sabato 24 febbraio 2007

Quando in Calabria si querela l'Antimafia


Giuseppe Bova, Presidente del Consiglio Regionale della Calabria, naturalmente inquisito e sosia di Raoul, minaccia querela per i ragazzi di Ammazzateci Tutti. Non aggiungo nulla alla lettera di Riccardo Orioles, storico giornalista antimafia siciliano, fondatore assieme a Giuseppe Fava del giornale I Siciliani, uno dei primi che hanno avuto il merito di aver denunciato la normalità delle attività illecite di Cosa Nostra in Sicilia. Ha fondato e dirige il mensile Casablanca, col quale continua a denunciare mafie e corruzioni.

"Bravo Bova, continua così e un giorno sarai più famoso di Cuffaro e ti faranno anche i film"
di Riccardo Orioles

Tanti anni fa il Giornale di Sicilia - politicamente vicino ai cugini Salvo - ebbe la buona idea di pubblicare i nomi e i cognomi di tutti gli esponenti del Coordinamento Antimafia di Palermo, corredati dai rispettivi indirizzi di casa e da ogni altra utile indicazione. Aggiungendo che in realta' questi quattro fanatici - di cui vedi elenco nominativo - non rappresentavano nessuno e che il movimento antimafia in realta' non esisteva.

Adesso, il presidente del consiglio regionale calabrese, che si chiama Giuseppe Bova e che purtroppo e' diessino (torneremo su questo particolare) sostiene che il movimento dei ragazzi di Locri, "Ammazzateci tutti", in realta' non esiste ed e' composto solo da quattro estremisti fanatici che non contano niente. E ne da', ovviamente, i nomi: il primo e' Aldo Pecora, che e' un ragazzo di vent'anni e ha avuto il grave torto di fare alcune domande pubbliche sulla personale correttezza di alcuni politici calabresi.
Locri, come sapete, e' un posto mite dove se qualcuno ti accusa di essere l'unico e decisivo esponente di un movimento antimafia puoi girare tranquillo per le strade, sicuro che nessuno ti fara' niente. E' come se Bova avesse detto, poniamo, a Stoccolma "Guardate che questo Pecora e' il capo dei vegetariani e se togliete di mezzo lui nessuno contestera' piu' le bistecche".

Percio' egli ha fatto benissimo a intimidire pubblicamente Aldo, a metterlo a bersaglio della 'ndrangheta e a dire "se vi stanno antipatici i ragazzi di Locri, prendetevela solo con lui". Bova, nella sua veste di politico, e' inquisito per coserelle, ma in questo non c'e' niente di male perche' piu' di meta' dei consiglieri regionali lo sono come e piu' di lui. I pochi consiglieri incensurati, alla bouvette della Regione, si sentono - come dire - un po' isolati. Percio' puffano appalti, coseggiano coi mafiosi, spampuncano il pubblico denaro, solo perche' bisognosi d'affetto da parte dei colleghi gia' inquisiti. Bova non fa eccezione ma - lo ripetiamo - a differenza dei ragazzi di Locri noi siamo uomini di mondo e quindi non solo non lo condanniamo ma addirittura lo incoraggiamo: "Bravo Bova, continua cosi' e un giorno sarai piu' famoso di Cuffaro e ti faranno anche i film".

Ma perche' e' cosi' importante che Bova - uno che denuncia alla 'ndrangheta i capi del movimento antimafia - e' diessino? Forse perche' "ormai sono tutti uguali"? No. E' un fenomeno tipico del Ds meridionale, ed e' esattamente lo stesso fenomeno che si verificava nella vecchia Dc. La Dc, partito interclassista, organizzativamente era una struttura dei notabili. Un territorio, un notabile: ognuno, statisticamente, con le caratteristiche sociologiche del ceto medio (poiche' la Dc era un partito di ceti medi) del suo territorio. In Veneto, cosi', avevi un Rumor pacioso che rappresentava piu' o meno il professionista cattolico del trevigiano o di Rovigo. C'era una borghesia cattolica, in Lombardia, da sempre iperattiva e colta, ed eccoti i vari Bassetti. A Torino (operai, Acli, sindacato) Donat-Cattin. In Sicilia o in Campania, dove il notabilato locale era quel che era, spuntavano i Lima e i Gava.

Molti anni dopo, quando il partito socialista cambio' - come si disse allora - da una razza all'altra, il meccanismo fu piu' concentrato nel tempo, ma sostanzialmente eguale: nel vecchio partito di notabili i ceti notabilari "moderni" subentrarono a quelli tradizionali, il nuovo commercialista al vecchio medico condotto. Quanti operai evoluti ci sono adesso nel ceto dirigente del Ds meridionale? Quanti professionisti "tecnici" - insegnanti, impiegati, ingegneri - e quanti legati invece alla gestione del denaro? Come si e' trasformato sociologicamente il notabile meridionale, e quello "di sinistra" in particolare? Visto che ormai di interclassismo si tratta, e *dunque* di notabilato locale (gia' ora che ci sono ancora i partiti: figuriamoci quando ce ne sara' solo uno, il famoso "partito democratico") la questione non e' di poco peso.

Io penso che il notabilato di sinistra, al sud, sia gia' in gran parte un notabilato d'affari; non lo castra il moderatismo, ma proprio il posizionamento sociale. La sinistra giovanile di molti paesini del Sud, che non e' fatta di notabili ma (finche' non vengono eventualmente cooptati) di ragazzi, pur con la stessa linea politica formale, si batte contro la mafia con coraggio e determinazione. Il difetto, evidentemente, non sta nella politica ma in chi la incarna. E quando un pezzo di societa' si ribella - sostanzialmente e non solo "politicamente", come da noi - e comincia a contestare il potere, e' visto automaticamente come un nemico, da questo notabilato. E viene denunciato come tale. Bova, percio', non ce l'ha coi ragazzi di Locri perche' siano "estremisti" (Dio sa che non lo sono affatto) o perche' siano di altri partiti (la maggior parte di loro, probabilmente, vota proprio Ds).

