sudafrica la percentuale di ragazze incinte minori di 15 anni risultate sieropositive era del 9.5%
Spesso le ragazze contraggono l'infezione prima dei maschi. Un recente studio in un'area del Kenia mostra che il 22% di ragazze fra i 15 ed i 19 anni risulta già sieropositiva, rispetto al 4% di ragazzi. In uno studio effettuato in Zambia la percentuale era del 12.3 contro il 4.5 di maschi. In Etiopia le ragazze fra i 20 ed i 24 anni sieropositive erano il 35.4% contro il 10.7% dei giovani maschi” da www.unimondo.org/temi/aids/02.html .
Sono dati di fronte hai quali lei non può rimanere impassibile. Sono dati che il suo Dio non può condividere. Chi non fa tutto il possibile per salvare delle vite umane non può accedere al regno dei cieli. Vorrei sapere se esiste una sola ragione che le impedisce di fare qualcosa. Perchè lei sa bene che basterebbe una sua frase a dimezzare i contagi. Basterebbe che lei la smettesse di demonizzare i profilattici, e che ammettesse dopo duemila anni che l'amore divino tra uomo e donna si completa nella procreazione, ma che dare alla luce un bambino dal destino segnato è un omicidio, e Dio in teoria condanna gli omicidi, chi li commette e chi non fa nulla per fermarli.
Se in Africa usassero i profilattici forse le cose potrebbero cambiare. Purtroppo in Africa sono molto, molto credenti. E la religione cattolica è molto, molto radicata. Fare l'amore senza procreare è peccato. Quindi fare l'amore con il profilattico è peccato.
Siamo nel 2007 e la Chiesa ancora aspetta. Forse quando l'Africa sarà sparita dalla terra allora chiederà scusa e dirà che in fin dei conti i profilattici si potevano usare, che non offendevano Dio, che Dio stesso forse li avrebbe sponsorizzati. Chissà. Mentre lei, o chi per lei, legge questa lettera, milioni di bambini nascono infetti, altri muoiono dopo pochi anni di vita. Ma muoiono senza peccato, contagiati da bravi cattolici.
Il 1 dicembre 2005, in occasione della XVIII Giornata Mondiale per la Lotta all'AIDS, lei sostenne che la strategia da seguire nella lotta all'AIDS doveva essere basata «su continenza, promozione della fedeltà nel matrimonio, importanza della vita familiare, educazione, assistenza ai poveri», non menzionando, per ovvi motivi, l'uso del preservativo.
Con queste parole lei offende la sua intelligenza e quella di tutti coloro che nel mondo professano, anche perseguitati, la religione cattolica.
Le consiglio di ingnorarmi, senza problemi. Ma le consiglio di ascoltare però la voce di tutti i volontari laici e cattolici che vivono nell'inferno dell'Aids in Africa.
“Ama il prossimo tuo africano come te stesso”.
Consapevole che questa missiva non avrà alcun effetto, le porgo con rispetto i miei saluti.
Benny Calasanzio
venerdì 13 aprile 2007
Inchiesta sull'informazione in America dopo l'11 Settembre, di Benny Calasanzio ed Enrico Bassi
Grazie al beneplacito del co-autore di questa tesina, Enrico Bassi, pubblico questo nostro lavoro intitolato "One Nation, Indivisible", un analisi approfondita su come l'informazione sia stata stravolta sia in America che in tutto il mondo dopo l'11 Settembre. Nè complotti nè insinuazioni. Fatti.
Ecco la nota metodologica. Il resto potete scaricarlo gratuitamente dal seguente link:
One Nation Indivisible
NOTA DEGLI AUTORI: metodologie di lavoro
Il lavoro dello storico consiste nell’esplorazione e nella verifica delle diverse fonti e nelle successive interpretazioni e ricerche di collegamenti tra esse. Lo scopo finale è proporre una lettura, data da questa analisi, dei fatti e del loro svolgimento. Lo storico però non sempre arriva a vagliare tutte le fonti disponibili riguardo ad un fatto. Si apre così il problema dell’importanza e della gerarchia delle fonti stesse: un problema di affidabilità. Come un linguista alle prese con diverse stesure dello stesso testo, specie se antico, anche lo storico si trova di fronte a diverse voci e versioni contrastanti rispetto ad uno stesso avvenimento. La pluralità di voci nel coro deve essere pertanto sottoposta ad una selezione, tenendo conto delle più affidabili e scartando le meno verosimili o, meglio, le meno attendibili.
