
Fino a tre mesi fa avevo le idee così chiare che se al posto di Bertinotti o Rutelli avessero mandato me ai dibattiti televisivi con Silvio&C avremmo vinto con il 60%. Con gli uomini giusti si può fare un programma di governo in due pagine: mettiamo come priorità GIUSTIZIA, LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE, LIBERALIZZAZIONI. Dalla risoluzione di questi punti scaturiscono miliardi di euro per le casse dello stato e per i servizi (scuole, sanità, sicurezza) e la logica conseguenza che chi sbaglia nel piu’ breve tempo possibile finisce in galera. Ho votato con il sangue la coalizione di centrosinistra per due ragioni principali: mandare subito a casa Silvio Berlusconi e la ciurmaglia indegna di personaggi affiliati, e, subordinatamente, perché mi fidavo di quella coalizione che dopo l’esperienza del 96 credevo piu’ matura, determinata e DIVERSA, e in grado di risolvere i tre punti sopra citati. Prodi mi sembrava un leader, forse non carismatico ma reale. Ho votato per la lista dell’Ulivo alla camera nonostante le liste chiuse contenessero in Sicilia nomi vecchi e stravecchi (per la serie facciamo spazio ai giovani e non garantiamo i veterani inconcludenti). Alcuni analisti scrivono che l’impronta di un governo si decifra nei primi 100 giorni. Hanno ragione. Perché in 100 giorni c’è tutto il tempo di dare almeno un segnale di discontinuità, che era ciò che gli italiani chiedevano. Dopo il piu’ illustre Scalfari, devo ammettere anch’io che questo segnale non c’è stato, e a parte alcuni personaggi come Bersani, Di Pietro, Lanzillotta, Bianchi e Ferrero, tutto è rimasto identico al regime Berlusconiano, sia nei toni che nei fatti. Addio sogni spagnoli, addio Zapatero. Non escludo che il ridotto margine al Senato abbia provocato un ridimensionamento dei progetti, ma noi abbiamo votato a sinistra per qualcosa di diverso, e se ciò non è possibile torniamo a votare, non vogliamo compromessi già vissuti e stravissuti. Ricordo benissimo che in un precedente post scrivevo che al di là delle capacità di Prodi, sul mio voto avrebbe influito al 90% il fattore giustizia: voto un uomo diverso da Berlusconi che non ha la fedina penale di un pluriprocessato. Parola chiave GIUSTIZIA. Giustizia senza se e senza ma. Un governo intransigente, rigoroso e deciso, comunque vada, merita il favore di bel oltre il 50% del paese. Gli italiani erano stanchi di Tangentopoli, Parmalat, e Cirio. Volevano un governo che controllasse e proteggesse. E non è ironico il mio titolo. Sarei felice che il governo cadesse sul paventato INDULTO piuttosto che sul rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan. Credo che oggi o domani andrà in aula un provvedimento che ha del vergognoso, e su cui nessun segretario dei partiti dell’Unione, a parte Di Pietro, ha proferito parola. Dove sono finiti i combattivi Fassino, D’Alema, che si dicevano baluardi della giustizia? Basta solamente dire che sarà votato compatto da Forza Italia. E se un provvedimento di giustizia è votato da Forza Italia io mi preoccupo. Disegno di legge chiamato indulto, che merita qualche chiarimento: SCONTO DI PENA DI 3 ANNI A TUTTI I CONDANNATI PRIMA DEL 2006, ESCLUSI I CONDANNATI PER REATI GRAVI (PEDOFILIA, VIOLENZA SESSUALE, TERRORISMO INTERNO ED INTERNAZIONALE E REATI MAFIOSI). Ma i reati finanziari, i reati di corruzione, di falso, di corruzione e concussione dei confronti della pubblica amministrazione, non sono considerati gravi? Giusto per rendere limpide le acque, il primo a beneficiarne sarebbe Cesare Previti, condannato a 5 anni di domiciliari, che con questo sconto triennale sconterebbe i restanti due in comunità di recupero e affini. L’unico a dissociarsi da questo silenzio assordante e misero è stato Antonio Di Pietro, che mai sulle questioni della giustizia si è fatto tirare in mezzo. Per questo è stato relegato alle infrastrutture e non alla giustizia. Hanno mandato Mastella, uno a cui io non darei neanche le chiavi della macchina per parcheggiarla. Illustre Di Pietro, lei hai detto che si trova in mezzo ad una scelta difficile: da una parte valori di una vita, e dall’altra le responsabilità di governo. Di Pietro, non scenda a compromessi sulla giustizia: lei è l’unico ministro sulle cui doti morali ed etiche nessuno, tranne Casini (quindi nessuno) può permettersi di avere dubbi. A scanso di equivoci di appartenenza, io non ho mai votato (fino ad ora) L’Italia dei Valori. Il sig.Di Pietro ha passato tutta la vita a perseguire soprattutto questi furbetti che con i soldi degli altri hanno fatto fortuna. Ha scatenato Tangentopoli e ha posto fine ad un’era politica. E’ un eroe non meno di coloro i quali sono morti per la giustizia. Giustamente non si sente moralmente disponibile a votare una simile schifezza. E ha tutti i diritti per non farlo.Destra e Sinistra la pensano in maniera identica sulla giustizia: Berlusconi aveva detto che era morale evadere le tasse, e per questo è stato travolto dalle polemiche. La sinistra voterà un provvedimento che sconterà le pene di coloro i quali hanno truffato e rubato e non pagato le tasse. Cosa cambia sostanzialmente? A queste condizioni io personalmente non ci sto, meglio cadere e andare a votare che essere dalla parte di chi premia chi ha sbagliato sulle spalle dei cittadini.