Li teme proprio perche' sono antimafiosi, e dell'antimafia riprendono istintivamente il contenuto piu' profondo, la lotta alla gestione incontrollata e padronale del potere. Abbastanza per combatterli, come vedete, senza starci a pensar troppo su. Bova, che e' (non da gran tempo, in verita', e alla fine di un percorso abbastanza tortuoso) "di sinistra", per fortuna si limita a combatterli con le parole, anche se la sua professionalita' di politico evidentemente non e' abbastanza profonda da insegnargli la pericolosita' dell'uso incontrollato delle parole. Non volendo maramaldeggiare, ci asteniamo dall'elenco dei casi (spesso anche penalmente rilevanti) in cui sono stati coinvolti, negli ultimi dodici mesi, notabili di quel partito in quella zona. Ne attribuiamo l'origine, ripetiamo, non al partito ma all'imprinting sociale.

Osserviamo pero' che Bova avrebbe dovuto essere pubblicamente censurato dal suo partito gia' a agosto, quando nella regione Calabria - col suo contributo determinante - si ebbe il silenziamento d'autorita' di tutte le informazioni via internet su tutte le attivita' della Regione. Appalti, consulenze, pubblici esborsi, in Calabria divennero di punto in bianco - come nella Calabria vicereale, o come in Cina - "arcana imperii". Questo non si sarebbe dovuto tollerare; ed e' stato tollerato.

Il Ds nazionale, in questo, e' stato inadempiente. Adesso un'ulteriore tolleranza e' impossibile, visto che il sostanziale fascismo di Bova - del notabile Bova - si estrinseca non solo in un imbavagliamento delle notizie, ma anche in un pericolo fisico per i dirigenti del movimento antimafia, i vari ragazzi di Locri e i loro amici. Percio' tutte le critiche per Bova (nel senso e coi limiti che abbiamo detto) non possono piu' fermarsi in Calabria ma risalgono l'autostrada e - faticosamente e lentamente - approdano a Roma. Qui possono essere prese in esame dalla direzione Ds e dalla sua segreteria.

Onorevole Fassino, se le parole di Bova (il "giudice ragazzino" di Cossiga: Livatino fu ucciso poco dopo) dovessero produrre danno, la responsabilita' morale, Lei comprende benissimo, sarebbe - per inadempienza - anche Sua.

venerdì 23 febbraio 2007

La sindrome di Stoccolma


Il governo Prodi non è caduto, è sprofondato, defunto. Sarà chiesta nuovamente la fiducia per la stessa squadra, oppure faranno il Prodi Bis con un rimpasto, oppure ancora allargheranno la maggioranza. Qualcosa faranno e Prodi rinascerà rimanendo in una tomba. Ma il dato politico è uno: il governo è in stato di vegetazione, chiede l'eutanasia ma ha paura di non poter avere il funerale in chiesa. Hanno abbandonato i DICO (Mastella, amico di Della Valle e Moggi, testimone di nozze del mafioso Campanella sarà felice), faranno la TAV e naturalmente tireranno dritto sulla base di Vicenza. "L'Italia Riparte". Comunque andrà prima o poi cadrà di nuovo. E' questione di tempo. Mi chiedo cosa stiano aspettando. A costo di rimanere a governare si governerà come avrebbe governato Berlusconi? Io non ci sto, l'entrata di Follini o dell'UDC trasformerà Palazzo Chigi in una sacrestia. Io voglio un governo laico che governi uno stato laico. E anche i miei amici cattolici con un minimo di cervello lo vogliono. E non posso avercela con chi ha votato contro o con chi si è astenuto provocando la caduta del governo. No. Io mi sarei astenuto, o forse avrei votato contro. Non si può barattare la propria dignità di uomo o di donna con l'obbedienza ai dettami del partito. Una cosa è essere fedeli al proprio schieramento, che è uno dei compiti di un parlamentare, un'altra cosa è esserne schiavi, accettare tutto con gli occhi chiusi. Votare turandosi il naso. O si vota o si cade. Che razza di ragionamento è? Come fa uno che il giorno prima manifestava a Vicenza a votare il giorno dopo la relazione sulla politica estera di D'Alema? Si ripropone il tema di un post precedente: rimanere al governo per fare cosa? Nel frattempo io mi sono innamorato del mio aguzzino. Quando è caduto il governo mi è dispiaciuto. Speravo non me ne fregasse nulla e di reagire razionalmente ma nulla da fare. Davvero. Una parte di me era incazzatamente felice, diceva "che se ne vadano tutti a casa e non si facciano vedere mai più, mai più" l'altra diceva "e se torna Berlusconi? Dopo essermi ripreso dalle convulsioni pensavo "vado in Spagna e non leggo più giornali italiani". So che un governo che con questi numeri non potrà fare nulla di buono ma non riesco a liberarmene. Potrei scappare ma non ci riesco. Ho la sindrome di Stoccolma. La sindrome di Romano. Quindi: rimanere a tutti i costi al governo, anche a costo di fare peggio di Berlusconi ma tenere lontano Berlusconi, oppure andare a casa e riaprire le porte a Napoleone d'Arcore e salvare almeno la dignità del centrosinistra? La risposta è "non lo so".

mercoledì 21 febbraio 2007

Nessuna opinione


Il fatto che non servano più opinioni è un grande traguardo. Vuol dire che i fatti sono così espliciti che ogni parola è superflua. "I fatti- il colore- i fatti" scriveva Pulitzer ai muri della redazione del World. Il colore noi per oggi lo lasciamo nella tavolozza. Prendiamo solo il nero e scriviamo un'altra pagina di una storia di poltica sporca di mafia. Una politica che puzza, e anche tanto, al di là di una sentenza. Oggi il Corriere riportava un'altra intercettazione che tira in ballo mafia e Cuffaro. E' quasi una non-notizia. La gente si è abituata. Si sa che è così. Una di quelle intercettazioni che per qualcuno non valgono niente, che sono false e modificate.