Il giornalista, che possiamo definire come uno storico del presente, ha anch’esso il compito, davanti ad un avvenimento, di vagliare tutte le fonti che riesce a reperire per poter poi proporre una ricostruzione dei fatti il più vicina possibile alla realtà. C’è da ricordare, però, che esiste una differenza sostanziale tra notizia e fatto, e che il giornalista è portatore di verità parziali. Nonostante ciò e nonostante il giornalista non lavori in un mondo di verità assolute, ma di relazioni, per spirito di professionalità anche per il giornalista si apre il problema di dover selezionare le fonti migliori, cioè le maggiormente utili ad una ricostruzione dei fatti verosimile.
Nel mondo dell’informazione odierno, chi si muove al suo interno è vincolato ad un mainstream informativo in continuo e veloce movimento. La simultaneità raggiunta dalla comunicazione pone un problema professionale notevole, quello dell’approfondimento. Spesso è proprio il tempo ciò che manca al giornalista per approfondire la ricerca e la valutazione delle fonti. A questa mancanza di tempo si sopperisce affidandosi ai comunicati stampa delle istituzioni o i lanci delle agenzie internazionali, giudicate più attendibili perché “ufficiali”, perciò gerarchicamente più importanti.
Date queste considerazioni, la domanda che ha stimolato la stesura di questo lavoro è semplice, quasi ingenua: cosa succede se le fonti più attendibili, più accreditate e più utilizzate non sono, tuttavia, le più vicine alla realtà? Che effetto ha avuto e ha ancora questa discrepanza sull’informazione?
A sei anni di distanza dall’11 settembre 2001 non sono mancati, da parte degli organi di informazione, gli approfondimenti sui tragici avvenimenti di quel giorno. Queste ulteriori ricerche hanno rivelato delle crepe nelle versioni ufficiali e, di conseguenza, aperto nuovi quesiti su ciò che è accaduto quel giorno a New York e Washington. Dobbiamo ricordare che il mondo intero è cambiato, gli equilibri tra le nazioni, nella società, tra le potenze politiche ed economiche sono stati ridefiniti e, ancora oggi, le conseguenze sono visibili in maniera chiara agli occhi di tutti noi.
Non parliamo di complotti, di “sentito dire”, di fonti segrete. Parliamo di fatti, secondo la logica che ci è cara del “comunque è un fatto”. E' un fatto che le interpretazioni degli esperti, dei testimoni, dei soccorritori, di tutti coloro i quali si trovavano in quei momenti a Manhattan, al Pentagono e a Pittsburgh forniscono un quadro coerente che minuto dopo minuto però viene sostituito da un altro di provenienza “superiore”. E' un fatto che una verità ufficiale sembra scalzare la verità sostanziale che negli attimi dopo gli attacchi si andava diffondendo attraverso tutti i media. E' un fatto che tutta la massa di informazioni accumulata da fonti direttamente coinvolte lascia il passo a poche, incomplete e parziali fonti governative. E' un fatto che si è assistito ad un lento conformarsi dei media. Abbiamo raccolto frasi, testimonianze, ricostruzioni di vari soggetti coinvolti a vario titolo. Abbiamo riguardato i vari telegiornali americani durante gli attacchi. Cnn, Cbs, Fox e tutti gli altri. Paradossalmente nella concitazione dei primi momenti una base di coerenza riguardo sensazioni e opinioni accomuna tutto il panorama che abbiamo semplicemente trascritto. Man mano che la lava si raffreddava, non appena le prime voci uscivano fuori dal coro e cominciavano a seguire i suggerimenti governativi, lentamente tutti gli altri mezzi di informazione si accodavano, tralasciando tutto quello che fino a quel momento avevano ricostruito.
Successivamente, le voci di dissidenti hanno provato a trovare un loro spazio d’azione. Hanno tentato di denunciare non solo le varie anomalie tra la versione ufficiale e ciò che emergeva dai loro ragionamenti e dalle loro indagini. Ma si sono dovuti scontrare con un vero e proprio muro, fatto non di intimidazioni, ma di bandiere e senso comune. Una parte consistente, per non dire la maggior parte, degli USA ha chiesto con forza alla stampa di mettersi da parte per un attimo. E questo è un fatto.