"Con Cuffaro ci siamo incontrati, siamo stati vicini, lui è venuto diverse volte a trovarmi. Non é che ci fu una volta sola. Ci riunivamo là dentro da me, me lo accompagnava un altro e mi diceva: non ti preoccupare". Le parole sono del boss di Uditore, quartiere di Palermo, Francesco Bonura, così come intercettate dagli investigatori. In questo colloquio, registrato il 23 giugno 2005, il boss, parla con Rosario Marchese, già condannato per concorso esterno, di una questione che riguarda l'istituto zooprofilattico, fa riferimento alla necessità di discuterne con Cuffaro. Nella conversazione, avvenuta nei locali dell'immobiliare Raffaello, i due, parlando della vicenda giudiziaria di Cuffaro, si stupiscono che il governatore non abbia subito provvedimenti restrittivi della libertà personale. Dice Marchese, riferendosi a Cuffaro: "anzi, che è ancora fuori, perché si vede che i discorsi devono andare in questo modo". E Bonura conclude: "lui può stare fuori, se fossi io..." Nello stesso colloquio Bonura ricorda gli incontri avuti con Cuffaro e rivela che il governatore gli avrebbe detto: "Non ti preoccupare". Parlando con Marchese il boss riferisce quello che avrebbe risposto a Cuffaro: "Io appena mi sistemo queste cose me ne vado". A sua volta il governatore avrebbe replicato, sempre secondo quanto afferma Bonura: "Perché te ne devi andare? ora che le cose si stanno sistemando..." In seguito, scrivono gli investigatori, "quegli incontri si sono interrotti a causa delle vicende giudiziarie che hanno visto Cuffaro indagato dalla procura della Repubblica", da Ateneo On Line

Signori, non parliamo di un pentito che sta tirando in ballo Cuffaro. E' un boss che parla in tutta libertà ignorante di essere intercettato. Non sta cercando di discolparsi tirando in ballo i politici per fare pressioni o per mandare messaggi. No. Gli scettici delle intercettazioni, quelli che dicono che non vogliono dir nulla, quelli che ne farebbero a meno, quelli che... che ce ne sono sia a destra che a sinistra di quelli, avranno parecchio da fare per giustificare queste intercettazioni. Potrebbero provare a dire che c'è un complotto politico ai danni del Governatore, che è tutta una montatura per screditarlo e per mandarlo in galera. Agguato politico insomma. Ma se fosse così, se fossero riusciti, i comunisti credo, a ingaggiare un boss di quello spessore, a convincerlo a farsi intercettare e a farlo parlare di Cuffaro, beh, meritano di vincere!

Signori, stiamo parlando del nome di Cuffaro che circola tra i maggiori boss siciliani. Sono fatti non legati tra di loro. Rapporti autonomi e variegati. Guttadauro, Aiello, Siino, e adesso Bonura (da lui negato). Cuffaro è un personaggio che è riuscito ad intrattenere rapporti (ammessi da lui stesso per quanto riguarda Aiello e Siino) con la mafia di mezza Sicilia, non va arrestato, va studiato. Va analizzato come il falso alieno in America. Va trasferito d'urgenza nell'Area 51.

Naturalmente per chi aspetta i tre gradi di giudizio, anche per una condanna morale, questo non vuol dir nulla. Un mafioso parlava di lui, e allora? Loro aspettano... il problema è che più si aspetta più escono fuori nuove "voci". Io non aspetto. Cuffaro fuori dalla politica subito e per sempre.

sabato 17 febbraio 2007

Reportage da Vicenza: sangue e violenza.


Adesso sono seduto alla mia scrivania. Adesso al sicuro posso raccontare quello che i miei occhi hanno visto in quell'inferno di Vicenza. Cominciamo dalla mattina: alle 11.30 parto da Padova in treno. Pago il biglietto, lo timbro e salgo sul treno. D'improvviso vedo che una calca aggressiva e disumana di gente vistosamente comunistanoglobal sale sul treno senza pagare il biglietto. Erano rasta, estremisti, forse un pò brigatisti dalle facce. Io sono accartocciato sul mio posto, impaurito. Devo ammetterlo, tremavo. Ma alzo lo sguardo e vedo proprio la voglia di violenza nei loro occhi. Negli zaini portano armi di distruzioni di massa, come bandiere, kefie, bottiglie di vino, e riesco ad intravedere anche un chiloom, un aggeggio che Loro usano per drogarsi. Non mancano i falsi panini che in mezzo hanno esplosivo per attaccare la polizia. Riesco a mescolarmi tra loro e arrivare sano e salvo a Vicenza. E' stata dura ma intravedo il cartello Vicenza. Ce l'ho fatta, non sono stato scoperto. Documenterò sul mio blog la violenza e la devastazione dei comunisti. Appena usciti dalla stazione, punto di partenza del corteo, vedo già che il clima è teso. Vedo nei passeggini pericolosissimi finti neonati con finti fischietti in bocca. Probabilmente cerbottane con dardi avvelenati. Cantano slogan bolscevichi, tipo: "Dal passeggino la base ve la faremo di formaggino". Le madri vestono in modo provocatorio. Avvolte in bandiere multicolore, per disturbare la visuale degli agenti. Vedo alcune finte cinquantenni in bici con le ruote uncinate che urlano "No dal Molin" e corrono in mezzo al corteo, pericolosamente. La tensione è palpabile, è chiaro che la tragedia è nel'aria. Parte il corteo e io mi nascondo tra i comunisti. Gridano slogan superantiamericani come "Padroni a casa nostra" oppure "Meno soldati più turisti americani" o, vergognoso, "amici degli americani, nemici della guerra". Sono senza parole ma non posso farmi scoprire. Rutelli aveva ragione. Maggiore repressione. Come Genova dovevano trattarli questi violenti. E sento anche qualche rasta puzzolente che dice : "Al governo hanno provato a trasformare questa manifestazione in guerriglia, hanno perso. Siamo pacifisti, sono loro i veri terroristi che finanziano le guerre e ospitano basi di guerra a casa nostra". Con lo sguardo cerco un poliziotto per sentirmi più sicuro accanto a questi pazzi guerriglieri ma non lo trovo. Il lungimirante Amato "c'aveva visto lungo" si direbbe da me: "Rischio di incidenti, tensione anche in seguito agli arresti dei presunti BR". Qualcuno qui dice che hanno creato questo clima per fare accadere incidenti e quindi delegittimare tutto il corteo etichettandolo come violento. Cosa devono sentire le mio povere orecchie liberali. Cerco di farmi strada tra questi incivili e vedo di tutto. Balli volgari, canzoni partigiane, musica tunz tunz. Il sudore che scorre sulla fronte di questi reduci da Genova. Io indosso l'Eskimo per confondermi. Qualcuno di loro mi guarda e cerca addirittura di offrirmi della droga, capite?, della droga! Vuoi un tiro? Io sono costretto a scappare e mi rifugio tra le prime file del corteo. Sento chiari sentimenti eversivi. "Prodi a casa se fai guerra". "Abbiamo votato un governo di pace", e la scandalosa "mantenere gli impegni del governo precedente non vuol dire nulla: se Berlusconi avesse messo la pena di morte noi non avremmo potuto toglierla perchè era un impegno con gli Usa?" Ad un certo punto si scatena una rissa violentissima, c'è sangue per terra e mentre faccio le foto alla pozza qualcuno cerca di coprire il fatto: "Fotografi il vino per terra? Se vuoi te ne do un bicchiere" Il clima attorno a me ormai è pesante. Vedo una madre e una figlia che si picchiano di santa ragione mentre la musica risuona nell'aria. Sembra che ballino. Ma io so cosa sta accadendo. Prodi lo aveva detto: "Fate i bravi". Ma qui dicono che dovrebbero essere loro a fare i bravi e ad ascoltare la gente. La base dal Molin qui la vogliono tutti. Se lo mettano in testa questi centrisocialisti. Al corteo non c'erano più di centocinquanta persone. Non fatevi ignannare dalle coreografie. Al massimo erano in duecento. Vogliamo parlare poi delle intere famiglie? Vergogna! Sui prati, con i panini, con le bibite, a rischiare la vita dei loro figli che giocavano con i cani di alcuni punkabbestia. Per fortuna la fine del piccolo corteo è vicina. Vedo il palco e accelero. Mi sento seguito. Siamo tornati alla stazione. E' lì il palco. A quel punto devio improvvisamente e corro ai binari. C'è solo un'Eurostar a quell'ora per Padova. Ma io ho il biglietto per un regionale. Devo azzardare, i rischi ormai qui sono troppi. Salgo al volo senza pagare il supplemento. Alzo il cappuccio e facco finta di dormire. L'ho scampata bene oggi. Solo grazie al governo che ha fatto di tutto perchè la situazione non degenerasse ulteriormente. Adesso sono a casa, al caldo. Penso a quei momenti terribili e piango. Andrò a scrivere una lettera ad Amato per risollevarmi e dirgli "Grazie Dott. Sottile".

venerdì 16 febbraio 2007

Manifestazione "Mafie: consenso negato"


Domani sarà una giornata particolare per l'Italia. Due popoli scenderanno in piazza, per ragioni apparentemente diverse, unite nello scopo di rappresentare se stessi e di pretendere diritti senza chiederli sottovoce. A Reggio Calabria i ragazzi di Ammazzateci Tutti scenderanno per le strade contro la 'ndrangheta e contro tutte le mafie d'Italia. Lo faranno senza bisogno di omicidi eccellenti, senza che sia accaduto qualcosa negli ultimi giorni. Portano avanti un progetto metodico e strutturato, lungimirante, perchè l'antimafia divenga una quotidianetà e non un'eccezionalità dovuta alla reazione emotiva a colpi bassi da parte del crimine organizzato. Questi ragazzi stanno facendo un lavoro di costruzione della legalità e decostruzione della mentalità mafiosa immenso. Dall'altra parte dell'Italia ci sarà un nord est concentrato a Vicenza contro l'allargamento della base militare Usa Dal Molin. In realtà sarà una manifestazione contro l'arroganza, contro le scelte dall'alto, contro chi decide a casa nostra. Una manifestazione che era nata tranquilla e che le dichiarazioni di Rutelli e Amato rendono incandescente agli occhi dei media. Mai sentito parlare di profezie che si auto-adempiono? Io a Vicenza ci sarò, assieme a Piero Ricca e tanti altri. Ci sarò perchè bisogna che i governi imparino ad ascoltare la gente, quella comune, non gli esperti e i diplomatici. Saremo in tanti a manifestare pacificamente. Mi dispiace per i ministri che forse si aspettavano il G8. Mi costerà tanto non essere a Reggio, ma per me era impossibile andare. Spazio a loro quindi e un appello: andate in massa, ingolfate Reggio, fate tremare i boss di sterco.

"Carissimi/e
,

E’ trascorso più di un anno dalle grandi manifestazioni di Locri scaturite dalla rabbia per l’omicidio del Vice Presidente del Consiglio Regionale Francesco Fortugno, ciliegina sulla torta dopo decine di delitti impuniti perpetrati nella Locride ed in tutta la Calabria.
Dopo un anno e mezzo in Calabria si continua a morire, a pagare la mazzetta, a sopravvivere soggiogati dalla ‘ndrangheta.