Per districarci in un mare di informazioni diverse, in contrasto e in assonanza tra loro, abbiamo deciso di vagliare il maggior numero di voci possibili. Da questa premessa, la nostra analisi si è sviluppata controllando la carta stampata statunitense, differenziando i livelli di stampa locale e nazionale-internazionale per spostarci sulla stampa italiana ed europea, valutando eventuali differenze o parallelismi. Non solo carta stampata, comunque. Grande importanza rivestono, nell’analisi, le voci “a caldo” delle televisioni americane e la rete Internet, ora più che mai strumento essenziale del pluralismo.
Per completare il quadro generale, si sono esaminate anche le tappe conosciute dei provvedimenti e delle dichiarazioni ufficiali che l’amministrazione Bush ha preso per limitare la libertà di stampa e l’obiettività delle ricerche giornalistiche, oltre che per delineare lo scenario di una vera e propria guerra del Bene contro il Male.
martedì 10 aprile 2007
Cattolica Eraclea (AG) ricorda, Cuffaro nega


sabato 7 aprile 2007
Noi di sinistra ce l'abbiamo più grosso

Poi i primi di Aprile la commisione antimafia formata da corrotti e corruttori di cui ho già scritto, vara un codice di autoregolamentazione per i partiti, al fine di prevenire le infiltrazioni mafiose nelle istituzioni. Un codice truffa, ridicolo, senza conseguenze se infranto. L'accordo è bipartisan, e già solo quello dovrebbe far riflettere. Esso prevede che i partiti non candidino alle elezioni comunali e provinciali (perchè non anche alle politiche e alle regionali?) quelle persone che siano state rinviate a giudizio per reati di associazione mafiosa, o ad essi correlati, o che siano state colpite da una qualche misura cautelare, escluso l'avviso di garanzia, che paradossalmente però è il primo passo di un indagine. Nel caso in cui un partito candidasse comunque una persona rinviata a giudizio, sarà tenuto a motivarne pubblicamente la decisione, senza incorrere in altre conseguenze. Un colpo fatale inflitto alla mafia e agli associati esterni ed interni, colpo così basso che secondo me passa da sotto le gambe.
Sapete quale partito è stato il primo a provare l'ebbrezza della trasgressione? L'UDC? No. Forza Italia? No. La Lega? No. An? No. LA MARGHERITA. Lo stesso partito che in Calabria si dice combatta la mafia che ha ucciso Fortugno, in Sicilia candida uno in odor di malvita. Mario Buscaino è l'eroe de noiartri, candidato alla carica di sindaco nel comune di Trapani. Indagato per corruzione in un'inchiesta su mafia e appalti che ha portato all'arresto di Bartolo Pellegrino, leader di Nuova Sicilia, ed ex assessore di Cuffaro. Buscaino quando gli hanno fatto notare che la sua candidatura strideva con l'indagine che gli pende sulla testa ha detto: "Tutto chiarito". Allora uno crede che i magistrati lo abbiano ascoltato e lo abbiano escluso dalle indagini. La realtà è invece che c'è stato un interrogatorio e lui ha risposto a delle domande. Non deve essere lui a dire tutto chiarito ma i magistrati. Io capisco che noi di sinistra ce l'abbiamo più grosso e alcune indagini le snobbiamo, e che l'unico impresentabile è Cuffaro, però ci sono dei percorsi giudiziari, dovremmo farcene una ragione.
"La sua candidatura non infrange alcun codice di autoregolamentazione" fa sapere il segretario dei DS siciliani, Tonino Russo, che nel frattempo dice però che Cuffaro è impresentabile. Non viola il codice perchè per adesso è solo un informazione di garanzia, non un rinvio a giudizio. Per fare il politico secondo me ci vuola una gran faccia da culo, questo è assodato, ma grande quanto?
E' un bel traguardo poter dire che destra e sinistra siciliane sui temi dell'antimafia sono indistinguibili: fanno schifo entrambe. Signora Borsellino e qualcun altro escluso.
Una voce di dissenso c'è stata. Claudio Fava. A cui ha risposto elegantemente il segretario provinciale dei DS di Trapani Nino Safina: "Farebbe bene a parlare con i dirigenti del partito trapanese prima di prendere posizione". Tradotto più o meno vuol dire: "Non parlare prima che non ti diciamo cosa dire". Ma noi ce l'abbiamo più grosso, noi possiamo permettercelo. Fava vai via... scappa lontano da questa gente. Vattene.
giovedì 5 aprile 2007
Aggiornamenti da Valverde... molto Mafiopoli direi
martedì 3 aprile 2007
Buon Compleanno Informazione

Grazie ancora.