Dopo un anno e mezzo noi ragazzi siamo ancora qui a combattere per contrastare ogni forma di mafia, da quella di strada a quella dei Palazzi, e riprenderci la nostra terra.
L’impegno che abbiamo portato avanti, concretamente e con coscienza, per restituire alla Calabria ed ai calabresi la dignità di vivere in maniera normale nella propria regione, continua giorno dopo giorno, così come il nostro porci come massa critica per monitorare e denunciare quanto c’è di poco chiaro nelle nostre massime amministrazioni. In Calabria è rimasta solo la spietata manovalanza, quella che si occupa di tenere sotto controllo il territorio e soggiogare, sostituendosi allo Stato, i calabresi. E’ quella a cui ci si rivolge per comprare i propri diritti, quella che alimentiamo con l’ignoranza e la paura.

Ed è proprio questo il senso della manifestazione che noi ragazzi del Movimento Ammazzateci tutti stiamo promuovendo per il prossimo 17 febbraio a Reggio Calabria.
Noi vogliamo mettere in pratica le parole del Giudice Borsellino: < <Se la gioventù le negherà il consenso anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo>>.

Perché se continueremo a rivolgerci al capobastone per ottenere i nostri diritti, se lasceremo che la ‘ndrangheta continui ad interferire nelle nostre vite con arroganza e prepotenza, se ci faremo ingannare dai suoi diabolici sorrisi, non riusciremo mai a liberarci dal suo giogo.
Dobbiamo essere noi i primi a volerlo, noi i primi a ripudiarla, noi i primi a capire che le alternative ci sono, anche se costano fatica, anche se si penserà di essere da soli a crederci.
Perché non è così. Noi stiamo combattendo per questo, ci crediamo e la speranza che voi siate con noi è la forza che anima le nostre scelte.

E’ la prima manifestazione auto-convocata che organizziamo a Reggio Calabria, la prima completamente auto-finanziata, anche se non nascondo che vorremmo fare appello a tutti i calabresi, commercianti, imprenditori, mamme e papà, perché ci aiutino anche economicamente nell’organizzazione della manifestazione, vorremmo infatti chiedere una sorta di “pizzo legalizzato“, ovvero un contributo economico con tanto di certificato di acquisizione da parte loro di una “azione antimafia” dal nostro virtuale pacchetto azionario.

Il 17 febbraio noi scenderemo per le strade di Reggio, saremo ragazzi, ma vorremmo che con noi ci fossero sia quella società civile che si dice indignata davanti a tutto questo, sia le Istituzioni che promettono di impegnarsi contro le mafie, ma che più delle volte, purtroppo, ci accompagnano solo ai funerali dei nostri morti.
Vorremmo che ci fossero tutti quei giovani che ci hanno incoraggiati da tutta Italia, quelli che si sono arrabbiati con noi dopo l’omicidio Fortugno, quelli che credono che sia un diritto ed un dovere cambiare questa terra e questa mentalità, quelli che sentono nel cuore, davvero, di voler NEGARE IL CONSENSO ALLE MAFIE.

Programma manifestazione Reggio Calabria

Appello completo

Spot

mercoledì 14 febbraio 2007

Quella lettera a Manfredi Borsellino


Tra i vecchi documenti di testo ho ritrovato una lettera dello scorso anno. Era per Manfredi Borsellino, figlio di Paolo. In quel periodo avevo perso la fiducia nel cambiamento, ero rassegnato alla metastasi mafiosa che vedevo giorno dopo giorno infiltrarsi nelle istituzioni. Manfredi mi rispose subito, e le sue parole mi diedero davvero tanta fiducia e tantissima forza. Se lui vorrà pubblicherò alcuni estratti della lettera.

Caro Manfredi,

io sono Benny, ho 20 anni e vivo nella provincia di Agrigento, a Santa Margherita di Belice, anche se studio a Padova.

Non scrivo questa lettera in una data come le altre. Giusto ieri sera è andato in onda per il secondo anno il film in due puntate “Paolo Borsellino”. Che mi abbia turbato commosso credo sia naturale. Ma questo non è molto importante, probabilmente ha commosso anche chi della vita di suo padre non sapeva nulla e forse nulla ha compreso anche dopo il film.

Il motivo principale che mi spinge a scriverle è un altro, è una reazione che mi nasce dentro, che devasta il mio ottimismo e i miei miraggi di una Sicilia nuova. Esattamente nel momento in cui il bravo attore pronunciava la storica frase di Paolo Borsellino “In fondo io sono ottimista e credo che la Sicilia cambierà”, proprio in quel momento io mi sono reso conto di quanto lontana sia ora più che mai quella profezia. Non entro in contesti politici già abbastanza luridi e pieni di parole vuote, ma viene spontaneo pensare alla realtà siciliana, prima che a quella sociale, a quella politica e rendersi conto che non solo non si è continuato il lavoro di chi ha pagato col sangue quella stagione che cominciava ad avere davvero il profumo della libertà, ma stiamo tornando indietro, stiamo cadendo nel tranello della mafia che si nasconde dietro l’oblio: non ci sono più morti, non c’è più la mafia. Che la mafia non sia più una priorità dei giorni nostri è una dato di fatto. Che si sia abbassata la guardia, è realtà quotidiana. A Palermo l’85% dei commercianti paga il pizzo, i giornalisti lo scrivono, i lettori lo leggono, i commercianti pagano e i mafiosi riscuotono. Nulla cambia e nulla si evolve.

Io ieri sera mi sono vergognato, nei suoi confronti, delle sue sorelle, di sua madre e di tutti quelli che con lei hanno condiviso l’enorme dolore della perdita si suo padre, mi sono vergognato perché siete voi i primi che oggi dovete assistere ad un presidente della regione indagato per favoreggiamento a cosa nostra, ad un presidente del consiglio a cui il reato di rapporti con la mafia è stato prescritto, e perché tutto questo, ancora oggi, è normale, e si liquida tutto semplicemente dichiarandolo “calunnioso” e frutto della mente malata delle toghe rosse. Io mi vergogno dal profondo del cuore, perché le confesso che a volte mi chiedo se è servito a qualcosa, se davvero le vite di suo padre e di Giovanni Falcone abbiano portato una nuova mentalità, una nuova coscienza, e mi chiedo ancora più mortificato se non sia stato tutto inutile, se dopo l’onda emotiva che ha sconvolto l’Italia dopo le stragi, oggi non sia tornato tutto com’era.

Chi le scrive, caro Manfredi, non è un ideologo, né un teorizzatore, ma è un ragazzo di venti anni che nello stesso periodo di Via d’Amelio, vedeva, a distanza di otto mesi, prima lo zio e poi il nonno riempiti di piombo fino alle ossa per non aver ceduto alla logica mafiosa. Non parliamo né di giudici né di martiri politici, solo di due piccolissimi imprenditori che avevano messo in piedi una fabbrica di calcestruzzo. Erano comuni ostacoli nel percorso mafioso. E gli ostacoli, grossi o piccoli, si eliminano. Pensi che avevano il suo stesso cognome. Uno anche il nome di suo padre: Paolo Borsellino e Giuseppe Borsellino. Morti ammazzati a Lucca Sicula, il primo 21 aprile, il secondo il 17 dicembre, tutti e due nel 92, come suo padre. In due non raggiungevano i 90 anni.

Riconosciuti tutti e due vittime innocenti della mafia, giacciono sotto terra, pieni di buchi. Questo è quello che io so della mafia, questo è quello che le dico.

Solo per un omicidio è stata emessa una condanna per tale Radosta Emanuele. Evaso e riacciuffato.

Ricordo poco caro Manfredi di cosa voglia dire subire un omicidio di mafia. Non ho ancora avuto piena cognizione di quello che è successo. Vorrei saperne di più, avrei voluto essere presente ai processi, guardare negli occhi quel povero cagnolino che ha eseguito l’ordine.

Vorrei rendermi conto di com’era prima la Sicilia e di com’è adesso.

Forse tra poveri illusi, io e lei ancora possiamo capirci. Perché ancora tutti e due crediamo in una giustizia che ancora non è matura, che ancora fa distinzioni e che ancora assicura impunità agli amici di coloro che hanno le mani sporche del suo e del mio sangue. Suo padre lottava per il bene di un isola ed è stato ucciso. I miei morti lottavano per il bene proprio e per quello della propria famiglia. E sono stati uccisi.

Io non so se è normale che un pagina così importante della Sicilia ma anche dell’Italia tutta, riaffiori solo tramite un film. Mi chiedo se non sia un compito, anzi un obbligo per ogni maledetto siciliano far si che quello che è successo rimanga vivo, che diventi monito per le generazioni successive. Chi parlerà a coloro che sono appena nati di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino? Lei? E dopo di Lei?

No, io se devo continuare a vivere in questa terra non posso tollerare che piano piano cali il sipario su uomini di cui il solo pensiero mi dà i brividi, uomini che stimo e ammiro più di ogni altro. So che questo è anche e soprattutto il suo pensiero. C’è bisogno di un nuovo movimento di opinione che parta dalle scuole, dai centri nevralgici dello stato, perché dimenticare quello che è successo è regalare la vittoria a quella mafia che suo padre ha combattuto cosciente e deciso. Non sono idee, sono proposte. Da chi evidentemente si rende disponibile a dare il suo contributo. Una tale scia di sangue che parte dai primi anni 80 oggi rimane quasi nascosta in imbarazzo. Io le confesso che non ricordavo tutti questi morti. Avevo dimenticato e forse mai saputo che tutte quelle persone avevano lottato e avevano dato la vita contro una logica che era divenuta oggettiva.

Nascosta con imbarazzo perchè, specialmente in questo periodo è molto difficile parlare di rapporti tra mafia stato, facendolo si diventa comunisti tutto d’un tratto, si viene screditati e si perde valore. Dichiarazioni e smentite e tutto finisce.

Ho seguito la carovana antimafia, ho parlato da un palco con la sorella di suo padre, ho letto le sue dichiarazioni. Conosco il vostro lavoro. Forse oggi non basta più.

Questa è una lettera di rabbia contro me stesso, contro tutti i siciliani, perché non sopporto più quello sguardo indifferente, quel modo di fare, quell’omertà che potrebbe chiamarsi sicilianità. Perdoni la mia irruenza.

Con affetto e stima e fraterno dolore,
nella speranza di incontrarla presto.

venerdì 9 febbraio 2007

Dico io, mettetevi il cuore in Pacs


Confronti tra argomentazioni:

Argomentazioni del disegno di legge sui Dico:

"Due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela in linea retta, adozione, affiliazione, tutela, curate o amministrazione di sostegno, sono titolari dei diritti e delle facoltà stabiliti dalla presente legge".

La convivenza. Si legge nel testo che la convivenza "è provata dalle risultanze anagrafiche". La dichiarazione può avvenire contestualmente, ma nel caso ciò non avvenga "il convivente che l'ha resa ha l'onere di darne comunicazioni mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento all'altro convivente".

Gli esclusi. Non possono accedere ai diritti regolati dalla legge i condannati per "omicidio consumato o tentato sul coniuge dell'altra o sulla persona con la quale l'altra conviveva" o anche che "sia stata rinviata a giudizio" per lo stesso reato. Escluse anche le persone "legate da rapporti contrattuali, anche lavorativi, che comportino necessariamente l'abitare in comune". Ovviamente per una falsa dichiarazione di convenienza è prevista una pena: da uno a tre anni di carcere e una multa da 3 mila a 10 mila euro.

La malattia. "Le strutture ospedaliere e di assistenza pubbliche e private regolano l'esercizio del diritto di accesso del convivente per fini di visita e di assistenza nel caso di malattia o ricovero dell'altro convivente". Questo si legge nel capitolo "assistenza per malattia o ricovero" della legge sulle unioni di fatto.

Secondo il testo in discussione al Cdm "ciascun convivente può designare l'altro suo rappresentante: a) in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, al fine di concorrere alle decisioni in materia di salute, nei limiti previsti dalle disposizioni vigente; b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione degli organi, la modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie". Questa designazione "è effettuata mediante atto scritto e autografo. In caso di impossibilità di redigerlo viene formato un processo verbale alla presenza di tre testimoni, che lo sottoscrivono".

Case popolari. Le Regioni "tengono conto della convivenza ai fini dell'assegnazione di alloggi di edilizia popolare o residenziale pubblica". In buona sostanza, le Regioni dovranno tener conto nelle graduatorie per le case popolari anche dei conviventi registrati.

Contratto di affitto. "In caso di morte di uno dei conviventi che sia conduttore del contratto di locazione della comune abitazione, l'altro convivente può succedergli nel contratto, purché la convivenza perduri da almeno tre anni ovvero vi siano figli comuni". Questa disposizione, si legge ancora, "si applica anche nel caso di cessazione della convivenza nei confronti del convivente che intenda subentrare nel rapporto di locazione".

Tutele sul lavoro. "La legge e i contratti collettivi disciplinano i trasferimenti e le assegnazioni di sede dei conviventi dipendenti pubblici e privati al fine di agevolare il mantenimento della comune residenza, prevedendo tra i requisiti per l'accesso al beneficio una durata almeno triennale della convivenza". Il ddl sulle unioni di fatto, specifica come "il convivente che abbia prestato attività lavorativa continuativa nell'impresa di cui sia titolare, l'altro convivente può chiedere, salvo che l'attività medesima si basi su di un diverso rapporto, il riconoscimento della partecipazione agli utili d'impresa, in proporzione all'apporto fornito".

Eredità. "Trascorsi nove anni dall'inizio della convivenza il convivente concorre alla successione legittima dell'altro convivente", avendo diritto "a un terzo dell'eredità se alla successione concorre un solo figlio e ad un quarto se due o più figli". In particolare il ddl prevede che "in caso di concorso con ascendenti legittimi o con fratelli e sorelle anche se unilaterali al convivente è devoluta la metà dell'eredità". Se non ci sono figli o di fratelli e sorelle "al convivente si devolvono i due terzi dell'eredità", mentre "in assenza di altri parenti entro il terzo grado in linea collaterale, l'intera eredità". La legge specifica poi, dal punto di vista fiscale, che "quando i beni ereditari di un convivente vengono devoluti all'altro convivente l'aliquota sul valore complessivo netto dei beni è stabilita nella misura del 5% sul valore complessivo netto eccedente i 100 mila euro".

Gli alimenti. "Nell'ipotesi in cui uno dei due conviventi versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento, l'altro convivente è tenuto a prestare gli alimenti oltre la cessazione della convivenza, purchè perdurante da almeno tre anni, con precedenza sugli altri obbligati, per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza". L'obbligo di versare gli alimenti, si legge ancora, "cessa qualora l'avente diritto contragga matrimonio o inizi una nuova convivenza" registrata all'anagrafe.

Riconosciute coppie in essere. "Entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, può essere fornita la prova di una data di inizio della convivenza anteriore a quella delle certificazioni" registrate all'anagrafe. Nello stesso articolo, il 13, del ddl si specifica che la registrazione di una convivenza fa cessare "i diritti patrimoniali, successori o previdenziali e le agevolazioni previste" per i divorziati. Ovviamente gli stessi diritti riconosciuti dalla legge ai conviventi cessano se uno degli ex conviventi si sposa.

Reversibilità. "In sede di riordino della normativa previdenziale e pensionistica, la legge disciplina i trattamenti da attribuire al convivente, stabilendo un requisito di durata minima della convivenza, commisurando le prestazioni alla durata della medesima e tenendo conto delle condizioni economiche e patrimoniali del convivente superstite". Così il disegno di legge approvato dal governo su "diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi".

Argomentazioni della Chiesa:

Il Papa si dice "preoccupato" per le leggi riguardanti questioni molto delicate come la trasmissione e la difesa della vita, la malattia, l'identità della famiglia e il rispetto del matrimonio"

Radiovaticana denuncia: "Scalfisce l'istituto del matrimonio". Il Dico vuole istituzionalizzare le convivenze sessuate: per questo appare alternativo rispetto al matrimonio".

I vescovi accusano: "Una minaccia per la società".

L'Osservatore Romano spara: "Ferita la famiglia".

Agenzia di stampa dei Vescovi: "I cosiddetti 'Dico' appaiono destinati a produrre sul cruciale piano delle politiche sociali e di solidarietà problemi più gravi di quelli che si ci si ripromette di affrontare". "Il testo normativo a proposito dei "diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi" minaccia, infatti, di incidere pesantemente - per intenzioni palesi e per conseguenze prevedibili - sul futuro della nostra società nazionale sia dal punto di vista giuridico, sia a livello culturale e di costume sia, infine, nella concreta ricaduta sulla vita delle famiglie italiane".

A voi la parola, sottolineando che i vertici della Chiesa non hanno affrontato nemmeno un punto del DDL, ammesso che lo abbiano letto. Come si fa a discutere con gente che argomenta con con il nulla? Fatti contro fumo. Dare dei diritti a chi non li ha non vuol dire toglierne ad altri.

lunedì 5 febbraio 2007

Monumenti alla legalità


Non me ne voglia l'uomo d'onore Cuffaro. Nonostante la sua grande credibilità nel campo della lotta alla mafia, io ho pescato altrove. E' chiaro che io gli credo quando urla che la mafia gli fa schifo. E credo anche che tutti i mafiosi che ha frequentato siano stati scambiati per persone oneste. Succede. Io ho altri paladini della legalità però. Ho altri punti di riferimento. Ho altri eroi. Eroi poveri si intende, senza spade e senza mantelli, senza tesori e senza armi. Non hanno auto blu nè scorte, li trovi a lavoro, al supermercato, ovunque. Sono due persone che hanno visto nel giro di otto mesi venir meno delle certezze, dei punti fermi delle loro esistenze. Una è mia madre, Antonella Borsellino, l'altro è suo fratello, mio zio Pasquale Borsellino. Io sono una persona privilegiata. Sono due esempi di vita e mi si perdoni la frase usurata. Io voglio farvi conoscere quella che secondo me è la parte più bella di una tragedia orribile. Il riscatto di due persone che la mafia credeva aver zittito. Due persone che si alzano in piedi per dire, con compostezza, con stile, che la mafia non li ha sconfitti, li ha resi più forti, con le idee più chiare. Li ha colpiti, duramente anche, ma non li ha finiti. Sono riuscito prima a recuperare e poi a caricare su internet il video di una puntata del 1993 de "Il Rosso e il Nero" di Michele Santoro. Era passato un anno dal piombo. Non serve dire altra parola. Voglio che guardiate nei loro occhi per capire la forza imbarazzante che possiedono. Credo che da loro la mafia sia stata sconfitta. Un omicidio serve sì per eliminare una persona scomoda, ma serve anche per chudere occhi, orecchie e bocca a tanti altri. Hanno miseramente fallito.

P.S. Santoro è un comunista, Santoro è un provocatore, un'arrogante e un fazioso. Santoro è il peggio della Rai. Santoro però è anche l'unica persona che ci ha dato voce per parlare all'Italia intera. Ha fatto sì che una tragedia privata divenisse simbolo di riscatto non di un singolo paesello ma di una terra. Perchè è l'Italia intera a dover essere orgogliosa di persone come queste.

Il video su Youtube diviso in due parti: Parte 1
Parte 2

venerdì 2 febbraio 2007

Il Grande Fratello è un giudice giusto


Purtroppo non guardo il Grande Fratello. Ma non come 9 italiani su 10 che dice di non guardarlo per puro snobismo (di solito gli specialisti siamo noi di sinistra) e poi sa tutto, più degli autori stessi. Io non lo guardo per davvero. Ma non perchè è immorale, stupido e deviante. Ma và! Solo perchè non ho tempo, e non perchè sono una star ma perchè studio. Quindi lo guarderei pure. Il problema della tv non è che ci sono troppi reality, è che non c'è altro. Oggi un mio amico mi ha scritto che un concorrente della settima edizione del reality, Raniero Monaco di Lapio, è stato condannato in primo grado ad un anno di reclusione per lesioni, per fatti risalenti all'estate del 2003.
SCANDALO!!! Un fuorilegge in tv, a farsi ammirare e farsi emulare dai nostri bambini prodigio indifesi? E' inaccettabile, qualcuno faccia qualcosa, qualcuno del governo magari, non so, ma qualcuno si muova, deve aver pensato qualche mamma preoccupata. Tutti i più grandi esperti italiani di etica e moralismo hanno, in coro, tuonato: "non può un pregiudicato giocare in tv, creando un precedente ed un esempio pericoloso di impunità". Faccio un reato, non vado in galera, ma al Grande Fratello. Visione legittima delle cose. Potrebbe essere deviante potrebbe non esserlo. Invece io sono, oltre che un fan di Raniero, anche il suo avvocato d'ufficio. E porgo alla Corte una domanda semplice: come mai tanto scalpore per il mio assistito, un ragazzino condannato per una scazzotata, e nessun rilievo per i 25 condannati in via definitiva che siedono in parlamento, che, se si aggiungono ai “diversamente onesti”, e cioè quelle gli indagati, gli imputati, i condannati in primo o secondo grado, i miracolati dalla prescrizione o dalle varie leggi-canaglia, raggiungono 82 unità, quasi il 10 per cento dell’intero Parlamento. Se ne parlassero al telegiornale sarebbe più deviante del Grande Fratello con il pregiudicato, ecco perchè non se ne parla mai.
Secondo gli scandalizzati italiani quindi, se sei condannato non puoi stare nella casa del Grande Fratello ma puoi sedere in Parlamento, fare le leggi, votarle e rappresentare il popolo italiano? Signori, è di questo che si sta occupando in questi giorni l'informazione italiana.
Io chiedo l'assoluzione morale del mio assistito, chiedo che venga lasciato concorrere nella casa e chiedo altresì che se lo stesso risulterà il vincitore finale della settima edizione del Grande Fratello abbia diritto ad una candidatura alle prossime elezioni politche nelle liste di Forza Italia, An o Udc, i partiti che detengono lo scettro dei diversamente onesti, rispettivamente con 29, 14 e 10 unità. Eh lo so, l'Udc perde colpi ultimamente, non sono stati capaci di sostituire la figura di Andreotti. Adesso si limitano a qualche corruzione e a qualche favoreggiamento o concorso esterno in associazione mafiosa. Mai ai livelli del Padrino Giulio. Non ci sono più gli esempi di una volta.

Spero la Corte sia ragionevole e accolga le nostre semplici richieste.

Con fiducia nella giustizia,
Avv. Calasanzio

P.S. Ricordo alla Corte che il Grande Fratello ha giustamente deliberato alle ore 22.00 del 1/02/07 che "Per infliggere una punizione è necessario che la colpa sia certa. Un tribunale ha emesso il verdetto di colpevolezza, ma di primo grado perciò non definitivo. Nel nostro paese una persona rimane innocente finchè non è emessa una condanna definitiva, perciò Grande Fratello ha deciso che puoi rimanere, almeno per ora nella Casa del Gf"